01 Intro
Marco, immagina un ragazzo che al liceo l'unica materia in cui va bene è teatro, che invece di studiare fuma erba e che suona il basso in una band, e che dopo il diploma, preso per il miracolo, trova un lavoro in un negozio di alimenti naturali, e l'unica ambizione che ha è che la band sfondi. Dimmi te, che probabilità gli daresti di finire a far atterrare un robot, un rover, su Marte?
Beh, in queste condizioni assolutamente zero, veramente pochissime. E il ragazzo di cui stiamo parlando si chiama Adam Steltzner e nel 2012 è l'uomo che guida la squadra che fa atterrare Curiosity su Marte, che è il rover più grande, che è praticamente grande come una Mini Cooper, quindi grande come una Mini Cooper, il più grande che fosse mai stato posato sulla superficie di un altro pianeta.
Però la cosa più interessante è come Adam ci arriva, perché come fa uno a passare da lavorare in un negozio di alimentari a essere il capo dell'atterraggio di un rover che va su Marte?
È una storia stupenda, ma secondo me ancora più belle sono le lezioni che Adam scrive nel suo libro, che si intitola Il giusto tipo di follia, che noi abbiamo preso in inglese perché non esiste in italiano, l'abbiamo tradotto e ora stiamo facendo un episodio su questo, su questo libro. E secondo me sono lezioni concrete, per questo è bello: sono lezioni concrete, lezioni di leadership legate all'ingegneria, a risolvere problemi tecnici che non sono solo difficili, ma anche quasi impossibili.
O anche solo quesiti che nessuno si era mai posto prima.
Soprattutto fare atterrare un rover grande come una Mini Cooper su Marte.
Quindi, da dove parte tutto quanto?
Tutto comincia una sera quando Adam guarda al cielo e vede la costellazione di Orione. Però prima di raccontarti come questa storia inizia vogliamo prima di tutto darti il benvenuto in Buona Compagnia. Ogni mese io e mio fratello scegliamo un libro, un memoir, una biografia, un saggio di qualcuno che secondo noi ha fatto un lavoro eccellente, un bel lavoro nella propria vita, e ne raccogliamo idee e riflessioni utili al nostro lavoro e alla nostra vita. Ora, questo non è assolutamente un manuale, quindi quello che ne farai decidilo in libertà. Speriamo però che tu possa trovare qualcosa da portare con te, e se succede faccelo sapere nei commenti, iscriviti a questo progetto, ma soprattutto se trovi qualcosa che ti può essere d'aiuto inviaci un'email.
02 «È Stata la Curiosità a Cambiarmi la Vita»
Io partirei però da quando dice perché scrive questo libro, cioè l'incipit iniziale. Cioè va bene, interessante, però perché lui decide di scrivere questo libro? Cioè lui è un ingegnere, va bene, perché? E lui scrive: "A volte scherzo dicendo che è stata la curiosità a cambiarmi la vita, ma in un certo senso è davvero così. Sono molto diverso dall'uomo che avrei potuto diventare e credo di essere molto migliore. Racconto questa storia non perché la ritenga unica, ma perché credo che non lo sia. Ci sono tantissimi giovani là fuori che ricevono consigli sbagliati o contraddittori, imprigionati in quella che credono sia la cosa che dovrebbero fare e che si sforzano di rendere al massimo. A quegli standard elevati si accompagna spesso una paura del fallimento paralizzante. Io infatti ne ero paralizzato", quindi dalla paura del fallimento.
"E se non fossi stato curioso del mondo, probabilmente lavorerei ancora in un negozio di alimenti naturali, a sognare il giorno in cui la mia band avrebbe sfondato."
03 Il Padre che Aveva Paura di Fallire
Adam cresce a San Francisco, e la figura chiave dell'inizio della sua storia fondamentalmente è suo, è suo papà, perché... Era un tipo abbastanza fannullone, che aveva paura.
Sì, Adam lo descrive come: sapeva di tutto, tutto quanto, dall'aerodinamica all'inseminazione artificiale delle pecore, due cose completamente diverse. Però il papà, qua scrive, che non ha mai veramente dimostrato interesse per guadagnarsi da vivere. "Il lavoro significava fatica, la fatica implicava il rischio di fallire, il fallimento era semplicemente inaccettabile."
Quindi il problema è che appunto, come hai detto tu, non mostrava interesse nel guadagnarsi da vivere, quindi pian piano i soldi finivano. Infatti lui scrive: "Man mano che il patrimonio di famiglia si assottigliava, la negazione della realtà incombeva su tutti noi come una nube. Mio padre l'affrontava bevendo pesantemente, io la gestivo trasformandomi in un proiettile umano." Lui descrive un gioco che faceva, che mi ha fatto molto ridere, che un giorno si svegliava, usciva di casa e diceva: "Oggi devo andare al supermercato. Ok, però devo farlo andando dritto." Quindi in linea d'aria, quindi si metteva a scavalcare le recinzioni delle case, a passare sui tetti. Il gioco era andare da punto A a punto B, però andando dritto per sfondare qualsiasi ostacolo. Infatti scrive: "Quando sono arrivato al liceo era ormai diventato più che evidente che non ero materiale da college", e poi, come dicevi tu, "non facevo che mettere in atto una sfida contro mio padre".
"Vedevo che cosa gli aveva fatto la paura e io non volevo quella cosa lì."
"Avevo anche interiorizzato il messaggio che mi veniva da mio padre, che tentare di fare qualsiasi cosa sul serio fosse inutile, persino pericoloso, perché era richiesta la perfezione assoluta, e la perfezione assoluta era praticamente impossibile."
Quindi dopo Adam si diploma.
04 Quando Adam Si Chiese Perché Orione Si Muove
A stento proprio.
Comincia a lavorare in un negozio di alimentari, suona in una band e arriviamo a quella sera. Una sera, mentre stavo guidando l'auto per andare a un concerto, guarda su in cielo e vede la costellazione di Orione a est, in cielo, sulla sua destra. Dopo mezzanotte finisce il concerto e dopo mezzanotte ritorna a casa, guarda di nuovo su in cielo, vede la costellazione di Orione a ovest, però sempre sulla sua destra. E scrive: "Non avevo mai seguito un corso di astronomia, ma per qualche motivo mi incuriosiva. Mentre proseguivo verso casa quella notte continuavo a pensare a quel movimento nel cielo, quello che oggi chiamerei meccanica celeste, e per la prima volta..." Questo è bello. "Per la prima volta, dopo tantissimo tempo, ero curioso di qualcosa, e quella curiosità mi ha cambiato la vita."
Come vediamo c'è sempre questa parola, curiosità. Qua c'è una frase di Paul Graham, nei saggi Come fare un grande lavoro e Come fare ciò che ami, e scrive che il motore di tutto è la curiosità. C'è questo paragrafo dove scrive: "Se dovete ricordarvi solamente una cosa, è che la curiosità è la miglior guida. La vostra curiosità non mente mai e sa più di voi a cosa vale la pena prestare attenzione. Notate quante volte questa parola è venuta fuori. Se chiedeste a un oracolo il segreto per fare un ottimo lavoro e l'oracolo rispondesse con una sola parola, scommetterei su curiosità. Questo non si traduce direttamente in un consiglio, non basta essere curiosi, e comunque non si può comandare la curiosità, ma si può coltivare e lasciare che sia lei a guidarci. La curiosità è la chiave di tutte e quattro le fasi del grande lavoro. Sceglierà il campo per voi, vi porterà alla frontiera, vi farà notare le lacune e vi spingerà a esplorare.
05 Come un Ragazzo Senza Basi Arrivò a Caltech
L'intero processo è una sorta di danza con la curiosità." Che interessante, perché è la stessa cosa che succede ad Adam.
Bene, il bello è che, come abbiamo detto prima, lui a scuola era un fannullone, si è diplomato a stento, quindi non ha fatto il college, quindi non aveva nessuna nozione di nulla di astronomia, cioè non sapeva niente. E quindi scrive, questo è bello: "Ho lavorato sodo per recuperare, entrando in una fase da monaco." Quindi prima di decidere cosa voleva fare inizia a studiare un po' da solo per crearsi delle basi.
E poi si iscrive a community college, che era un community college, a un corso di astronomia.
"Entrò in una fase da monaco durante la quale ho abbandonato la musica e mi sono rasato tutti i capelli." E poi scrive questo, davvero bello: "Mi limitavo a salvare la mia vita e la vita di tutti quelli che sarebbero venuti dopo di me nella mia stirpe, deciso a ogni costo a non ripetere gli errori di mio padre. In realtà non avevo alcun desiderio bruciante di fare ricerca e non avevo nemmeno un campo particolare che volessi esplorare." Quindi, come dicevo prima, non sapeva ancora nulla, però era spinto semplicemente dalla curiosità e dal bisogno di superare le sue insicurezze. Quindi, come dicevi tu, lui si iscrive a questo community college e poi appunto si trasferisce poi all'Università della California...
Dove studia ingegneria meccanica e progettazione, si laurea, e ora comincia a vedere: dov'è che posso andare? Comunque è interessante, perché con nessuna nozione lui riesce a andare a community college, fare un corso di astronomia e fisica, andare all'Università della California Davis, dove è uno dei migliori studenti, e poi ora deve decidere: dove voglio andare? E sceglie Caltech per un motivo molto preciso, ovvero scrive: tutte queste università erano bellissime, ma quando ha visto Caltech a Pasadena ha visto che si concentravano veramente più sul lavoro pratico che sul prestigio. E quindi decide di andare a Caltech, quindi completa il suo master in meccanica.
E lì tutta quella parte, come hai detto te, era tutta teorica. Lui aveva fame per qualcosa di pratico, voleva costruire qualcosa, fare qualcosa, e qua scrive una cosa bella dell'ingegneria. Scrive: "L'atto dell'ingegneria, dell'essere ingegnosi, è fondamentalmente un atto creativo." Anche se non lo pensi così, non pensi all'ingegneria come un atto creativo.
06 «La Porta la Trova da Solo»: Il Colloquio Disastroso al JPL
"Credo che ingegneri e artisti abbiano molto in comune." Quindi ora si trova di fronte alla domanda: che cosa voglio fare? Dove vado? Dove vado?
La scelta successiva era... poteva essere andare al JPL. Il JPL sta per Jet Propulsion Laboratory, che è il principale centro di ricerca e di sviluppo della NASA dedicato all'esplorazione robotica dello spazio profondo e del sistema solare. Il JPL ha anche progettato e costruito l'Explorer 1, che è il primo satellite in orbita dell'America. Quindi Adam vuole lavorare in questo posto.
Bene.
Chiede dei contatti ai professori, che lo mettono in contatto con questa persona che si chiamava Donald. Lui lo descrive come un ingegnere famoso per il suo carattere. Manda curriculum, bene, fissano un appuntamento. Durante il colloquio, stiamo parlando del 1991, quindi non eravamo neanche nati.
Il capitolo è "Un colloquio disastroso".
Esatto, perché in quel colloquio Donald chiede ad Adam di progettare un robot su due ruote che non perdesse aderenza. Adam gli spiega come verrebbe fatto, qua e di là, ma a Donald la risposta non piace. E qua Adam scrive: "A quel punto ho capito che il colloquio era finito."
Sì, perché lui non gli dice niente. Dopo che lui ha finito di spiegare, lo guarda e dice: "Bene, la porta la trova da solo."
Esatto, e Adam qua scrive: "Ho vagato a tentoni per l'edificio dei laboratori in cerca dell'uscita. Sono rimasto sconvolto: quindi io non ero abbastanza bravo a lavorare al JPL?"
Cioè, immagina che dopo un colloquio questo qua gli dice: "La porta la trova da solo." Quindi...
Anche perché lui era triste, sconfortato e non riesce a trovare l'uscita. E qua scrive: "Negli anni successivi ho lavorato con Donald senza il minimo intoppo e mi sono reso conto che quel colloquio era stato un fallimento epico da parte mia. Io ero entrato dando per scontato che io avrei avuto ragione e avevo un atteggiamento presuntuoso che mi ha impedito di ascoltare davvero quello che Donald cercava di chiedermi. Il JPL incarna una cultura di persone che pongono domande, e la mia incrollabile certezza di fronte al dubbio probabilmente non comunicava che ero pronto a rinunciare alle mie risposte preferite", quindi ad avere io ragione, "in cerca della verità vera." Questo è molto bello.
Cosa succede dopo? Succede che tira fuori l'elenco telefonico del Caltech, cerca altre persone dove poteva mandare un curriculum. Il primo sulla lista era un tale di nome Mike, che faceva parte del JPL, dell'Applied Mechanics. Gli manda un curriculum, poi lo chiama e Mike fa: "Mi dispiace, ma sulla scrivania ho una pila di curriculum che mi interessano, il suo non lo vedo." E Adam qua scrive: "Ero distrutto. Ma chi sono questi tizi? Ma chi sono? Che razza di titani lavorano al JPL da poter rinunciare al miglior studente della facoltà d'ingegneria dell'UC Davis? Non basta? Ma che cosa ci vuole?" E cosa succede però dopo? Dopo 5 minuti, Mike lo richiama, ha trovato il curriculum nella posta che doveva ancora aprire e fissa un colloquio. Questa volta, qua Adam scrive, affronta il colloquio con una posizione di umiltà, ed è così che comincia la sua carriera al JPL.
07 «Tieni Stretto il Dubbio»
Ora qua andiamo avanti e c'è una parte molto bella, secondo me. Questo è uno dei principi che io mi porto con me, che è l'idea di tenere stretto il dubbio. "Quando studiavo fisica al College of Marin, potevamo portare un foglio di carta a ogni esame. Su quel foglio potevamo scrivere qualsiasi cosa, formule, equazioni. Molti studenti scrivevano equazioni e formule. Il mio foglio elencava alcune leggi fondamentali che stavamo studiando, ma quasi tutta la pagina era dedicata a tre semplici parole: «Tieni stretto il dubbio». Grazie a mio padre sapevo benissimo che la paura di fallire bastava a farmi fallire. Fissare lo spazio bianco sotto il problema mi provocava un'ansia tale da spingermi a buttarmi su una risposta avventata. Saltare troppo in fretta nello spazio delle soluzioni poteva farmi perdere qualche elemento chiave del problema posto, o farmi rispondere a una domanda concettualmente vicina ma diversa."
"Ho deciso che la soluzione alla mia ansia, mentre fissavo la domanda senza risposta, era restare calmo di fronte a quell'apertura", a quella domanda, "non chiudere l'indagine troppo presto e non lanciarmi a tutta velocità verso una soluzione che magari non teneva conto dell'intera verità del problema." Quindi: "Tenere stretto il dubbio significa ascoltare tutto ciò che il problema aveva da dire, senza fare supposizioni e senza impegnarmi in un piano d'azione basato su di esse, finché la verità più profonda non si presenta da sola." E vedremo come questa idea, questo principio di tenere stretto il dubbio, lo aiuterà tantissimo dopo.
08 «Facevo Qualcosa di Reale»
Il problema è che lui all'inizio finisce in un posto del laboratorio che non ama, che non gli piace, e fa parte del gruppo Strutture e Dinamiche dei veicoli spaziali e fa l'analista. In poche parole, le persone che ha intorno, diciamo che non lo fanno impazzire, perché c'è sempre la cosa in testa che lui vuole vedere qualcosa di pratico, qualcosa che funzioni, che si muova, che abbia dei problemi da risolvere. Qualcosa di vero.
Perché come funziona, quello che ho capito, è che ci sono gli ingegneri della progettazione, disegnano un componente, poi lo lanciano dall'altra parte del muro, e ci sono ora gli ingegneri, gli analisti di strutture, dove guardano se il progetto avrebbe retto. E però scrive, anche se quello che facevo non era ideale, era un po' noioso: "Era comunque mille volte meglio che lavorare in un negozio di alimenti naturali a Mill Valley. Facevo qualcosa di reale. Non vendevo la promessa di un integratore alimentare da hippie. Questa cosa dell'ingegneria significava trasformare le idee in realtà. Ho iniziato a sentirmi parte di uno sforzo lungo più generazioni per spingere i confini della nostra esplorazione sempre più in là, più lontano, più in profondità nello spazio."
E quello che ho pensato è che questo mi piacerebbe anche a me, cioè fare qualcosa di reale, e anche se non sono bravo in matematica, fisica. Però questa è bella, l'idea, cioè fare qualcosa di reale, non vendere un cacchio di, che so, drink detox al cavolo, fare qualcosa di reale, di concreto.
09 Cosa Vede la Mente del Principiante
E anche qua è bello: sentirmi parte di qualcosa di più grande. E qua c'è una parte importante che si applica molto alle persone giovani, ma comunque anche a tutti noi. Ora, se tu ci pensi, una persona che entra in una grande azienda entra in un contesto che è strutturato.
È già fatto.
C'è già un sistema. Quella persona, visto che ha una mente, Adam la descrive come una mente del principiante, quindi vede le cose che possono essere fatte meglio. Perché non cambiare questo? Perché non fare questo? Perché non fare quest'altro?
Anche perché è un esterno.
E questo, dice, che è un bene e può portare grandi opportunità all'istituzione, ma pone anche grandi sfide. E qui Adam fa un esempio. Qua si riferisce a tutte quelle persone che entrano nel mondo del lavoro, entrano in un ambiente strutturato, ma anche a far parte di una piccola realtà. E scrive che nel modo di lavorare, nel loro mondo, c'era l'ingegnere responsabile, che si chiamava il COG-E, che progettava la struttura, il dispositivo, secondo la propria inclinazione. Il COG-E era praticamente un tuttofare, cioè era praticamente esperto di tutto ma maestro di niente. Quindi lui veramente progettava tutta la struttura, tutto il dispositivo, faceva tutto lui, poi arrivava l'analista e lì guardava che cos'è che non funziona, cosa può migliorare.
Esatto. Quando lui lavorava per Cassini aveva analizzato, stava analizzando la struttura di questo braccio che doveva sporgere dalla sonda, e c'era qualcosa che non andava, c'erano dei problemi. E lui si chiede: ma com'è possibile che io, analista, vedo i problemi, ma lui, il COG-E, l'ingegnere responsabile, non li vede?1
Cioè, fai tutto questo bordello per poi dover essere io a risolvere il problema.
E quindi lui dice: magari ci vuole un'altra persona, lo chiama COG-A, che lavora insieme all'ingegnere responsabile. Quindi quando propone questa idea a questo tizio che si chiama Frank, lo guarda praticamente come se lui parlasse swahili. Dice: "Ma tu sei completamente pazzo", perché lui scrive che Frank rappresentava lo status quo, cioè il non cambiare le cose.
E quindi lui scrive: "Uno sguardo fresco porta spesso con sé un'intuizione non disponibile a chi sta dentro. I buddhisti zen la chiamano shoshin, mente del principiante. È uno dei doni più grandi che un neoassunto possa fare, ma presenta qualche sfida." Quindi, perché quando una persona nuova entra in una nuova azienda, come dicevi tu prima, vede delle cose che non funzionano, e quindi si chiede: ma come è possibile che ci sia questa roba, che è una scemata?
Vedono dei buchi nel sistema, però non vedono perché quei buchi possono essere stati accettati tanto tempo fa come un male necessario. E quindi qua scrive: "La mente del principiante presenta sfide e opportunità sia per l'istituzione sia per il nuovo dipendente." L'istituzione, quindi cosa deve fare l'istituzione e l'azienda?
10 Qual È la Sfida per Chi Arriva e per Chi Guida?
"L'azienda deve ascoltare con la mente aperta. Spesso queste osservazioni giovanili, come la mia sul creare un altro, il COG-E, sono goffe. Talvolta mal formulate e facili da liquidare" e da giudicare. "La sfida per il management è guardare oltre le imperfezioni e le sbavature della forma per cogliere la virtù essenziale che l'idea potrebbe contenere. In situazioni come queste la sfida per il giovane dipendente è la pazienza."
Ovvero, per il management la sfida è non dire "questa qua è una grande cavolata", è capire l'essenza di quello che quella persona sta dicendo, capire se l'idea è promettente, non liquidare quella persona. Il giovane neoassunto, la sfida di quella persona è non pensare che tutte le persone sono deficienti, oppure che questo sistema fa schifo, perché magari questo sistema è lì per un motivo preciso che questa persona, questo giovane ragazzo, non riesce a vedere. E quindi la sfida per questa giovane persona è la pazienza.
Però comunque anche il contrario, il fatto di dire ciò che non va bene.
Sì, entrambi.
Esatto.
E qua scrive: "I media sono pieni di esempi di persone", soprattutto nell'ambito tecnologico, "che sono sbocciate in una notte". Ad esempio, un esempio famosissimo è Mark Zuckerberg. E qua scrive, quindi, è facile pensare, per una persona giovane, e dire: "Beh, io sono qua da due anni e non vedo il mio segno su questa istituzione, mi danno lo stesso stipendio, ed è ora che mi riconoscano quello che valgo, oppure me ne vado." E qua scrive: "Ecco cosa vorrei dire al mio io più giovane e impaziente: l'avanzamento e l'influenza in qualsiasi settore, in generale, non tengono il passo con gli outsider più famosi del settore. Almeno in una meritocrazia come il JPL, se fai un buon lavoro", scrive, "e ti concentri davvero sulla padronanza e sull'eccellenza, accadono cose buone, per l'istituzione e per te." Quindi parola chiave: fai un buon lavoro e ti concentri sulla padronanza e sull'eccellenza.
Sì, perché però "tenere la testa bassa e essere utile", lui scrive.
Esatto, e qua poi scrive: "Questo non vuol dire che l'istituzione sia un'entità benevola, onnisciente e che premi tutto, ma qualunque istituzione ha un disperato bisogno di brave persone. In cima c'è un vuoto, il loro desiderio è di brave persone e di talento, è insaziabile. Se fai un buon lavoro che ha valore per l'istituzione, verrai inevitabilmente risucchiato verso l'alto." E poi qua c'è la frase che racchiude tutto: "Se vuoi che la gente ti prenda sul serio, faresti meglio a tenere la testa bassa e a essere utile." Ora, lui sta parlando dell'istituzione perché lui lavora al JPL, ma lo puoi applicare in qualsiasi campo, non solo a una grande azienda.
11 Come Tenere Stretto il Dubbio Insieme alla Squadra
In quel periodo Adam ha anche una fidanzata, lei stava finendo il proprio master e stavano facendo anche progetti per sposarsi, e Adam voleva restare a lavorare al JPL ma voleva fare anche il dottorato. Quindi cerca vari programmi che offrissero una sistemazione da coniugi, e il compromesso che hanno trovato è che lui avrebbe cominciato a insegnare all'Università del Wisconsin-Madison. Quello che scopre è che adorava insegnare. E qua c'è un'altra lezione importante, che ritorniamo sempre a tenere stretto il dubbio: "Insegnando ho imparato per la prima volta a tenere stretto il dubbio insieme ad altri, non da solo." E qua fa un esempio veramente bello, su cui ho riflettuto tanto.
Scrive, facciamo un esempio, una cosa che ci è capitata a tutti, sulla scuola, all'università, ma anche nella vita lavorativa. E scrive: "Facciamo un esempio, prendiamo una tipica interazione tra professore e studente. Un giorno, durante il mio orario di ricevimento, uno studente sveglio, chiamiamolo Tim, entra con un compito ordinato, pulito, ben scritto, che sembrava corretto ma che in qualche modo è sbagliato. Il compito è il classico problema della palla da bowling. È un esercizio molto diffuso nei corsi di fisica universitari e consiste nel porre domande sul comportamento dinamico di una palla da bowling mentre percorre la pista verso i birilli. Chiunque abbia giocato a bowling sa che la palla all'inizio scivola, ma alla fine comincia a rotolare. Questo comportamento sembra complesso, il che lo rende un ottimo e stimolante problema per gli studenti." Tim arriva con questo problema e lo risolve. Ha la risposta giusta, ma non ha usato l'approccio corretto.
O quello che Adam voleva.
Esatto.
Però alla fine la sua risposta è giusta.
È giusta. Quindi dice Adam, arriva nel mio ufficio praticamente per dirmi che avevo sbagliato, che quello che lui ha fatto era giusto. Per risolvere il problema bisogna applicare la seconda legge del moto di Newton in due dimensioni, che per gli studenti della triennale è tanta roba, è una cosa molto complessa.
Quindi la risposta più facile da dirgli è che semplicemente sbaglia, dargli in mano lo svolgimento del compito e dirgli... accompagnarlo alla porta e farlo uscire. Cosa che mi è capitata tantissime volte. Perché? Perché è la tecnica che riduce al minimo il tempo passato in presenza del dubbio, parla del dubbio, Adam.
Esatto, dell'autorità, e quindi chi è che vuole dire: "Cacchio, ho sbagliato"?
Ho davvero ragione?
L'altro approccio invece, quello migliore, è "addentrarsi nel lavoro di Tim riga per riga, termine per termine, senza sapere se scoprirò cos'è andato storto, senza sapere se riuscirò a dimostrargli che ci so fare, temendo forse, a un livello profondo, di non saperci fare. Il vero apprendimento risiede nel secondo approccio."
"Abbracciare il caos confuso di pensiero aggrovigliato e algebra aggrovigliata e lasciar libera la curiosità di andare a caccia di ciò che è giusto e vero non è un processo senza ansia, e richiede che entrambe le persone siedano fianco a fianco con il dubbio e lo tengano stretto, a dispetto di ciò che l'ego pretende."
"Tenere stretto il dubbio è una cosa importante, non è sempre facile, ma deve avvenire, e deve avvenire a molti livelli. Tenere stretto il dubbio non ti rende soltanto un pensatore migliore, è indispensabile per costruire una squadra che pensi bene. Sviluppare qualcosa di nuovo e originale è un processo non lineare. Farne parte, come membro o come leader di una squadra, può generare ansia, perché non sappiamo dove sta andando e non sappiamo se troveremo veramente la soluzione che funzioni. La tentazione di mandare in cortocircuito il processo della squadra è forte. È solo tenendo stretto il dubbio insieme che possiamo permetterci di capire fino in fondo il problema che stiamo risolvendo e sviluppare fino in fondo la situazione."
"Nel mio lavoro non ho le risposte in anticipo e non conosco il metodo di soluzione che funzionerà, ma uso ancora lo stesso metodo che ho messo a punto in Wisconsin con Tim ogni volta che guido una squadra attraverso una sfida ingegneristica. Ho imparato a stare comodo seduto accanto al dubbio, e che devo aiutare anche la squadra a sentirsi così. Insieme. Finora, nella mia vita, una soluzione la troviamo sempre." Però insieme. Insieme. Tenendo stretto il dubbio insieme. Però tenendo stretto il dubbio principalmente da parte dell'autorità, cioè di chi ha il grado più alto, di chi alla fine decide.
12 Perché Devi Autorizzarti da Solo (Senza Essere Arrogante)
Quindi tenere stretto il dubbio è il grande primo principio di Adam. Il secondo che io ho scritto qua, che mi porto dietro, è l'idea di autorizzarsi da sé. Qua lui apre questo capitolo con questa quote di Theodore Roosevelt che non ho mai sentita, ma descrive esattamente cosa mi piacerebbe fare della mia vita in poche parole, ovvero scrive: "Di gran lunga il miglior premio che la vita offre è la possibilità di lavorare sodo a un lavoro che vale la pena di fare."
E Adam la cambia per se stesso e diventa: "Che grandi opere richiedano molte persone che si uniscono è uno dei grandi premi che la vita ha da offrire."
Perché lui scrive che si sente fortunato di poter pensare che il lavoro che fa valga la pena di fare, e si sente anche fortunato di lavorare su una scala che richiede alle persone di collaborare in squadra. E quindi riscrive questa definizione dicendo che l'importante sia lavorare a qualcosa che tu reputi interessante. Mi viene in mente ora una frase che ha scritto Paul, che è: per fare un grande lavoro devi essere, non ti deve solo piacere, ma devi considerarlo importante, cioè pensare a quello che fai, veramente importante. E lui, e Adam, aggiunge l'idea di lavorare con altre persone, quindi di collaborare. E vediamo queste due idee nel libro. Cioè l'idea di lavorare a qualcosa che vale la pena di fare, seguendo la tua curiosità, ma anche il lavoro di squadra. Cioè, se lui lavorasse da solo...
A parte il fatto che non riuscirebbe mai a mandarlo verso Marte.
Esatto, ma è anche questo che non gli piaceva, secondo me, dell'analista. Il fatto che lavori da solo, sei lì in quella stanzetta a lavorare, e infatti qua scrive, quando dice: gli mancava quel fattore umano. E quindi per me è importante sapere che quello che io faccio deve essere una cosa che io reputo importante, che vale la pena di fare, ma allo stesso tempo la cosa più bella è che persone si uniscono insieme per fare qualcosa di importante è uno dei più grandi premi, come lui scrive, che la vita può offrire.
E poi scrive: "Per partecipare davvero come membro di una squadra devi portare te stesso dentro il processo, e portare tutto ciò che hai richiede di offrire la tua opinione", quindi la tua opinione, "anche quando nessuno te l'ha chiesta. Richiede di autorizzarti da solo. Devi credere di avere la risposta e devi darla alla squadra." L'idea di autorizzarti da solo è di dire: "Ragazzi, ho qua un'idea." Quindi ti autorizzi da solo.
Anche quando nessuno te l'ha chiesto.
Soprattutto quando nessuno te l'ha chiesto. Però poi Adam specifica dopo, io lo metto qua, e di dire: ok, voglio autorizzarmi da solo, alzi la mano e dici: "Ok, questo è quello che penso io." Ma allo stesso tempo devi avere l'umiltà di dire: "Questo è quello che penso io. Voi non avete sbagliato, questa è la mia idea." Però per non essere arrogante, devi partire dal presupposto, cioè devi dire: "Questa è la mia idea", e presentarla in un modo che fa vedere che tu sei qua per risolvere il problema veramente, non per fare il figo e dire: "Io, la mia risposta è superiore a tutte le vostre."
13 Il Gesto che Cambiò la Carriera di Adam
No: "Io offro la mia risposta perché voglio risolvere il problema insieme a voi." Questo secondo me è importante.
E qua lui mette quest'idea di autorizzarsi da solo perché è quello che cambia la vita di Adam. Perché in quel periodo Adam, nel 1995, comincia a lavorare a un progetto che si chiama Champollion, cioè l'idea è di portare una navicella vicino a una cometa e agganciarla conficcandoci una punta.
Sì, questo prima però, perché lui torna dal Wisconsin e si aspetta un altro anno noioso di scatole, e appunto al primo incontro con il responsabile, che è appunto questo Frank, inizia a parlare e sente un tipo che parla di questo progetto, quindi lo sviluppo di questa missione, e servivano delle nozioni, e comunque uno specialista, che parlasse di meccanica e plasticità.
Quindi lui sente...
Va da lui e gli dice: "Guardi, io sono appena stato in Wisconsin e ho passato quest'ultimo anno a studiare appunto meccanica e plasticità." E quindi scrive: "A me arpionare una cometa sembrava un problema interessante." Arpionare una cometa. "E ho detto ad Ann", quindi era questo qua che parlava di Champollion, "che in Wisconsin avevo fatto un po' di lavoro sulla teoria della plasticità." E quindi sto qua gli dice...
"Ah, dovresti lavorare con noi." Fa parte di questo team che stanno cercando di arpionare questa cometa, una... cos'è?
La Rosetta.
La Rosetta, difficilissima, assolutamente, veramente difficile. Comincia a lavorare con altre due persone che si chiamano Chris e Randy. E lì vede che non si capiva niente, c'era il problema, un casino di qua e di là, nessuno aveva scomposto il problema come si doveva, non si erano divisi i compiti, un casino totale. E quindi scrive, cosa ho fatto? "Ho fatto una cosa che non avevo mai fatto prima, un gesto che forse più di ogni altro ha cambiato la mia carriera e forse anche la mia vita. Ho fatto un passo indietro e mi sono concesso di osservare l'intero problema, dall'ancoraggio a una cometa. Poi ho suddiviso il problema in parti che mi sembravano logiche e utili, e poi io, il meno considerato del dipartimento 354, ho parlato con gli esperti delle comete dicendo loro cosa io pensavo."
Ah, esattamente qua dice quello che dicevo prima. "Sono partito dal presupposto che di certo non ero il capo né niente del genere, ma piuttosto che io avevo riflettuto sul nostro problema e l'avevo scomposto nei pezzi che potevamo analizzare." E infatti qua scrive: "Non stavo rivendicando nessuna particolare leadership, mi ero comportato da leader della squadra facendo a Chris e Randy domande", bellissime queste domande, "che gli aiutassero a organizzare il pensiero e a risolvere il loro problema. Promuovendomi", quindi dicendo la mia, "confermava l'idea che bisogna raggiungere il livello di prestazione del lavoro che si desidera ottenere." Quindi, se tu ti comporti da capo, dici la tua... quello che pensi per sentirti importante e dare ordini a tutti, la risposta comune è: "Ma tu chi cacchio sei? Tu chi cavolo sei?"
E scrive: "Il segreto è mostrare leadership, guidare senza doverlo rivendicare o imporre agli altri. La leadership è intesa davvero come una funzione di servizio, come un dono al gruppo. Un tempo pensavo alla leadership come segno di potere. Invece al JPL ho imparato che è anche un segno di servizio se offri la tua direzione al gruppo."
A questo punto, dopo tutto questo, al JPL non viene più visto come un analista ormai. Così, scrive: "Così ho cominciato a curiosare in giro in cerca di nuove opportunità al laboratorio."
14 Come Restare Calmi Dentro la Tempesta
E un nuovo progetto, di nuovo, di cui sente vociferare, si chiama Mars Exploration Rover, il MER, e prevedeva di mandare in orbita due piccoli laboratori di geologia, Spirit e Opportunity. Quindi appunto l'idea, appunto parliamo di geologia, quindi era di esplorare e studiare e capire le rocce di Marte. Il problema di questi due rover, quindi Spirit e Opportunity, è che non avevano tempo. Perché appunto a seconda delle congiunzioni delle orbite, ovviamente si lancia quando Marte e la Terra sono più vicini, perché la Terra e Marte possono trovarsi o a 401 milioni di chilometri oppure 54. Quindi direi che c'è un bel po' di distanza.
E il problema è che più iniziavano a sviluppare questi due progetti, più si rendevano conto che c'erano modifiche da portare. E lui scrive che alcune persone gestiscono l'ansia in un certo modo, altre crollano, altre ci sguazzano, e lui ha sviluppato il suo sistema, il suo metodo. E scrive: "Ogni volta che sentivo di farmi trascinare dalla tempesta, mi immaginavo dentro un cappotto caldo, su un pendio innevato, con la bufera che turbinava intorno a me. Mi concentravo sul calore e sulla calma dentro il mio cappotto e sulla bellezza della tempesta fuori."
Quindi dopo Champollion, questa era veramente la sua prima occasione di diventare un leader, quindi di influenzare la traiettoria di un progetto molto più ampio, che era invece di Champollion, che era un progetto molto più piccolo. E ora qua fa un riferimento alle persone che si trovano in posizioni di comando e scrive: "Credo che la maggior parte delle persone in posizioni di comando provi una certa insicurezza riguardo alla propria autorità, almeno a un certo livello. Io di sicuro la provavo. Il modo in cui consolidai la mia autorità, almeno ai miei occhi, fu spingermi a capire il lavoro dei miei compagni bene quanto lo capivano loro. Cercai di conquistare autorità attraverso la credibilità tecnica. Riuscivo a ragionare sui problemi e sulle loro soluzioni fianco a fianco con le persone del mio team, e questo sembrava metterle a proprio agio."
15 Il Paracadute che Esplose a un Anno dal Lancio
Quindi arriviamo appunto al MER: devono progettare il sistema di atterraggio e devono appunto progettare il paracadute. Quindi portano gli elicotteri, lo portano quasi a un chilometro e mezzo di quota e lo lasciano cadere, e lui scrive: "Il paracadute si è aperto ed è esploso, ricadendo a terra svolazzando come un uccello morto. Siamo rimasti tutti sbigottiti: ma che cazzo è appena successo?" Ci riprovano: stessa storia, esplode di nuovo. E il punto è che mancava un anno al lancio e non avevano praticamente niente, niente di niente. Lui scrive: "Non eravamo soltanto in ritardo sulla tabella di marcia, non avevamo la minima idea di cosa fare, perché non avevamo la minima idea di cosa non funzionasse."
Quindi ora manca un anno, non possono, cioè loro possono risolvere il problema ma ci vorrebbe molto più tempo. Quindi fanno cinque progettazioni, cinque riprogettazioni, e vanno nella galleria del vento di Ames, che è esattamente questa qua, la metto poi qua, che è esattamente questa qua. C'è una galleria enorme dove puoi mettere il vento che spara 220 chilometri all'ora, e la cosa bella è che c'è questo paracadute enorme, come possiamo vedere qua, dove tu puoi andare a guardare davanti come si muove il paracadute. E cosa succede? Che alcuni si gonfiano, altri non si gonfiano, anche lì porca miseria, non è possibile, non funzionano. Quindi qual è il problema? Come fanno a risolvere la situazione? Ora io non sono un ingegnere, però ho cercato di capirlo perché è molto interessante.
Ora metto una foto qua, la metto sullo schermo, ora vediamo il paracadute. Vedete il paracadute? Vedi che il paracadute è fatto da questa sezione qua, che viene chiamata il disco, è fatto da questa parte qua, che viene chiamata la fessura, e poi c'è la banda. Cos'è successo? Che quando hanno riprogettato il paracadute per utilizzarlo per questo progetto, l'hanno fatto molto più grande e hanno allargato questa parte qua e hanno anche allargato questa cupola qua, questa parte qua. E cosa succede? Che tu, proviamo a immaginare, facciamo un riferimento con un contenitore: mettiamo il contenitore e poi il rubinetto. Se il foro è grandissimo in questo contenitore, l'acqua scende subito così, giusto? Quindi quando passava l'aria, si sgonfiava, e si sgonfiava perché questo era troppo grande, perché hanno aumentato sia questa parte qua che questa parte qua. Quindi Adam capisce che questa parte qua è il vero problema, calcola la misura di questa cupola qua, e si capisce che questo è veramente il vero problema.
16 Decidere per Paura o per Curiosità?
E qua è interessante collegarlo a questo, ovvero: "Ma avevo lasciato che la paura di non ottenere abbastanza resistenza mi allontanasse dalla domanda su quanta resistenza fosse sufficiente." Perché la domanda che si è fatto Adam su questo problema di questo paracadute è che ci serve più resistenza, quindi frenare il rover, più resistenza, quindi mi serve il paracadute più grande, più grande, più grande, più grande. La domanda invece che non si era fatto è: quanta resistenza è abbastanza? Quindi la paura di non ottenere la risposta giusta ti porta nella direzione sbagliata, quando invece la domanda e la risposta stanno da un'altra parte. Perché la domanda giusta è quanta resistenza ci serve veramente, non è che ci serve più resistenza. Perché se la domanda è quella, ci serve più resistenza, la risposta è: mi serve un paracadute molto più grande. La domanda vera è: quanta resistenza è abbastanza?
La soluzione per Adam è sempre la curiosità, e scrive: "È come se esistessero due forme di processo decisionale, quello basato sulla paura e quello basato sulla curiosità. Nel processo decisionale basato sulla paura ci troviamo a volere la risposta il più in fretta possibile. Non ci interessa granché quale sia la risposta, né ci facciamo caso. Nel processo decisionale basato sulla curiosità usiamo uno dei tratti fondamentali della nostra specie per smontare, esaminare e addentrarci nelle domande aperte. Per mia esperienza il processo decisionale basato sulla curiosità produce soluzioni molto migliori."
E qua scrive che io e Miguel, per trovare una soluzione a queste cose, per noi era importante ridurre sempre le cose alla loro essenza. Quindi troviamo sempre questo concetto di non complicare le cose, di rendere le cose più semplici possibili. E scrive: "Qual è l'elemento chiave della soluzione? Qual è la parte più importante del problema specifico che abbiamo davanti?" E scrive: "Il cervello", bellissima questa, "è come un budello per salsicce: ci sta dentro solo una certa quantità di roba, e se cerchi di infilarcene troppa, qualcosa di importante rischia di venire spinto fuori."
Ora, "dopo l'apertura del paracadute e l'accensione dei razzi, gli airbag sarebbero stati il nostro dispositivo di decelerazione finale." Però qual è il problema?2
17 Cosa Fare Quando Sei nella Stanza Buia
Il problema è che, mentre analizzano il sito di atterraggio e capire dove vogliono atterrare, anche con le immagini passate di altri rover che sono stati su Marte, scoprono questa roccia, che ha una forma particolare, che chiamano poi la Roccia Nera, e facendo dei test sulla Terra, riproducendo appunto sulla Terra, scoprono che sta Roccia Nera avrebbe bucato gli airbag del Pathfinder. Quindi se per pura sfortuna il Pathfinder fosse atterrato sulla Roccia Nera, gli airbag sarebbero esplosi e il rover si sarebbe schiantato sul suolo.3
Completamente. Prima che spieghi la soluzione, qua c'è il concetto della Stanza Buia, ovvero in ogni processo creativo e innovativo, io l'ho scritto anche nel processo della mia vita, arrivi in un momento in cui non solo sei perso, ma non sai nemmeno dove trovare una mappa. Quindi prova a pensare quante persone sono in questo momento, e quante volte noi ci troviamo in questo momento dove siamo persi e non sappiamo neanche dove trovare una mappa, da dove andare. "Passare del tempo in questa Stanza Buia è terrificante, ma non esiste una via d'uscita facile. Devi stare calmo, restare aggrappato al dubbio, ascoltare il problema e continuare a pensare a soluzioni, evitando il panico paralizzante di non riuscire a trovarne una in tempo. Eravamo nella Stanza Buia con quegli airbag e la nostra unica via d'uscita era la perseveranza. Dopo quasi un anno passato a brancolare nel buio", un anno, fra', incredibile, "abbiamo trovato un raggio di luce, la scintilla di un'idea. Era una soluzione piuttosto arcana", ovvero la camera d'aria.
Esatto, perché l'airbag... c'è l'involucro dell'airbag, poi dentro c'è una membrana. E quello che fanno in poche parole è creare una seconda membrana. Quindi in caso la prima membrana fosse esplosa, dentro c'era una vera e propria camera d'aria, quella che si usa per le biciclette, che serviva, diciamo, da scorta di sicurezza. Quindi magari l'airbag non sarebbe esploso, però se avesse incontrato la Roccia Nera avrebbe comunque attutito il colpo del rover.
Però la cosa più importante secondo me, che questa è tutta parte tecnica, ma la cosa più importante è la camera buia. Cioè, quante volte noi ci troviamo nella nostra vita in questa camera buia? E "la cosa più dura della Stanza Buia", di quando noi ci troviamo in questa stanza, "è che non sai se è il buio prima dell'alba o il buio prima del nero"...
Assoluto. Quindi magari pensi di aver toccato il fondo, però in realtà non sei ancora arrivato al fondo al fondo, quindi andrà ancora peggio.
E qua scrive: "E c'è una virtù nello stare nella Stanza Buia, finché non ti arrendi del tutto. Non arrenderti nel senso di mollare, ma arrendere completamente l'ego, il che significa smettere di forzare la soluzione esistente. È allora che può avvenire la svolta. Quando sei in quella zona neutra e non ti sforzi più, quando hai raggiunto quell'umiltà estrema in cui ti chiedi se hai persino il diritto di definirti ingegnere, il subconscio è libero di entrare in gioco. E poi, quando la nuova soluzione si presenta, sei così completamente svuotato e prosciugato da essere totalmente aperto a essa."
18 Perché Curiosity Doveva Essere Grande Come una Mini Cooper
Che è incredibile, che sembra che quello che ha fatto è la parte più difficile della sua carriera fino ad ora. Abbiamo registrato per due ore e mezza, ma devo ancora arrivare alla parte più... Che è la sfida più grande che Adam ha mai affrontato, ovvero Curiosity, che è far atterrare questo rover su Marte.
Ricordiamo perché si deve muovere. Si deve muovere.
Ma la cosa più difficile è che il rover è grande come una Mini Cooper. Spirit e Opportunity mi sembra che erano grandi come un tosaerba.
Pensa.
Curiosity era grande come una Mini Cooper, quindi servivano razzi più grandi, paracadute più grandi, praticamente tutto da capo.
Ed è bello perché vogliono, cioè, perché arrivano a un rover così grande? Perché loro si devono muovere su sto benedetto pianeta rosso. Il problema è che lì non è che ci sono le strade asfaltate, è tutto roccioso, quindi nessun rover ha mai attraversato Marte. Sì, avevano delle immagini satellitari e conoscono più o meno la morfologia del terreno, quindi rocce grandi, rocce medie e rocce piccole. E lui scrive, è che se ti trovi in mezzo a queste rocce, un rover piccolo passa tra le rocce, ma se sono troppo grandi non ci passa. Un rover grande passa sopra le rocce, ed è per questo che hanno deciso di costruirlo così grande, perché volevano avere abbastanza autonomia per muoversi su Marte.
19 Come Nasce il Giusto Tipo di Follia
Il problema è che appunto il rover è talmente grande che devono reimmaginare tutto. Il paracadute e l'airbag.
Bene. Quindi il rover arriva, si sgancia, si apre il paracadute. Come abbiamo visto prima dalle foto, già hanno fatto fatica a costruire un paracadute così grande per un rover del genere.
E non potevano usare la briglia.
Esatto. Immaginati costruire un paracadute ancora più grande. Cioè quel paracadute va preso, va piegato bene, e ci deve stare sulla navicella che lanciano nello spazio, quindi tra l'altro è anche peso in più. Quindi loro in realtà prendono le misure, cercano di sviluppare questo paracadute, però non pensano alla cosa che, essendo il paracadute così grande, la briglia deve essere più lunga, e, essendo il rover così grande, così pesante, di conseguenza il rover fa da pendolo. E come ben detto prima, non puoi conoscere le condizioni atmosferiche del giorno in cui atterrerai su Marte, quindi magari c'è vento a 100 km orari, ciao ciao, il rover fa pendolo, magari si ribalta e ciaone. E quindi iniziano a pensare a questa idea, ora come ci arrivano a questa idea è lunghissimo da spiegare, però nasce questa idea che si chiama Sky Crane.
"Ecco come doveva funzionare. Dopo un viaggio di quasi nove mesi e 566 milioni di chilometri, il nostro lavoro è appena cominciato. La sonda deve essere allineata all'angolo giusto per sopportare le forze di decelerazione di 15 g e temperature di 2.100 gradi quando sbatte contro l'atmosfera di Marte." La sonda, sbattendo contro l'atmosfera di Marte, viene protetta dallo scudo termico. "La sonda entra nell'atmosfera e, circa a circa 11 chilometri dalla superficie, l'attrito con l'atmosfera avrà rallentato la velocità dell'atterratore da 21.000 a... chilometri all'ora, a 1.600 chilometri orari", e qua poi mettiamo il video, così lo potete vedere mentre lo spiego, "e ora apriamo il paracadute supersonico", che enorme, che enorme. "24 secondi dopo facciamo saltare lo scudo termico, così il radar può vedere. A un chilometro e mezzo dalla superficie molliamo il paracadute, il rover per qualche secondo cade libero, i razzi vengono accesi per portare il rover a quota di 18 metri, e poi, ecco la parte bella", una follia totale, ovvero la Sky Crane, quella che stavamo spiegando prima.
Ah, e non abbiamo detto che la Sky Crane... il libro si intitola Il giusto tipo di follia perché si riferisce alla Sky Crane come il giusto tipo di follia, perché era una follia totale, però poteva essere la cosa giusta. Quindi, "e poi, ecco la parte bella, arriva la manovra Sky Crane, in cui il rover Curiosity viene calato da uno zaino a razzo con una serie di cavi. I due oggetti, rover e zaino, separati da otto metri di cavo, scendono verso la superficie. Dobbiamo poi ritrarre i cavi subito dopo il contatto, in tempo reale, così restano tesi mentre lo zaino a razzo continua a scendere a poco meno di tre chilometri orari. A questo punto i cavi vengono tagliati, il nostro zaino a razzo ha fatto il suo lavoro, vola via a distanza di sicurezza, si schianta sulla superficie da qualche parte, lasciando il rover tutto solo sulla superficie marziana, pronto a partire", speriamo. E scrive: "Se qualsiasi cosa, se qualsiasi parte di questo piano va storta, e basta un solo guasto tra le decine di migliaia di componenti per causare una perdita catastrofica, e faremo tutti la figura degli idioti, e io sarò in testa alla fila." Perché non abbiamo detto che Adam viene messo a capo dell'EDL per questo progetto, ed è incredibile ancora, cioè, da un negozio di alimentari ad arrivare anni dopo a comandare questa, questa missione pazza.4
20 Perché la Sonda Non Brucia a 21.000 km/h
Qua Adam fa una riflessione bellissima sul modello, lo chiama il modello dell'universo. Ognuno crea, lo chiama, il suo modello dell'universo adiacente. Per arrivare a questa riflessione Adam parte da un altro ostacolo che devono risolvere, ovvero lo scudo termico. Come abbiamo detto, la sonda scende verso Marte a 21.000 km all'ora, quindi prova a immaginarti, cioè 21.000, non mi posso neanche immaginare la velocità di questi 21.000, bene. Come noi sappiamo guardando i video, quando la sonda tocca l'atmosfera di Marte, l'atmosfera è praticamente aria, però a quella velocità diventa un muro. Quindi la sonda schiaccia tutti i gas dell'atmosfera, il gas compresso diventa rovente e si forma quello che noi vediamo, il cuscino, lo possiamo chiamare cuscino rovente, che mi sembra che si chiama onda d'urto. Però è incredibile che tu, quando guardi il video, in quello che mettiamo, è che la sonda... Sembra che lo scudo incandescente non tocchi la sonda, che ci sia uno spazio tra la sonda e lo scudo incandescente. E come cacchio è possibile? Com'è possibile? Com'è possibile che la sonda non venga bruciata da questo calore immenso?
Lo scudo ha vari livelli di protezione che io non sapevo, e spero di spiegarlo nel modo più preciso possibile, sbagliare un po' di cose perché non sono un ingegnere, però secondo me è abbastanza preciso. O comunque così come io me lo immagino. Quando lo scudo entra nell'atmosfera marziana, lo scudo ha un velo di aria ferma sulla superficie, e ogni oggetto che noi abbiamo qua sulla superficie ha un velo di aria ferma. Adesso la mia mano, se io muovo la mano così, se io metto della polvere su questa mano e io la muovo così, un po' di polvere se ne va. Ma com'è possibile che un po' di polvere rimane qua? Com'è possibile che un ventilatore che ha della polvere, la polvere non va via? Magari un po' di polvere va via, ma se il ventilatore va così tutta la polvere dovrebbe sparire. Questo perché è una legge della fluidodinamica, e perché su ogni oggetto c'è un velo di aria e la velocità di quell'aria sulla superficie è zero.
Quindi quando io faccio così, la velocità su questa superficie della mia mano è zero. Man mano che io aumento lo spazio tra la mia mano e qua, l'aria aumenta ed è più veloce. Quindi lo scudo, quando entra, ha uno strato di velo esattamente come la mia mano. E lo possiamo chiamare, possiamo immaginarlo come velo, un velo di aria. Come abbiamo detto, esattamente come la mano, più io mi allontano dalla mano, più l'aria è più veloce. Quindi se noi immaginiamo lo scudo, ok? L'aria che tocca lo scudo sulla superficie è ferma e lenta, man mano che io mi allontano dallo scudo è sempre più veloce. Quindi ce lo possiamo immaginare come strati. Quindi lo strato qua sulla mia mano è zero, la velocità. Qua un po' di più, qua un po' di più, qua un po' di più e qua un po' di più. Quando faccio così, no? Esattamente come il ventilatore.
Il ruolo di questo velo è di tenere le velocità degli altri strati di aria lontane dalla superficie. Perché se no cosa succede? Col ventilatore, se non ci fosse questo strato, andando così veloce anche il materiale si distruggerebbe. Un'altra cosa che fa questo velo di aria è che rallenta il calore. Un po' di calore passa attraverso questo velo d'aria, attacca la superficie dello scudo, stiamo sempre parlando a 21.000 km all'ora, quindi velocità pazzesche, questo calore attacca la superficie dello scudo, e sulla superficie dello scudo si crea una crosta carbonizzata che isola quello che sta sotto, quindi non fa bruciare il rover. Questa crosta esattamente è una crosta che si può togliere, esattamente una crosta come se tu fai bruciare un legno: fa la crosta, tu ci passi la mano e la crosta si toglie, quindi è molto fragile.
Ora, quando lo scudo termico è piccolo, no? Ci siamo fino qua? Quando lo scudo termico è piccolino, ad esempio come su Mars Pathfinder oppure anche sull'Apollo, anche se l'Apollo è arrivato molto più lento, questi strati di aria, i gas, attraversano questa superficie in modo ordinato, senza disordinarsi. Cosa vuol dire? Vuol dire, provo a immaginare, se io spengo una candela, appena la spengo, il flusso di aria è un po' ordinato, giusto? Non è che fa così subito, è un po' ordinato. Man mano che aumenta la distanza, comincia a fare così, comincia a fare dei mulinelli. E come mai non lo fa subito, lo fa dopo? Legge della fluidodinamica, perché il bastoncino, esempio di incenso, comunque la candela, comincia a creare dei mulinelli da 40-50 centimetri sopra il bastoncino.
Questo è importante perché succede esattamente la stessa cosa sullo scudo. Quando lo scudo è piccolino, l'aria che arriva, i gas che arrivano sulla superficie, fanno esattamente come la candela. L'aria passa ma non ha tempo per creare questi mulinelli. Quindi arriva in modo ordinato, arriva così, ordinato, e se ne va, ok? Esattamente come la candela. Quando lo scudo è enorme, i gas di aria che arrivano, arrivano in modo ordinato, poi, esattamente come la candela, man mano, man mano, man mano che si espandono sulla superficie, creano dei mulinelli, ok? Ma qua stiamo andando a 21.000 km all'ora. Cosa fanno questi mulinelli? Questi mulinelli rompono questo velo di aria che si crea.
Gli strati si mescolano, quindi lo strato più veloce, un po' più piano, un po' più piano e quello fermo si mescolano. Il velo si assottiglia sempre di più. Il calore che stava a qualche millimetro cosa fa? Arriva sulla superficie dalle tre alle sei volte più caldo rispetto a quello di prima. I gas veloci, creando questi mulinelli, cominciano a grattare lo scudo, questa crosta, e di conseguenza, grattando questa crosta, lo scudo si consuma molto di più, e questa è una cosa che continua: quindi questi mulinelli grattano la crosta, la crosta si riforma, grattano, grattano, grattano, e quindi si consuma molto di più, e di conseguenza, prima di attraversare l'atmosfera, lo scudo termico ciao ciao e il rover è finito.
Ora Adam decide che per lo scudo termico voleva usare un sistema di protezione termica basato su un materiale gommoso a base di sughero, che si era utilizzato per Viking e Pathfinder, quindi uno scudo termico molto più piccolo.5
21 Il Modello dell'Universo che Ognuno Porta in Testa
Il suo ragionamento è che le previsioni erano troppo pessimistiche, quindi se quel materiale aveva funzionato per Viking e Pathfinder, beh, avrebbe anche funzionato per Curiosity. Perché no? Il problema è che provano poi questo materiale. C'è questo specialista che si chiama James che gli comunica che: "Abbiamo provato il materiale che tu volevi", e lui era convinto di utilizzare questo materiale. Il materiale, semplicemente evaporato. Boom. Com'è possibile? Com'è possibile che un materiale che aveva già portato tre missioni sane e salve su Marte, ora si evapora? Perché Adam non aveva pensato ai mulinelli d'aria.
E che lo scudo era il più grande?
Esatto.
E quindi?
Mancano due anni dal lancio e non sapevano ancora come proteggere la sonda. E qui arriva per me la riflessione più bella, ovvero che il modello che abbiamo noi dell'universo non è l'universo. Adam scrive che "la lezione, se ce n'è una, è che il giudizio ingegneristico di nessuno è infallibile", e dichiara di credere in un universo determinato, un universo che esiste e che è ordinato da leggi che non si possono cambiare a piacimento. Quindi se l'universo è fisso, ok? Se è ordinato e non lo puoi cambiare, quando qualcosa va storto non è colpa dell'universo, è colpa tua, perché non hai abbastanza fatti, non sai neanche le cose che non sai, non sai i vari collegamenti dei fatti, non hai fatto la domanda giusta. Ma se l'universo è lì fuori e non puoi toccarlo, l'unica cosa che puoi fare nella tua testa è crearti la tua mappa dell'universo, che è una copia nella tua testa della mappa vera dell'universo. Lui la chiama un universo adiacente o surrogato, ovvero una mappa di tutto quello che sai. Ma non è la mappa vera dell'universo, perché non sai tutto, anzi sai quasi niente.
E quindi quando decidi, non decidi mai in base al modello giusto dell'universo, quello vero. Decidi sempre in base alla copia del tuo modello dell'universo. E la copia può essere sbagliata, perché non è l'universo reale. Ed è sbagliata senza che niente te lo segnali. Perché la copia la vedi, è nella tua testa, l'universo no. Esattamente come Adam. Lui ha fatto una decisione basandosi sulla sua copia dell'universo, ovvero il calore, la sonda. Ma l'universo, la mappa dell'universo, includeva i mulinelli, il fatto che rompevano la crosta.
22 Le Cose che Non Sai di Non Sapere
Ma lui non lo sapeva, non si sapeva. Quindi cosa possiamo fare? "Bisogna trovare un equilibrio attento tra la fiducia nelle parti dell'universo che conosciamo", quindi la nostra copia dell'universo, "e il sospetto verso l'universo che non conosciamo."
E richiama le tre categorie di Donald, che era segretario della Difesa degli Stati Uniti, e fa questo discorso che divide la conoscenza in tre categorie. La prima sono le cose che noi sappiamo di sapere: per esempio, sappiamo che il paracadute si apre a circa Mach 2,2. Le cose che non sai di non sapere, quindi non sai quanto sarà densa l'atmosfera di Marte quando lanci la sonda, però non hai la risposta, ma hai la domanda. Quindi le cose che non sai di sapere, ma hai la domanda. Giusto? Hai la domanda, e quindi la domanda può essere misurata, può essere scambiata, quindi non sai quanto è densa l'atmosfera, però ti puoi porre la domanda, perché sai il problema. E poi ci sono le cose che non sai neanche di non sapere, esattamente come i mulinelli. Non ti è mai passato per la testa, e non hai né la risposta e neanche la domanda.
E scrive: "L'arte dell'ingegneria, o dell'avere successo negli affari o nella vita, sta nel modo in cui si scovano le cose che non sai neanche di sapere e le trasformi in cose che sai di non sapere." Un buon gioco di parole. Nel senso, trasformi, trovi le cose che non sai neanche di sapere e le trasformi in cose che sai di non sapere, però puoi formulare la domanda. Perché quando puoi porre la domanda, ora puoi trovare una soluzione, ma come fai a trovare una soluzione quando non sai neanche che le cose esistono? Quindi il mestiere, scrive, non è eliminare l'ignoranza, è spostare di categoria. Non devi sapere la risposta, devi far emergere la domanda.
E qua scrive una cosa ancora bella. Le persone super intelligenti, quelli che all'università, alle superiori, prendono voti bellissimi, quelli che vincono i premi di fisica, tendono a sottovalutare questa cosa. E scrive: "Sono consapevoli della propria intelligenza. È il loro modello dell'universo. È un modello in cui quell'intelligenza prevarrà sempre." Adam dice che negli anni, nella scienza dei razzi, gli hanno insegnato l'umiltà, e che ogni tanto si ritrova comunque tra quelle file. Ovvero le persone intelligenti pensano che il loro modello sia quello giusto. Non sanno neanche che c'è un altro modello che non sanno. Quando in verità, come lui scrive, quando si progettano i razzi, quando si va nello spazio, tu non sai, sai quello che sai in base al tuo modello, ma la verità non la sai.
23 Perché al Controllo Missione Si Vede Solo il Passato
Quindi tutto quello che noi sappiamo è il nostro modello che ci siamo fatti durante la nostra vita. Il progetto...
Nel suo complesso ha richiesto circa dieci anni per arrivare fin lì. Comunque vada, loro, quindi Adam e la sua squadra e tutto il centro di controllo, non lo sapranno prima di sette minuti. Perché appunto... A parte il fatto che quando la sonda attraversa l'atmosfera non c'è nessun segnale radio, perché il calore blocca le onde, e quindi il rover non può mandare segnali verso la Terra per dire come stanno andando le cose, se lo scudo regge, se apre il paracadute o no. Quando esce dalla fase di atterraggio, il segnale ci impiega sette minuti per arrivare alla Terra, quindi apre il paracadute, manda il segnale che ha aperto il paracadute, ma nel frattempo sono trascorsi sette minuti, quindi quando arriva il messaggio il rover poteva già essere morto. Esatto, loro vedono il passato. Quindi, comunque vada, non lo sapranno prima di sette minuti. Quindi tanto tempo impiegano i dati a viaggiare tra Marte fino a noi, quindi sulla Terra.
Quindi arriviamo al conto alla rovescia. Siamo, otto e mezza, sono tutti davanti agli schermi, schermi accesi, e lui scrive: "Scatta il lockdown." Quindi due ore alla fase critica, cioè appunto è il momento in cui la sonda si spegne, smette di ascoltarli, non riceve più nessun comando e fa solo quello che loro gli hanno detto di fare prima di partire.
24 I Minuti in Cui Non Arriva Nessun Dato
Quindi tutta la procedura da A a Z per toccare il... il suolo di Marte. Quindi, "nove minuti prima di colpire l'atmosfera", quindi la sonda sta entrando verso Marte, "separazione dallo stadio di crociera". Quindi tutto l'aggeggio che la trasportava si separa e rimane solo il rover dentro lo scudo. "10:24, il guscio colpisce l'atmosfera", come dicevamo prima, "a 21.000 km orari, a una temperatura che arriva fino ai 5.000 gradi." E adesso lui scrive: "Adesso c'eravamo dentro, i momenti terrificanti in cui non arriva nessun dato e siamo soli con i nostri pensieri, in attesa della prossima notizia." Quindi perché appunto non... le onde non passano, troppo calore, quindi non sanno cosa sta succedendo. Dieci anni di vita e in quel momento non hanno la minima idea se la sonda potrebbe anche essere esplosa al primo contatto con l'atmosfera, non lo sanno.
Quindi la sonda esce dalla fase, diciamo appunto, di incandescenza, espelle lo scudo, gli arriva il segnale. Gli arriva il segnale che a 11 km di quota hanno aperto il paracadute, e scrive: "E ora il tempo accelera, e mi sento come se stessi scendendo lungo una pista da sci fuori controllo, con tutto che mi sfreccia accanto così in fretta che non riesco a starci dietro. Stiamo scendendo verso i 200 metri, all'altezza dei grattacieli più alti di Los Angeles, e io continuo ad aspettarmi che il disastro accada. E adesso ogni istante comincia a dilatarsi, e il tempo rallenta fino a quasi fermarsi." Entra in scena Sky Crane, e aspettano solo che il rover mandi il segnale. C'è un tipo nel centro di controllo che annuncia tutte le manovre che stanno accadendo, quindi sto tipo annuncia: "Siamo in Sky Crane." "A 22 metri dalla superficie, il rover esce dallo stadio di discesa e si cala in corda verso la superficie di Marte."
Quindi lui, quando il tipo annuncia la Sky Crane, inizia a contare. Perché loro sanno, da quando inizia la Sky Crane, quanto tempo ci impiega il rover ad atterrare, a sganciare i cavi, e lo zaino con i razzi a volare via. Quindi lui inizia a contare, a contare, a contare, e scrive: "Ce l'abbiamo fatta? Il nostro folle marchingegno per atterrare nella polvere marziana ha davvero funzionato? Continuo a contare, ma sono bloccato con quattro dita in aria. Cammino avanti e indietro, dovremmo stare tutti seduti, ma sedersi un cazzo. Cammino avanti e indietro, sono fatto così, cammino."
25 «Atterraggio Confermato. Siamo Sani e Salvi su Marte»
Adam continua a contare e scrive: "Gli occhi di tutti sono su di me, in attesa del segnale che io dica che può dirlo", quindi che può dare il permesso al tipo che annuncia le manovre di dire che cosa è successo.
E scrive: "Poi la cosa mi cala addosso davvero. Posso lasciare andare tutto il mio terrore e accettarlo. Gli faccio un cenno del capo che può dirlo", al, si chiama, sto tipo, "e dice: 'Atterraggio confermato. Siamo sani e salvi su Marte.' La stanza impazzisce, la gente si abbraccia, tutti urlano e io sono semplicemente sbalordito. Do un grande abbraccio a tutti quanti e all'improvviso sono completamente frastornato, e capisco perché i tennisti crollano a terra sul campo quando vincono Wimbledon. Questa cosa a cui abbiamo lavorato come una squadra per dieci maledetti fottutissimi anni, all'improvviso è semplicemente successa. Ed è successa magnificamente. Ha funzionato. Sembra irreale, surreale, impossibile, ma ha funzionato e basta."
E qua c'è una parte assurda, perché scrive, loro hanno fatto tutto sto bordello, ma allora basta, hanno finito. Via dalle scatole, perché scrive: "L'incombenza più grande e più felice in questo momento è passare il controllo ai piloti del rover nell'altro edificio. Da adesso in poi la creatura e loro vivranno secondo l'ora di Marte, indosseranno occhiali 3D e lavoreranno mentre il rover dorme per programmare ogni mossa che Curiosity farà il giorno dopo." Le ultime parole che lui parla sul palco: "Era stato un lavoro, il mio lavoro, un lavoro fottutamente straordinario, a tutto gas, che mi aveva chiesto tutto me stesso, ma pur sempre un lavoro. Non avevo fatto questo lavoro con qualche aspirazione consapevole di far progredire l'umanità o di scoprire il grande ignoto. Volevo solo far succedere qualcosa di figo. Mentre siedo sul palco mi rendo conto che era anche qualcosa di molto, molto di più. Era stato un enorme sforzo umano, era qualcosa della nostra umanità che mi era stato affidato. L'atterraggio, il nostro sforzo di esplorare, la nostra lotta per capire il nostro mondo, il nostro universo, noi stessi. Tutto era racchiuso in quello che avevamo appena fatto."
Bene, così è come vogliamo concludere questo episodio. Grazie mille per essere stato con noi, se sei arrivato fino qua. Se ti è piaciuto o hai imparato qualcosina, iscriviti, lascia un commento, ci dà una mano immensa. Abbiamo anche la nostra newsletter sul nostro sito inbuonacompagnia.com, dove puoi iscriverti, e dopo ogni episodio ti mandiamo le riflessioni principali e anche altre riflessioni, altre idee che non copriamo in ogni episodio perché non abbiamo tempo. Bene, grazie mille per essere stato con noi e ci vediamo al prossimo episodio.