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Trascrizione · Paul Graham: 10 Lezioni da Disimparare per un Giovane Imprenditore · di Paul Graham

Copertina di Paul Graham: 10 Lezioni da Disimparare per un Giovane Imprenditore

Paul Graham: 10 Lezioni da Disimparare per un Giovane Imprenditore

di Paul Graham

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01 Intro

Marco

Bene, oggi continuiamo con la lettura degli essay di Paul Graham. Ne abbiamo fatti già due in passato, Come fare un grande lavoro e Come fare ciò che ami. E oggi continuiamo con la nostra lettura. Ci piacerebbe ogni mese leggere tutti gli essay, due o tre, finché non li finiamo tutti. Se sei nuovo a questo progetto, io mi chiamo Marco, lui è Francesco, è mio fratello, e ogni mese ci immergiamo in una storia, un saggio, una biografia di qualcuno che secondo noi ha fatto un lavoro eccellente nella propria vita e cerchiamo di condividere riflessioni, principi, idee che noi possiamo utilizzare nella nostra vita e speriamo che ti possano essere utili anche a te, soprattutto nel tuo lavoro.

Bene, cominciamo. Allora, io comincerei da questo saggio che è stato pubblicato recentemente, cioè recentemente rispetto agli altri recentemente, nel dicembre 2019, che si intitola Lezioni da disimparare.

02 Le lezioni da disimparare

Marco

Quindi, quali sono le lezioni, le cose più dannose che un giovane studente o comunque una persona giovane impara e che poi diventano dannose per il suo futuro, in questo caso per chi fa startup e per chi comincia qualcosa da zero.

Allora, Paul apre questo saggio dicendo che la cosa più dannosa che si impara a scuola non è qualcosa che si impara in una materia specifica, ma è imparare a prendere buoni voti. "Quando ero all'università", Paul scrive, "uno studente di filosofia mi disse che non era importante il voto, ma quello che aveva appreso nella materia." E scrive: "Questo mi è rimasto impresso perché è stata l'unica volta che ho sentito qualcuno dire una cosa del genere." Ovvero, la cosa più importante a scuola, naturalmente, è prendere un bel voto. Non è imparare il più possibile in quello che stai studiando. E Paul poi scrive: "In teoria gli esami sono semplicemente ciò che il nome implica, valutazioni di ciò che si è appreso in classe. In teoria non ci si dovrebbe preparare per un esame in classe più di quanto ci si debba preparare per un esame del sangue. In teoria si impara partecipando al corso, frequentando le lezioni e svolgendo letture o i compiti, e l'esame che viene dopo misura solamente quello che si è imparato."

03 È un male che l'apprendimento sia confuso con i voti?

Francesco

Quindi la domanda che poi si fa è: è così male se l'apprendimento che facciamo a scuola o all'università sia così confuso con i voti? E lui risponde: "Sì, è un male. E solo dopo decenni, dopo l'università, me ne sono reso davvero conto." Perché il problema principale è che la maggior parte degli esami non si avvicina minimamente all'apprendimento vero e proprio.

04 L'esperimento sulla storia medievale

Marco

Infatti qua scrive: "Facciamo un esperimento, prendiamo un esame di storia medievale. Supponiamo che stiate seguendo un corso di storia medievale e che l'esame finale sia alle porte. L'esame finale dovrebbe essere una prova della vostra conoscenza della storia medievale, giusto?" Perfetto. Quindi, se avete un paio di giorni di tempo prima dell'esame o state studiando per l'esame, qual è la cosa migliore da fare? È leggere il più possibile sulla storia medievale. Leggere più libri possibili, leggere qualsiasi cosa per capire il più possibile della storia, sulla storia medievale. Logico, giusto? Ma la risposta giusta o sbagliata? È giusta ma è sbagliata nel contesto scolastico.

E qua scrive: "No, no, no, si dicono gli studenti esperti, se vi limitaste a leggere buoni libri di storia medievale, la maggior parte delle cose che avete imparato non sarebbero all'esame. Non sono i buoni libri che dovete leggere, ma gli appunti delle lezioni e le letture assegnate in questo corso." Ora, proviamo a pensare. Se l'esame finale di storia medievale, invece di essere un test scritto con domande standardizzate, fosse invece una lunga conversazione col professore, allora il modo migliore per prepararsi tornerebbe ad essere leggere i libri migliori sulla storia medievale. Perché? Perché in una conversazione di un'ora non si può barare. Non c'è un test a crocette, cioè non c'è... non puoi dire solamente quello che il professore ha spiegato.

Però questo non si può fare. Non si può fare perché se ci sono 25, 200 studenti non puoi avere 200 conversazioni. E quindi cosa succede? Esiste un sistema, c'è un test uguale per tutti, un test standardizzato per valutare se lo studente ha capito oppure no. Quindi questa scelta organizzativa di creare un test standardizzato poi lo definisce come la causa principale di quella che lui chiama hackerabilità, quindi hackerare un test. Hackerare un test vuol dire, uno, copiare, ma anche sapere esattamente quello che tu devi studiare per poi prendere un bel voto all'esame.

Quindi la cosa finale, la cosa più importante è prendere un bel voto. Come faccio io a prendere un bel voto su questo esame? Beh, torno indietro e lo cerco di hackerare. Quindi uno, posso copiare. Due, se non riesco a copiare, oppure copio ma posso fare un'altra cosa invece, studi esattamente quello che il professore ha spiegato, perché quello sarà sicuramente all'esame.

Francesco

O anche il fatto di avere gli esami vecchi.

Marco

Esatto, che puoi andare a riguardare, questo è un altro tipo di hackerabilità.

Francesco

Quindi il problema di questa hackerabilità, Paul scrive: "Se i voti fossero solo un modo per gli insegnanti di dire agli studenti cosa stanno facendo di buono e di sbagliato, come un allenatore che dà consigli ad un atleta, gli studenti non sarebbero tentati di barare", quindi di copiare, quello che abbiamo detto prima.

Marco

Paul scrive: "E non si possono biasimare gli studenti se scelgono i voti. Tutti li giudicano in base ai loro voti: i programmi di laurea, i datori di lavoro, le borse di studio, persino i loro stessi genitori."

Francesco

Cioè, comunque il futuro in generale, dall'ammissione all'università a entrare a un master o a qualsiasi altra cosa, alla fine è solo la media che conta.

Marco

E chiunque si preoccupi di ottenere buoni voti deve giocare a questo gioco o sarà superato da chi lo fa. E nelle università d'élite questo significa quasi tutti, perché chi non si preoccupa di ottenere buoni voti probabilmente non sarebbe lì. Il risultato è che gli studenti competono per massimizzare la differenza tra imparare e ottenere buoni voti. Quindi non si può né biasimare gli studenti, ma neanche biasimare gli insegnanti. Perché qua scrive: "Non si possono incolpare gli insegnanti se i loro test sono aggirabili. Il loro compito è quello di insegnare, non di creare test non aggirabili. Il vero problema sono i voti, o più precisamente il fatto che i voti sono stati sovraccaricati di significato."

05 Perché il sistema educativo è dannoso per chi vuole intraprendere

Marco

E quindi la domanda è: perché questo è così dannoso per le persone quando finiscono i superiori, l'università, e vanno a lavorare, e in questo caso cominciano qualcosa da zero, cominciano una startup?

Francesco

E lui lo spiega. Perché? Però lo spiega in modo molto reale, perché appunto Paul ha fondato Y Combinator, che è l'acceleratore di startup più importante al mondo, e quindi lui, iniziando a lavorare appunto con diversi founders, si è reso conto di questo problema.

Marco

La cosa peggiore che il sistema educativo fa è prepararvi a credere che il modo per vincere sia quello di superare, aggirandoli, dei test scadenti. Questo è un problema molto più subdolo, che non ho riconosciuto finché non l'ho visto accadere ad altre persone. Quando ho iniziato a fare da consulente ai fondatori di startup di Y Combinator, soprattutto a quelli giovani, sono rimasto perplesso dal modo in cui sembravano sempre complicare eccessivamente le cose. "Come si fa", chiedevano, "a raccogliere fondi? Qual è il trucco per far sì che i venture capitalist vogliano investire in voi?" La mia risposta era molto semplice. Il modo migliore per far sì che i VC vogliano investire in voi, spiegavo, è quello di essere effettivamente un buon investimento.

Anche se riusciste a convincere i VC a investire in una startup scarsa, ingannereste anche voi stessi. State investendo tempo nella stessa azienda in cui chiedete loro di investire denaro. Se non è un buon investimento, perché lo fate? E loro continuavano: "Ok, va bene, ma cosa rende una startup un buon investimento?" La crescita, rispondeva Paul. Idealmente in fatturato, ma anche di utenti. Devi ottenere molti utenti.

06 Come si ottengono davvero molti utenti

Marco

E loro chiedevano: "Ok, come si fa a ottenere molti utenti?" Magari un lancio in grande stile che dia visibilità, persone influenti che parlino di noi, lanciare di martedì, sì sì, perché è il giorno in cui si ottiene maggiore attenzione.

Francesco

No, spiegavo, non è così che si ottengono molti utenti. Il modo in cui si ottengono molti utenti è quello di rendere il prodotto davvero fantastico. In questo modo le persone non solo lo useranno, ma lo consiglieranno ai loro amici, per cui la crescita sarà esponenziale una volta avviata.

Marco

Devono creare una buona azienda realizzando un buon prodotto. E poi scrive: "La loro reazione era simile a quella che molti fisici devono aver avuto quando hanno sentito parlare per la prima volta della teoria della relatività: un misto di stupore per la sua apparente genialità, unito al sospetto che qualcosa di così strano non potesse essere giusto." Ok, dicevano doverosamente, "ma potrebbe presentarci questa o quella persona influente? E ricordate, vogliamo lanciare di martedì." Quindi non riuscivano a credere che la risposta fosse così semplice. E questo perché? Perché per tutta la vita... sono stati abituati in un altro modo. Tutti noi siamo stati abituati a hackerare dei test.

Hackerare dei test, quindi cercare una scorciatoia, che sia il copiare o che sia cercare delle risposte giuste. Cioè quando, come ho detto prima, un test standardizzato ha già delle risposte che io posso andare a prendere, quindi cerco le risposte giuste. Ma in questo caso, quando si fa una startup oppure quando si disegna la propria vita, non c'è un modo per hackerare. Cioè è così semplice: creare un buon prodotto che gli utenti vogliono. È molto semplice, ma sembra una domanda, sembra una cosa così difficile da capire, perché pensiamo sempre: ma come possiamo hackerare? Qual è la scorciatoia? Ed è questa la cosa più dannosa che ci portiamo dietro.

Francesco

Ci sono sicuramente grandi porzioni di mondo in cui il modo per vincere è quello di aggirare il test. Questo fenomeno non è limitato alle scuole. Alcuni, per ideologia o per ignoranza, sostengono che questo sia vero anche per le startup, ma non è così. In effetti, una delle cose più sorprendenti delle startup è il livello di successo che si ottiene semplicemente facendo un buon lavoro. Ci sono casi limite, come in ogni cosa, ma in generale si vince conquistando gli utenti, e ciò che interessa agli utenti è se il prodotto fa ciò che vogliono.

Marco

Ed è l'unica cosa che conta, sono gli utenti. E quindi tu non puoi aggirare gli utenti. Loro decidono, non c'è un test che devi fare. E poi Paul scrive: "Perché mi c'è voluto così tanto tempo per capire perché i fondatori hanno reso le startup troppo complicate?

07 Perché i fondatori rendono le startup troppo complicate

Marco

Perché non mi ero reso conto esplicitamente che le scuole ci insegnano a vincere hackerando i test sbagliati. E non solo loro, ma anche io. Anche io ero stato addestrato a superare i test sbagliati e non me ne sono reso conto fino a decenni dopo.

08 Perché Paul odia le grandi aziende

Marco

Avevo vissuto come se me ne fossi reso conto, ma senza sapere il perché."

Ad esempio, Paul odia le grandi aziende. "Ma se mi aveste chiesto il perché, vi avrei risposto che erano... che erano fasulle, troppo burocratiche. O semplicemente che facevano schifo. Non ho mai capito quanto la mia avversione per le grandi aziende fosse dovuta al fatto che si vince superando i test scadenti. Il fatto che i test non fossero hackerabili era molto di ciò che mi attraeva nelle startup, ma ancora una volta non l'avevo veramente capito."

Francesco

Quindi il punto è sempre lo stesso, il fatto che per le startup non c'è un percorso delineato: fai punto A, punto B, punto C, boom, sei arrivato.

09 La differenza tra test scadenti e test buoni

Francesco

Non esiste, ciò che invece esiste appunto nelle grandi corporation. Quindi vuoi arrivare a fare quella posizione, devi avere top media, top master, devi aver fatto quell'esperienza lì, quindi è un percorso che tecnicamente sai già cosa devi fare, quindi è più hackerabile rispetto a qualcosa che non hai la minima idea da dove devi partire.

Marco

Però lui fa una distinzione tra test scadenti e test non scadenti. Quindi i test scadenti sono hackerabili perché sono imposti dall'autorità. Quindi l'autorità di per sé è un essere umano. Quindi basta che capisco cosa quell'essere umano vuole veramente, torno indietro... e sei arrivato. Torno indietro, capisco cosa quella persona vuole e lo hackero. I test non scadenti sono quelli che non sono imposti dall'autorità, quindi una startup: tu puoi creare, l'unica cosa è creare un buon prodotto.

Francesco

Cioè il test è dato dal pubblico, non da una sola persona.

Marco

Esatto.

Francesco

Quindi è molto, anzi, impossibile hackerarlo.

10 La domanda per classificare i tipi di lavoro che vuoi fare

Marco

Lui fa un esempio, soprattutto in America, che ci sono le università d'élite, Stanford, Harvard, Princeton, tutte queste università qua. E molti studenti si allenano anni e anni, studiano anni e anni, tutta una vita, solo per entrare nell'università. Ora quel test, imposto da 10-15 persone, ci sono 10-15 persone nel comitato, è hackerabilissimo. Quelle persone vogliono che io sia un bravo musicista, che abbia tot ore di volontariato, tot questo, tutto questo: torno indietro, faccio tutte queste cose e lo hackero. Ma in una startup che tu stai creando non puoi fare tutte queste cose, non c'è una linea predefinita.

La cosa che mi ha colpito di più di questo essay è questo: "Invece di guardare a tutti i diversi tipi di lavoro che le persone svolgono e di considerarli vagamente come più o meno attraenti, ora si può porre una domanda molto specifica che li classificherà in modo interessante. Fino a che punto in questo tipo di lavoro si vince hackerando dei test scadenti? Sarebbe utile che ci fosse un modo per riconoscere rapidamente i test inadeguati. C'è uno schema qui? Si scopre che c'è. E i test possono essere divisi in due tipi, quelli imposti dall'autorità e quelli che non lo sono", come abbiamo già detto. Ovvero, il test è... questo test è hackerabile? Sì, perché è imposto dall'autorità. No, perché non è imposto dall'autorità.

Quindi se io guardo tutti i tipi di lavoro che io voglio fare nella mia vita, e pensiamo a disegnare la propria vita, io guardo quel tipo di lavoro, quindi invece di dire quel tipo di lavoro mi piace, sì o no, oppure è attraente, sì o no, la domanda interessante che Paul fa è: magari mi devo chiedere, in quel tipo di lavoro si vince hackerando dei test scadenti?

11 Hackerare i test scadenti

Marco

Ed è così che io veramente voglio passare il resto della mia vita? E questa è una domanda che io non ci ho mai pensato. Però io ho pensato: beh, se io lavoro in una grande corporation naturalmente riuscirò a guadagnare tanti soldi, invece di fare una cosa come può essere una cosa che ha fatto Paul, che ha funzionato per lui, magari non funzionerà per me. Quindi scalare la corporate ladder oppure fare qualcosa dove alla fine si devono aggirare, hackerare dei test scadenti è il modo per fare tanti soldi.

E qua scrive: "Sospetto che molte persone diano implicitamente per scontato che lavorare in un campo con test scadenti sia il prezzo per fare molti soldi, ma questo, ve lo dico, è falso. Una volta era vero. A metà del XX secolo, quando l'economia era composta da oligopoli, l'unico modo per arrivare in cima era fare il loro gioco. Ma ora non è più così. Ora ci sono modi per arricchirsi facendo un buon lavoro. E questo è uno dei motivi per cui le persone sono molto più entusiaste di arricchirsi rispetto al passato. Quando ero bambino potevi diventare un ingegnere o creare cose fantastiche, oppure fare un sacco di soldi diventando un dirigente. Ora si possono fare molti soldi facendo cose belle", e ci sono tantissimi esempi di chi si è arricchito facendo cose non ordinarie.

Francesco

Quindi hackerare i test scadenti sta diventando meno importante.

Marco

E scrive: "Immaginate cosa accadrà quando sempre più persone inizieranno a chiedersi se vogliono vincere hackerando test scadenti e decideranno di non farlo. I tipi di lavoro in cui si vince solo così saranno affamati di talenti, mentre quelli in cui si vince facendo un buon lavoro vedranno l'afflusso delle persone più ambiziose."

12 Il prezzo del successo

Marco

E questo è anche interessante, perché nel mondo delle startup vedi persone ambiziose, persone diverse che non potranno mai lavorare in un altro ecosistema.

Francesco

Quindi nel finale si ritorna all'inizio, quindi il fatto che i percorsi formativi cambino, si evolvano per disabituarci da questa abitudine dell'hackerare il test. E scrive: "Immaginate come potrebbe essere il mondo se ciò accadesse. Questa non è solo una lezione da disimparare per le persone, ma anche per la società. E saremo stupiti dell'energia che si libererà quando lo faremo."

Il prossimo essay è La vita è breve.

13 La vita è breve

Francesco

E poi inizia a scrivere: "La vita è breve, come tutti sanno. Quando ero bambino ci pensavo spesso: la vita è davvero breve? O il problema principale sta nel fatto che a un certo punto finisce?" Così interessante. "Saremmo altrettanto propensi a pensare che la vita sia breve se fosse dieci volte più lunga?" Cioè, se noi sappiamo che la nostra vita, la longevità sarebbe di 300 anni, diremmo che sarebbe corta lo stesso? Perché siamo abituati a vivere a 300 anni. "Poiché non sembra esserci un modo per rispondere a questa domanda, semplicemente ho smesso di chiedermelo. Poi ho avuto dei figli e questo mi ha dato un modo di rispondere alla domanda, e la risposta è che la vita è davvero breve."

Però il punto è: va bene, ok, abbiamo capito che è breve, ma fa qualche differenza saperlo? "Per me, sì", scrive. "Significa che argomentazioni come 'la vita è troppo breve per x' hanno una grandissima forza." Non è solo un modo di dire per dire che la vita è troppo breve per qualcosa. "Non è solo un modo di dire fastidioso. Se vi trovate a pensare che la vita è troppo breve per qualcosa in particolare, dovreste cercare di eliminare quel qualcosa dalla vostra vita, se è possibile."

14 La vita è troppo breve per le cavolate

Marco

Quindi per me, ad esempio, la vita è troppo breve per le cavolate. Mi rendo conto che questa risposta è abbastanza tautologica. La definizione di cavolate è letteralmente cose per cui la vita è troppo breve. Eppure le cavolate hanno una specifica caratteristica: implicano falsità, sono l'equivalente del cibo spazzatura per le esperienze della vita. Se vi fermate a pensare a quali sono le cavolate in cui perdete il vostro tempo, probabilmente sapete già la risposta. E lui scrive: "Riunioni superflue, discussioni inutili, burocrazia, traffico nella città, i passatempi che creano dipendenza ma non danno soddisfazione."

Francesco

Cioè, il fatto che sei dipendente, però poi quando finisci lo sai che hai sprecato tutto il tempo. Sì, non ti danno nessuna soddisfazione. Comunque, queste cavolate sono appunto quelle cose che noi dobbiamo eliminare. Quindi, che ne so, la vita è troppo breve per mangiare schifezze tutto il giorno. Bene, allora le schifezze sono da eliminare.

Marco

Però poi scrive: "Ci sono due modi in cui questo genere di cose entra nella vostra vita: o vi viene imposto o vi frega." In parte questo qua è giusto, cioè ci tocca sopportare le cavolate che vi vengono imposte dalle circostanze. Dovete guadagnare soldi e questo richiede spesso che vi occupiate di commissioni varie. E poi scrive: "Chiaramente la legge della domanda e dell'offerta garantisce che più un certo tipo di lavoro è gratificante, meno la gente si farà pagare per farlo. Può darsi però che le cavolate che vi vengono imposte siano meno di quanto pensiate. C'è sempre stato un flusso di persone che sceglie di uscire dalla routine di default e decide di andare a vivere in un contesto dove le opportunità in senso convenzionale sono molto meno, ma la vita è più autentica."

Mi viene in mente, che ne so, andiamo nel Sud Italia, andiamo, che ne so, in Puglia, ok? Le opportunità in senso convenzionale sono molto di meno rispetto ad andare a Londra, New York, Milano. Ma lì magari la vita è più autentica, magari lì sei circondato dalla tua famiglia, o comunque le opportunità sono minori, ma la vita è più unica, è più autentica. E scrive: "Questo nel tempo potrebbe diventare più diffuso. Ma se decidete che per voi è più importante avere a che fare con poche cavolate rispetto ad altri fattori come il denaro e il prestigio, potete probabilmente trovare datori di lavoro che vi faranno perdere meno tempo."

15 Le tre domande per classificare i tipi di lavoro

Marco

Quindi in questo caso, guardando tutti i tipi di lavoro che io vorrei fare, mi posso chiedere: voglio fare questa cosa sapendo che vincerò hackerando test scadenti imposti da un altro essere umano? Ok, prima domanda. La seconda domanda che mi viene in mente ora è: mi piacerebbe fare questa cosa sapendo che dovrò subire o far parte di tante cavolate? Naturalmente non è che possiamo decidere sì o no, però sono delle buone domande che io mi continuo a chiedere.

Francesco

Proprio sulla questione dell'essere in grado di decidere o no, Paul fa questa riflessione che è molto interessante. Quindi: "Mentre c'è una certa quantità di cavolate che vi verrà inevitabilmente imposta, le cavolate che si insinuano nella vostra vita fregandovi non sono colpa di nessuno se non vostra.

16 Le cavolate che si insinuano nella tua vita

Francesco

E non solo, le cavolate che scegliete possono essere più difficili da eliminare rispetto a quelle che vi vengono imposte." È verissimo.

Marco

Ad esempio?

Francesco

Vabbè, può essere qualsiasi cosa, da usare i social media ogni giorno, al fumo, all'alcol. Quello non ti viene imposto da nessuno, l'hai deciso tu. Quindi appunto, sul mondo del lavoro, se sei costretto a farti 5 ore di riunione, che è una rottura di scatole enorme, lo devi fare e basta, però è molto più facile liberartene. Non del fatto di cambiare lavoro, però del fatto di dire: vabbè, questo posso anche non farlo. Mentre le altre cavolate sono cavolate che hai deciso tu e che di conseguenza hanno anche creato dipendenza.

Marco

Sì, diciamo che magari quando tu lavori in una grande corporation non è che puoi decidere: no, non faccio questo meeting di cinque ore.

Francesco

No, no, però sto dicendo per te, dal punto di vista soggettivo, è molto più facile dire: vabbè, questo non lo farei, non è necessario. Però dire: vabbè, dai, questa sigaretta non me la fumo, è molto più complicato.

17 Il criterio per capire le cose che contano

Francesco

"Uno dei criteri per riconoscere le cose che contano è quello di chiedersi se ci interesseranno anche in futuro. Le cose che non contano davvero di solito hanno un picco di importanza che è solo apparente, ed è così che ci fregano." Quindi appunto le cose che ci interessano hanno un interesse costante, altre cose che magari c'è l'interesse iniziale, quindi c'è questo picco di interesse che poi però sparisce.

Marco

Facciamo un esempio?

Francesco

"Le cose che contano non sono necessariamente quelle che la gente definirebbe importanti. Prendere un caffè con un buon amico conta, dopo non vi sentirete di aver perso tempo." Per esempio, ti piace praticare qualsiasi tipo di sport, è un interesse che hai nel tempo, voglio farlo ogni giorno, ma il fatto di andare all'Apple Store e comprarti un telefono nuovo, hai il picco all'inizio che sei super gasato, che magari la mattina ti svegli: "Oh wow, il telefono nuovo, fammelo usare", però poi nel tempo è normale, non c'è più quell'interesse iniziale, quindi c'è il picco di interesse quando vai a comprare l'iPhone, nei primi giorni quando ce l'hai, poi però svanisce perché diventa una cosa normale, non ti interessa realmente.

Marco

Quindi "uno dei criteri per riconoscere le cose che contano è quello di chiedersi se ci interesseranno anche in futuro. Le cose che non contano davvero di solito hanno un picco di importanza che è solo apparente. È così che ci fregano." Per questo lui cita le discussioni online. Perché? Sì, perché all'inizio voglia... hanno un picco di importanza, cioè così importante che io devo rispondere a questo qua, madonna... Che vuoi difenderti...

Francesco

Esatto! Poi in futuro... Però nel futuro non conta, è una cavolata assoluta! Cosa ti interessa? Che tizio 879 ti ha insultato sotto il video... Esatto!

Marco

Oppure quando hai una discussione a cena, ok? Cioè basta, ma non è che... quella cosa non è che conta, perché devi avere quella discussione a cena? Quindi le cose che non contano davvero hanno un picco di importanza in quella situazione, ma è solo apparente, perché nel futuro poi veramente quelle non contano veramente. Invece prendere un caffè con un amico, quel picco di importanza non è solo apparente, dura nel tempo.

18 La vita è breve, quindi non aspettare

Francesco

"Se la vita è breve, dobbiamo aspettarci che la sua brevità ci colga di sorpresa. Ed è proprio quello che succede. Si danno per scontate quelle cose che poi, all'improvviso, non ci sono più. Si pensa di poter sempre scrivere quel libro, o scalare quella montagna, o qualsiasi altra cosa. E a un certo punto ci si rende conto che la finestra di opportunità per fare quella cosa ormai, magicamente, si è chiusa."

Marco

"Il classico modo per evitare di essere colti di sorpresa da qualcosa è di esserne attivamente consapevoli." E secondo me questa è la cosa più importante, cioè essere consapevoli di qualcosa, che sia giusto o sbagliato. Magari quello che Paul scrive non è giusto sempre al 100%. Però almeno se sei consapevole dici: ah, che bella domanda. E magari quella domanda ti può aprire altri pensieri, altre idee.

E poi scrive: "Quando la vita era più precaria, le persone erano consapevoli della morte in un modo che oggi sembrerebbe quasi ridicolo. Non so, ma non mi sembra un'ottima soluzione quella di ricordarsi sempre, sempre del triste mietitore che aleggia sulle spalle di tutti. Forse la cosa migliore è guardare il problema dall'altra parte." Quindi imparare, questo è molto bello, "imparare ad essere impazienti per le cose che più desiderate fare." Io aggiungerei: imparare ad essere impazienti per le cose che contano veramente per noi. "Non aspettate a scalare quella montagna, a scrivere quel libro o ad andare a trovare vostra madre. Non c'è bisogno di ricordare continuamente a se stessi perché non si deve aspettare. Semplicemente non aspettate."

Francesco

"Mi vengono in mente altre due cose che si fanno quando si ha solo una quantità limitata di qualcosa: cercare di ottenerne di più e, ancora più importante, assaporare ogni momento quello che si ha. Entrambe le cose hanno senso in questo caso", quindi appunto per risolvere questo problema.

19 "È davvero così che voglio passare il mio tempo?"

Marco

Io aggiungerei qua una domanda, una riflessione che lui fa prima, che mi sono dimenticato, ovvero: dovremmo sempre guardare noi stessi da fuori e chiederci: è davvero così che voglio passare il mio tempo?

20 Le quattro domande per classificare i tipi di lavoro

Marco

Ora aggiungerei un'altra domanda guardando i vari tipi di lavoro, secondo me è molto interessante. Guardiamo tutti i tipi di lavoro di nuovo. Stiamo cercando di disegnare la nostra vita, cercando di trovare quello che può essere considerato il lavoro della nostra vita, quello che può essere definito your life's work. Guardiamo tutti questi tipi di lavoro e, invece di decidere se ci piacciono o no, se sono attraenti o no, oppure se altre persone ci guardano in un altro modo se noi facciamo quella cosa lì, se quel lavoro è prestigioso e quindi di conseguenza le persone ci guardano in un modo diverso perché stiamo facendo qualcosa che è prestigioso, ora ci possiamo chiedere tre domande.

La prima domanda è: voglio fare questa cosa qua sapendo che vincerò dei test facendo, vincerò hackerando dei test molto scadenti? La seconda domanda è: voglio fare quel lavoro sapendo che farò parte di tantissime cavolate? La vita è troppo breve per le cavolate. E ora la terza domanda è: voglio... è così che voglio davvero passare il mio tempo? Cioè, se io ho 80.000 ore nella mia vita e la maggior parte sono dedicate al lavoro, nel senso c'è una statistica che noi impieghiamo 80.000 ore nel nostro lavoro, nel corso della nostra vita.

21 Che cosa non sembra lavoro

Marco

Queste 80.000 ore, se io guardo tutte le attività che io devo fare, è così davvero che voglio passare il mio tempo?

Ora, naturalmente tutti noi a un certo punto dovremmo far parte di qualcosa dove hackeriamo dei test scadenti, dove facciamo parte di tante cavolate, dove magari così non è come voglio passare il mio tempo, però secondo me essere consapevoli di queste tre domande è importante, molto interessante, perché più io sono consapevole di una cosa, più sono intelligente, e più riesco a capire che magari quella cosa lì non è quella che voglio: gioco perché devo giocare a questo gioco, ma nel frattempo ho un altro piano. Ma io mi riesco a creare questo piano perché sono più consapevole.

Francesco

Quindi Paul conclude questo saggio scrivendo: "Eliminate senza esitazione le cavolate, non aspettate a fare le cose che davvero contano per voi e godetevi appieno il tempo che avete. È questo che si fa quando la vita è breve." Bene, il prossimo essay che abbiamo deciso di analizzare per questo episodio è Che cosa non sembra lavoro?. Quindi la domanda che abbiamo anche visto nel primo essay che abbiamo fatto, Come fare un lavoro eccellente e Come fare ciò che ami, cioè ci sono queste persone che sono super fortunate, secondo Paul, che già da bambini sanno che cosa vogliono fare, quindi perché la domanda della vita è: cosa voglio fare da grande?

Marco

Ad esempio, l'esempio che fa è Mozart. Mozart già a 5 anni sapeva quello che doveva fare, ovvero era un grande musicista. Mozart a 5-6 anni già si esibiva di fronte alle grandi corti imperiali, quindi lui non ha mai pensato: ma qual è la mia vocazione? Cos'è veramente quello che voglio fare nella mia vita? A cinque anni era un genio della musica e questa era la sua vocazione. Non l'ha cercata. Invece ci sono altre persone. Vi fa un esempio di Newton, che è completamente diverso, era una trottola, andava dall'astronomia, alla fisica, alla matematica, alla teologia. La cosa interessante è che Newton ha scritto molto di più di teologia e alchimia che di fisica e matematica. Se andiamo a guardare i numeri della sua libreria, ha scritto milioni e milioni di parole di alchimia e teologia che di matematica e fisica, però noi Newton lo conosciamo come un grande fisico e matematico.

Francesco

Quindi Paul scrive: "Mio padre era una di quelle persone fortunate che sanno fin da giovani che cosa vogliono fare. Poche persone sanno così presto o così con certezza cosa vogliono fare. Ma parlare con mio padre mi ha ricordato una scorciatoia mentale che il resto di noi può usare."

22 La scorciatoia per capire a cosa sei adatto

Francesco

Quindi questa piccola scorciatoia la cita quasi in ogni essay, però è una bomba. Cioè, se qualcosa che sembra lavoro per gli altri a te non sembra per nulla lavoro, per nulla faticoso, probabilmente è ciò per cui sei ben adatto. Quindi se... da qualsiasi cosa, da... Devi fare l'esempio del programmatore. Del debug.

Marco

Esatto, un programmatore deve essere bravo a fare il debugging, cioè deve passare del tempo a guardare il codice.

Francesco

Tutte le righe di codice.

Marco

E cercare il bug. Quella di per sé è una cosa che io la considero come una tortura. Cioè, di fronte al computer a cercare una virgola che manca oppure un carattere che non c'è. Una tortura per me. Ma per altre persone quello è bellissimo, lo amano veramente. Quindi quelle persone che amano quella cosa che è più insidiosa in quel tipo di lavoro, allora hanno veramente un indizio che quello è veramente quello che loro devono fare.

Francesco

Esatto.

Marco

Un altro esempio possiamo...

Francesco

Ma può essere qualsiasi cosa che tu consideri straziante, ma che il tuo amico considera bellissimo: bene, vuol dire che per il tuo amico magari quello può essere un'opzione per il futuro.

Marco

Come il padre di Paul, che era innamorato della matematica: per altre persone pensare... alla matematica... di passare il proprio tempo libero a prendere un libro e a risolvere dei problemi di matematica è un suicidio.

Francesco

Un po' come Rovelli, che abbiamo fatto anche l'episodio su Carlo Rovelli, che appunto alla fine del libro scrive: "Bene, passerò la mia domenica sdraiato sul divano a cercare di risolvere le benedette equazioni della fisica quantistica." Bene, io pensare la domenica d'inverno, io sul divano, a risolvere equazioni di fisica, grazie ma anche no. Per lui la cosa che ama è di fatto il... lui è un fisico teorico. Infatti, Paul scrive: "Più strane sembrano le tue inclinazioni rispetto agli altri, maggiore è la prova che probabilmente è ciò che dovresti fare." Quindi Paul conclude questo essay con una domanda bellissima, che lasciamo anche a voi: provare ad analizzarla, a pensare, a dare una risposta, perché appunto, come diceva prima Marco, il fatto di essere consapevoli cambia tutto. La domanda è: "Cosa sembra lavoro per gli altri, ma che non sembra lavoro per me?"

Marco

Bene, questa è la domanda finale con cui vi vogliamo lasciare. Se ti è piaciuto, iscriviti al podcast dove lo stai ascoltando, ci aiuta veramente tantissimo, ma soprattutto condividilo con qualcuno a cui può essere d'aiuto, anche questo ci aiuta tantissimo. Abbiamo anche il nostro sito inbuonacompagnia.com, dove puoi andare, ascoltare, leggere soprattutto tutti i transcript. Se non hai tempo per leggere, per ascoltare tutti gli altri episodi, ci sono tutte le fonti, tutto quanto che utilizziamo per creare ogni episodio, e in più c'è la nostra newsletter. Ti puoi iscrivere, il link qua nella descrizione, dove dopo ogni episodio ti mandiamo le riflessioni principali, ma anche qualcosina che non copriamo nell'episodio che registriamo, perché sennò diventerebbe veramente lunghissimo. Bene, grazie mille e ci vediamo al prossimo episodio.