01 Intro
Oggi ci immergiamo in altri essay di Paul Graham. Nell'episodio, mi sembra, numero 7 abbiamo fatto un episodio sull'essay che si chiama Come fare un lavoro eccellente. Sempre sul tema di come trovare e fare ciò che ci piace.
Se sei nuovo a questo progetto, noi siamo Marco e Francesco e ogni mese facciamo una cosa abbastanza semplice. Ci immergiamo in un libro, un saggio, un'idea di qualcuno che secondo noi ha fatto un lavoro molto bello nella sua vita e cerchiamo di condividere idee e riflessioni che secondo noi sono utili al nostro lavoro e alla nostra vita, sperando che siano utili anche a te.
Quindi benvenuto! Allora, il primo essay che io andrei a leggere e a vedere se ci sono delle belle idee è Come fare ciò che ami. Qua Paul comincia dicendo: per fare qualcosa bene, quella cosa ti deve piacere, devi amarla. L'idea non è nuova e può essere ridotta a quattro parole. Fai ciò che ami.
Ma dirlo non è sufficiente.
Farlo è molto difficile, anche perché se tu a tutte le persone che incontri ogni giorno gli chiedi: ma tu ami quello che fai? La risposta non è sempre sempre sì.
Ma magari è un sì, ma è un sì fasullo, è un sì fake.
02 Il Lavoro Visto Dai Bambini: Dolore Come Norma
Quindi una cosa molto rara. Ora Paul fa questo riferimento e dice che da bambini il mondo era diviso in due. Ci sono gli adulti, ci sono i bambini. Gli adulti vanno al lavoro e i bambini vanno a scuola. Ci sono dei momenti in cui gli adulti ti dicono di fare delle cose, quello è chiamato lavoro. E quando tu vuoi fare qualcosa che ti piace, vuoi giocare, quello si chiama giocare.
Divertimento.
Divertimento. E gli adulti sono tutti d'accordo che andare a scuola sia molto meglio che lavorare. E quindi un bambino impara presto che il lavoro è un lavoro, per definizione, non è un gioco. Quindi il lavoro in per sé è una cosa noiosa e c'è anche un pizzico di dolore che sembra una cosa normale.
E Paul scrive: "Sarebbe saggio dire loro che la noia non è la qualità definitiva del lavoro. Anzi, il motivo per cui devi lavorare su cose noiose ora è che così potrai lavorare su cose più interessanti nel futuro." Quindi Paul non sta dicendo che bisogna lasciare i bambini fare quello che vogliono, però sta anche dicendo che è bene dire loro che la noia non è la qualità principale del lavoro.
03 Perché Tutti Mentono Sul Loro Lavoro
E lui continua a fare dei riferimenti appunto quando lui era bambino e scrive: "Il mondo allora era diviso in due gruppi, adulti e bambini. Gli adulti, come una sorta di gruppo maledetto, dovevano lavorare. I bambini no, ma dovevano andare a scuola, che era una versione diluita del lavoro destinata a prepararci alla realtà." Poi appunto lui fa riferimento quando lui è bambino, poi cresce, arriva alle superiori e scrive: "Durante le superiori la prospettiva di un vero lavoro era davvero all'orizzonte."
E quindi quando sei alle superiori e quando comunque sei anche all'università, cosa succede? Ci sono magari le career fair, quindi ci sono gli adulti che vengono a parlare del loro lavoro. O magari fai anche un periodo di shadowing, quindi vai a vedere cosa gli adulti fanno.
E Paul ricorda quell'incontro e scrive che sembrava che tutti quanti apprezzassero quello che stavano facendo. E però Paul scrive che forse, in verità, solo una persona amava veramente il suo lavoro, che era il pilota di jet privato. Ma il direttore di banca che poi l'aveva incontrato, non credo che lo facesse veramente, cioè che amasse quello che faceva. E quindi si chiede: ma perché tutti quindi agiscono come se apprezzassero il loro lavoro?
Quindi esattamente quello che dicevamo prima, che magari è un sì, sto facendo quello che mi piace, ma in realtà è un sì fasullo. Quindi, perché uno dovrebbe mentire? E Paul risponde: "Dire che disprezzavi il tuo lavoro sarebbe stato non solo dannoso per la tua carriera, ma anche un passo falso da un punto di vista sociale." Quindi non solo ti autoattaccavi, ma attaccavi anche la tua professione, quindi il tuo ruolo sociale, cioè la tua carriera.
E infatti nessuno vuole avere nella compagnia, proviamo a immaginare il direttore di banca, che dice: ma in verità sì è indifferente, io in verità lo sto facendo perché mi pagano benissimo. Cioè non è una cosa che puoi dire. Il capo della banca che ti senti dire queste cose non è una cosa bella da dire e non puoi neanche dirlo ai bambini che sono venuti lì per capire come funziona veramente il mondo.
E poi c'è una terza componente, secondo me quella più importante. Molte persone copiano l'atteggiamento di chi ha fatto grandi cose. Tutti noi sappiamo: se prendiamo persone che ora sono considerate grandi, come può essere, facciamo un esempio, Steve Jobs o per esempio Phil Knight, tutti sanno che per fare un lavoro eccellente devi amarlo, devi amare quello che fai.
Infatti lui scrive: "Se devi apprezzare qualcosa per farlo bene, allora le persone di successo apprezzeranno quello che fanno."
Quindi si copiano le parole, ma non si copia veramente la sostanza. Si copiano le parole nel dire: sì, io amo quello che faccio. Però la sostanza dietro non c'è.
E Paul, per fare chiarezza su questo, lo scrive dopo. Io l'ho messo ora, perché ora stiamo parlando di decifrare se le persone stanno dicendo veramente la verità. Perché è una cosa molto dannosa per un ragazzo delle superiori. È dannoso perché tu capisci che la scuola precede il lavoro. La scuola in per sé è noiosa e quindi il lavoro in per sé deve essere anche noioso. Il lavoro ha una tinta di dolore e il lavoro è una cosa noiosa.
Però poi esci e vedi tutti quanti che dicono che amano quello che fanno. E quindi tu ti chiedi: ma com'è possibile? Allora c'è qualcosa di sbagliato in me? Io non appartengo a questo mondo?
Infatti lui scrive: "Non sono come queste persone, non sono adatto a questo mondo."
04 "Lo Faresti Anche Se Non Venissi Pagato?": Il Test di Paul Graham
E però la verità è che certi sì lo amano veramente, ma altri stanno solamente fingendo e ti dicono solamente delle bugie. E per far chiarezza su questo, Paul propone un test da fare. Che secondo me è verissimo ed è bellissimo.
Il test è questo: "Il test per capire se le persone amano quello che fanno è chiedersi se lo farebbero anche se non venissero pagati per farlo. Anche se dovessero lavorare in un altro lavoro per guadagnarsi da vivere. Quanti avvocati d'azienda farebbero il loro lavoro attuale se dovessero farlo gratuitamente nel loro tempo libero e prendere lavori diurni come camerieri per mantenersi?"
L'esempio che mi viene in mente è quello di Phil Knight. Perché mi viene in mente quello di Phil Knight? Perché quanto dovevi pagare Phil Knight per non fare quello che lui voleva fare? Quindi costruire questo sogno di questa azienda di scarpe? Non solo non potevi pagare, lui ha letteralmente pagato per cominciare. Grazie all'aiuto di suo padre è partito ed è andato in Giappone per convincere questa compagnia a importare delle scarpe da rivendere in America. Quindi ha letteralmente pagato per cominciare. Ma non solo ha pagato, per anni non guadagnava un centesimo. Anzi.
Era indebitato fino al collo.
Era indebitato fino al collo, ma aveva un altro lavoro per mantenersi e poi lavorava a questo sogno delle scarpe. Quante persone farebbero quello che Phil ha fatto col proprio lavoro? Quanti direttori di banca, quanti avvocati farebbero quel lavoro se si dovessero mantenere con un altro lavoro?1
05 Perché "Work-Life Balance" È una Frase Sbagliata
Quindi questo è il primo test, una cosa molto importante. Un'altra indicazione che queste persone stanno dicendo una bugia è se considerano vera questa nozione di work-life balance. Cos'è in per sé la nozione di work-life balance?
Di un bilanciamento tra lavoro e vita.
E qua Paul scrive: "Le persone che non hanno mai provato l'emozione di lavorare a un progetto che le entusiasma non riescono a distinguere questo tipo di lavoro a lungo termine da quello che si svolge nelle fabbriche di sudore. Questo è il motivo per cui è sbagliato insistere ossessivamente sul work-life balance. In effetti già solo l'espressione work-life balance contiene un errore. Presuppone che lavoro e vita siano distinti."
E continua a scrivere: "Per coloro per i quali la parola lavoro implica automaticamente l'imposizione di dover lavorare, lo sono." Quindi esiste questa distinzione tra work e life. "Ma per le altre persone che amano quello che fanno, il rapporto tra vita e lavoro sarebbe meglio rappresentato da un trattino piuttosto che da una sbarra."
Ecco questa appunto distinzione che tu dicevi, che la frase in realtà è sbagliata perché presuppone che lavoro e vita siano due cose distinte, mi è venuta in mente una frase di Armani, che abbiamo fatto secondo o terzo episodio: "Questo lavoro che per me è la vita è un atto continuo di amore." Quindi in realtà non esiste nessuna distinzione tra vita e lavoro. In per sé è la vita stessa. Esattamente.
06 Il Tempo Libero Non È La Ricompensa Per Il Dolore Del Lavoro
Ora però, questo non vuol dire che devi lavorare 24 ore su 24. Non è questo che Paul sta dicendo. Non sta dicendo che vivere è lavorare.
Le persone che considerano il lavoro il lavoro e il tempo libero il tempo libero non amano veramente il loro lavoro, perché il tempo libero è un escape, è una cosa che tu fai per mandare via la sofferenza del lavoro. E quindi ora nel tempo libero ti rilassi, hai tutti i piaceri improduttivi. E poi la domenica arrivi e dici: porca miseria, il lunedì devo di nuovo andare a lavorare.
Quindi è chiaro che il sabato e la domenica è un momento di relax, è un momento di "già finalmente non devo lavorare". Il lunedì arrivi e devi andare a lavorare e quello è un momento di sofferenza. E quindi c'è questa distinzione.
Quello che Paul sta dicendo è che questa distinzione per le persone che amano quello che fanno non esiste. Il tempo libero è solamente un momento dove tu ti puoi rilassare perché continuare a fare quello che fai potrebbe essere una cosa controcorrente. Perché il tuo cervello non è che può lavorare 18 ore al giorno, quindi dopo un certo punto fai solo errori. Quindi è meglio che ti riposi, ti rilassi, però quel momento non è una ricompensa per questo lavoro che tu hai fatto. Non è una ricompensa per la sofferenza del tuo lavoro. È un momento dove tu ti puoi rilassare perché non vedi l'ora di tornare a lavorare. Questa secondo me è la differenza che Paul fa.
07 I Genitori Bugiardi: Quando L'Altruismo Insegna Che Il Lavoro Fa Male
E poi Paul aggiunge, scrive: "I bugiardi più pericolosi sono spesso i genitori stessi." Ecco. "Se accetti un lavoro noioso", non sei d'accordo? Assolutamente no. Ok, aspetta, anch'io ho fatto una riflessione.
Qua scrive: "Se accetti un lavoro noioso per dare alla tua famiglia un alto tenore di vita, come tante persone fanno, rischi di infettare i tuoi figli con l'idea che il lavoro sia noioso. Forse sarebbe meglio per i bambini se i genitori non fossero così altruisti. Un genitore che dà l'esempio di amare il proprio lavoro potrebbe aiutarli di più di una casa costosa." Il mio commento qua è stato: troppo facile.
Troppo facile parlare.
Ok, perché?
Eh, perché è troppo facile dire dall'esterno quando magari appunto un genitore fa i sacrifici per poter permettere un tenore di vita ai suoi figli diverso da quello che lui ha avuto, mandarlo alle migliori scuole possibili, permettergli di fare quello che vuole, qualsiasi sport, qualsiasi attività, di coltivare qualsiasi passione.
Sì, è vero, magari il genitore si sta sacrificando facendo un lavoro che non ama, facendo un lavoro doloroso e noioso. Perché se non si sacrificasse il genitore, ok? Di conseguenza il figlio sarà nella stessa posizione. Un conto è fare un lavoro che non ti piace, essere altruista e spiegare a tuo figlio perché lo stai facendo. Che è giusto che lui faccia un lavoro che ami, ma io genitore non lo sto facendo per permettere a lui in un futuro di fare ciò che ama.
Questo sono d'accordo. Però io qua ho fatto due distinzioni. La prima distinzione è che secondo me questo ragionamento non funziona quando la famiglia è povera.
Assolutamente.
Quindi vivi in un appartamento piccolissimo, in un ambiente che non è sicuro, quindi se il genitore deve fare qualsiasi cosa per poter dare sicurezza alla famiglia, in questo caso secondo me è una cosa molto bella, una cosa dignitosa, perché il genitore sta facendo qualsiasi cosa, ma il figlio lo capisce.
La seconda distinzione, dove secondo me Paul ha ragione, è che quando c'è già un benessere, una casa più grande, una macchina di più, non può compensare un papà che è amareggiato, ok? Che lo vedi che non è felice. Non può compensare questa cosa qua.
In più, secondo me, c'è anche la differenza di come il genitore parla del lavoro. Se il genitore dice: guarda, io sto facendo questo perché voglio che tu nella tua vita possa avere una vita migliore della mia. È un conto. C'è l'altra faccia della medaglia dove il genitore dice: che vita di merda. Se il bambino sente sempre dire queste cose qua, è normale che lui pensa, allora il lavoro è dolore, è sofferenza.
Se il genitore deve andare a fare il contadino, perché è quello che può fare, tu lo vedi che lui sta sgobbando per darti una qualità di vita superiore. Ma quando hai già la casa grande, però questo è anche difficile, perché il benessere del genitore è arrivato grazie a quel lavoro e quindi i genitori continuano a fare quel lavoro, ma lo vedi che comunque è amareggiato perché non ama fare quella cosa lì.
08 All'Università: Da "Guadagnarsi Da Vivere" a "Dare Un Contributo"
Bene, poi Paul Graham scrive, quindi abbiamo fatto praticamente bambino, asilo, superiori e ora università, e scrive: "Non fu fino a quando ero all'università che l'idea di lavoro si liberò finalmente dall'idea di guadagnarsi da vivere." E qua secondo me arriva una delle definizioni più belle.
"Allora, la domanda importante non era più come fare i soldi, ma su cosa lavorare. La definizione di lavoro era diventata dare un contributo originale al mondo e nel processo non morire di fame. Però, dopo tanti anni di abitudine, quindi di quelli che parlavamo prima, la mia idea di lavoro includeva ancora una componente di dolore. Il lavoro sembrava ancora richiedere disciplina, perché solo i problemi difficili davano risultati grandiosi, e i problemi difficili non potevano assolutamente essere divertenti."
Quindi io, ora in realtà, la frase su cui volevo soffermarmi è appunto fare qualcosa, un lavoro che amo, che però è un contributo al mondo e nel processo, questa parte qua mi è piaciuta, "e nel processo non morire di fame", quindi nel senso che io lo faccio non per i soldi, ma perché voglio dare un contributo non solo a me stesso, ma soprattutto alla società e agli altri.
Questa è una bella frase.
È bellissima.
E poi qua però fa una differenza, che certe volte queste cose combaciano, nel senso tu vieni pagato per fare quello che ami e riesci ad avere una vita grazie a questo, ma molte volte queste due domande non combaciano. Certe volte è necessario che tu faccia un qualcosa per pagare le bollette e poi nel frattempo ti dedichi a quello che ami, naturalmente sperando che tu conosca quello che ami.
09 Fare Ciò Che Ami Non Significa Quello Che Vorresti Fare Adesso
Quindi ora passiamo alla parte successiva. Tu hai parlato di fare quello che amo, giusto? E lui scrive: "Fare quello che ami non significa fare quello che vorresti fare di più in questo esatto momento." E qua c'è una metafora bellissima. "Anche Einstein probabilmente aveva momenti in cui voleva prendere una tazza di caffè, ma si diceva, ok, devo stare qua e scrivere le equazioni sulla relatività."
Fare ciò che ami non vuol dire che lo faresti per 365 giorni all'anno, 24 ore su 24. Ovvio che in alcuni momenti vuoi alzarti, andare a fare una passeggiata, correre in mezzo al bosco. La regola su fare quello che ami presuppone una certa lunghezza di tempo. Non significa fare quello che ti rende più felice in questo secondo, in questo momento, ma significa fare quello che ti rende più felice su un periodo più lungo.
Quindi pensare a lungo termine. Quindi ovvio che in questo momento preferisco andare a prendermi un caffè al bar con i miei amici, ma a lungo termine coltivare questo progetto è molto più importante che andare a prendersi un caffè. Ora questo esempio è molto semplice.
No però è vero. Qua scrive, dopo un po', qua scrive: "I piaceri improduttivi sbiadiscono. Dopo un po' ti stanchi di stare stagliato sulla spiaggia. Se vuoi rimanere felice, devi fare qualcosa."
E con i miei appunti ho messo una parentesi e ho scritto: questa è la cosa più vera del mondo. Cioè io non avevo mai pensato ai piaceri come improduttivi, però è vero, ci sono piaceri improduttivi.
Infatti lui dice che tu devi amare il lavoro più di qualsiasi piacere improduttivo. Perché quel lavoro è il tuo piacere. Devi amare quello che fai abbastanza che il concetto di tempo libero sembri errato.
10 Quando Il Dolore Diventa Normale: Si Perde La Bussola
Però ritorniamo un attimo a quello che hai detto te, che all'università lui, anche se lui pensava che per fare un grande lavoro devi risolvere problemi difficili, lui pensava: beh i problemi difficili comunque richiedono disciplina. Quindi c'è sempre una tinta di dolore nel lavoro.
Io secondo me sono d'accordo.
Sì, è vero. Assolutamente. Però qua fa una distinzione che dice, scrive: "Se pensi che qualcosa debba far male, è meno probabile che tu noti se stai sbagliando. Questo riassume la mia esperienza della scuola di specializzazione." Ti faccio un esempio. Arriva domenica e lui mi dice di andare a lavorare. Se tu pensi che quella cosa debba far male...
Ah, intendi che sia giusto che faccia male.
Esatto, che debba far male. Perché tu non ci hai mai pensato. Tu sei convinto che il lavoro è il lavoro, quindi è dolore, quindi è normale che lunedì io non voglia andare a fare quella cosa lì. Ma dopo un po', dopo anni che passano...
Diventa normale.
Diventa normale e quindi è probabile che tu non noti se stai sbagliando. Vuol dire, è probabile che perdi la bussola. Quindi dici: questa è una cosa normale, vent'anni passano e ti svegli e dici: oh, sono ancora qua. Però perdi la bussola. Magari quella bussola ti sta dicendo: guarda che questa cosa non va bene, magari c'è qualcos'altro là fuori. Questo secondo me mi è piaciuto molto.
11 "Wow, Ma Per Chi?": Il Giudizio Che Conta È Quello Del Tuo Cerchio
Abbiamo detto che il limite inferiore è quello dei piaceri improduttivi, che non devono servire come svago, come "sono libero dalla sofferenza", ma come periodo per ricaricarci, per tornare a fare quello che davvero siamo concentrati a fare.
Bene, se il tuo lavoro non è la tua cosa preferita da fare, scrive Paul, "avrai terribili problemi con la procrastinazione. Dovrai costringerti a lavorare e quando ricorri a quello i risultati sono decisamente inferiori." E anche questa è la cosa più vera del mondo.
"Per essere felici", questo è quello che scrive Paul, "penso che devi fare qualcosa che non solo ti piace, ma che ammiri." Quindi che quando l'hai fatto dici: wow, ok, figo, ok, è migliorabile, si può fare di meglio, però, figo, wow, interessante quello che sto facendo.
E poi lui continua: "Quindi una cosa che per poco non rientra in questa procedura, quindi dei piaceri improduttivi, eccetto per alcuni appunto libri di matematica e scienze, che non c'è un test su quanto bene hai letto il libro. Ed è per questo che semplicemente leggere i libri non sembra proprio un lavoro. Devi fare qualcosa con quello che hai letto per sentirti produttivo."
Eh, assolutamente.
Quello che stiamo facendo noi. Se tu ci pensi, ok, io prendo un libro, va bene, non è considerato un piacere improduttivo, però comunque dopo che hai letto il libro...
Non fai niente.
Hai letto il libro.
Leggere qualcosa è cambiare il tuo comportamento.
Devi fare qualcosa con quello che hai letto per sentirti produttivo.
Però un'altra cosa, questa qua, importante, che tu stai dicendo, wow, questa cosa è fighissima, ma per chi? Per te! Per te e per le persone nel tuo cerchio che rispetti e ammiri, non per sconosciuti.
No, no, no, no.
Quello che Paul sta dicendo è che non si riferisce a dire "wow, che figo" a sconosciuti, ma neanche ad amici in generale. Si riferisce ad amici, persone scelte da te, che tu conosci e di cui rispetti il giudizio, che potrebbero essere tre persone, potrebbe essere la tua ragazza, due o tre amici e basta. Tutto il resto non importa. Se loro pensano: oh, wow, che figo quello che sta facendo questo ragazzo, non importa. È più importante che le persone vicino a te possano pensare: wow, che figo!
12 Le Quattro Sirene Che Portano Fuori Strada: Prestigio, Denaro, Inerzia
Infatti qua passiamo appunto alle sirene, cioè ai campanelli di allarme. Io ne ho messi quattro. Questo che abbiamo citato è uno di questi, cioè lui scrive: "Quello che non dovresti fare è preoccuparti dell'opinione di chiunque al di là dei tuoi amici o comunque delle persone a te care. Non dovresti preoccuparti del prestigio. Il prestigio è l'opinione del resto del mondo. Quando puoi chiedere l'opinione di persone il cui giudizio rispetti, cosa aggiunge considerare l'opinione di altre persone, quindi considerare le opinioni di persone che non conosci, di sconosciuti, quando hai già il supporto di chi conta davvero?"
Scrive: "Questo è un consiglio facile da dare e difficile da seguire, specialmente quando sei giovane. Il prestigio è come un potente magnete che distorce persino le tue convinzioni su ciò che ti piace. Ti spinge a lavorare non su ciò che ti piace, ma su ciò che ti piacerebbe che ti piacesse." Quindi, fa un esempio dei romanzieri, dice...
"Ecco cosa porta le persone a provare a scrivere romanzi, per esempio. A loro piace leggere romanzi. Notano che le persone che li scrivono vincono il premio Nobel. Cosa potrebbe essere più meraviglioso, pensano, che essere un romanziere? Ma l'idea di essere un romanziere non basta. Devi amare il vero lavoro di scrittura di romanzi. Se vuoi essere bravo, devi amare inventare bugie elaborate." Quindi ami essere un romanziere perché c'è del prestigio, perché magari puoi vincere il Nobel.
Ecco, poi qua segue una frase di cui ne abbiamo parlato nel primo episodio di Soldini, cioè "il prestigio è solo ispirazione fossilizzata". E poi, questo è davvero importante: "Se fai qualsiasi cosa abbastanza bene, sarai tu a renderla prestigiosa."
Quindi quello di cui tu parlavi di Soldini, che andare in barca a vela, fare il pirata, navigare in mezzo agli oceani, non è prestigioso, o almeno adesso magari sì fare le regate. Però al tempo di Soldini, quando lui ha iniziato, non era assolutamente prestigioso. Però Soldini l'ha fatto talmente bene, con così tanta passione, che è stato lui a renderla prestigiosa ed essere il primo italiano, o comunque la prima persona non francese, in un equipaggio non francese, a vincere il Giro del Mondo.
E ora è prestigioso.
E ora costruisce le barche con Ferrari. Quindi, "fai semplicemente ciò che ti piace e lascia che il prestigio si prenda cura di te."
E poi anche scrive: "Il prestigio è particolarmente pericoloso per gli ambiziosi. Se vuoi far perdere tempo alle persone ambiziose con commissioni, il modo per farlo è mettere il prestigio come esca. Questa è la ricetta per invitare a conferenze le persone, scrivere prefazioni, far parte di comitati, essere capi di dipartimento e così via."
Quindi far credere alle persone che se fai quella determinata azione sarai prestigioso.
"L'altra grande forza che porta le persone fuori strada è il denaro. Il denaro di per sé non è così pericoloso. Quando paga bene, ma è guardato con disprezzo, come ad esempio la prostituzione, non attrae le persone veramente ambiziose, attrae solamente le persone che devono guadagnare." E Paul dice: "Suggerisco, evita qualsiasi campo in cui le persone dicono questo. Il pericolo è quando il denaro si combina con il prestigio, come nel diritto societario o la medicina. Una carriera relativamente sicura e prospera, con un certo prestigio di base, è pericolosamente tentatrice per una persona giovane che non ha pensato molto a ciò che le piace veramente."
Io qua ho scritto una cosa importante. Paul non sta dicendo che la medicina sia una cosa che non bisogna fare. Lui sta dicendo che per una persona che non ha pensato a ciò che vuole veramente, se tu gli metti un qualcosa di prestigioso e del denaro è quasi impossibile da resistere, non sapendo neanche cos'è quel lavoro. Tu lo vedi da fuori e vedi solamente: pagato bene, è prestigioso. Prestigioso cosa vuol dire? L'opinione di altre persone, quindi già tu magari fai un lavoro perché è prestigioso ma perché sei preoccupato dell'opinione delle altre persone, di persone che non contano neanche. E in per sé ci metti i soldi, boom.
E poi ho scritto un'altra, l'ultima è la pura inerzia. Cos'è l'inerzia? È quando un oggetto si muove alla stessa velocità e poi c'è qualcosa che lo ferma. E funziona secondo me esattamente come le persone. Puoi immaginare, hai studiato, hai fatto gli esamini, sei laureato, hai fatto il praticantato, hai aperto un piccolo studio, ora sei un avvocato. Arrivi a una certa età, ti fermi, ti fai delle domande.
Le prime domande sono: sto facendo questa cosa perché l'amo? Io me le faccio sempre queste domande. Comunque, se tu ci stai ascoltando e hai questo lavoro, prova a farti queste domande. Sto facendo questa cosa perché la amo? La farei anche se non venissi pagato? Lavorerei in un altro lavoro per continuare a farla? Il mio lavoro mi piace più di qualsiasi piacere improduttivo, più di qualsiasi altra cosa dove il concetto di tempo libero, di svago non esiste per me? Nel mio tempo libero vorrei esattamente fare questo?
13 La Sunk Cost Fallacy: Perché Continui A Fare Quello Che Non Ami
E poi un'altra domanda che ti fai è questa. Se le risposte sono un po' confuse, allora sto facendo questa cosa perché sono su questa strada già da 20 anni e se mi fermo ora sarebbe veramente da stupido. Penserei: ho buttato 20 anni per arrivare qua e ora... non lo so, c'è qualcosa di... non lo so, non capisco bene.
E qua c'è un meccanismo psicologico che si chiama sunk cost fallacy, quindi la fallacia dei costi sommersi. È una vera e propria illusione del cervello dove tratta il tempo che già ha speso come qualcosa da proteggere, quando in realtà non esiste più, è già andato.
Un esempio concreto: sei un ingegnere, hai 40 anni, hai fatto tutto un percorso. Non è che hai spiegato, hai lavorato 20 anni per diventare quella cosa lì e poi a un certo punto sei una persona diversa da quando hai cominciato, quindi sono passati 20 anni, sei una persona diversa e magari quel lavoro che hai... semplicemente ti accorgi che... non ti piace più, esatto. Hai due opzioni, o vuoi diventare uno scrittore ad esempio, possiamo mettere qualsiasi tipo di carriera, in questo caso diciamo che questo ragazzo vuole fare lo scrittore.
O ricominci completamente da capo,
oppure continui a fare quello. La maggior parte delle persone continuerebbe ad avere vent'anni, non di sofferenza, ma di qualcosa che non va bene grazie a questa sunk cost fallacy. Quindi il cervello cerca di proteggerti e cerca di proteggere quegli anni come se fosse un qualcosa che esiste ancora.
Però comunque secondo me torniamo al discorso di prima, cioè il fatto di essere altruisti, quindi fare qualcosa che non ci soddisfa per il bene di qualcun altro. Cioè ok, va bene fare quello che mi piace, fare quello che amo, magari dopo un percorso lunghissimo capisco che non è il mio percorso, ma comunque so che quella posizione mi dà stabilità e mi permette appunto di essere altruista verso appunto i miei figli, ci sta che non cambi. Torniamo sempre al discorso di prima dei genitori, di essere altruisti.
Sì, ma ci sono tante strade oggi. Puoi sempre fare come Phil Knight. Perché non puoi fare come Phil Knight? Continuare quella cosa lì e poi nel frattempo cercare di scoprire altre strade.
Sì, esatto. Come dici tu, quando Phil Knight è iniziato non aveva una famiglia. Però quando poi ha messo su famiglia, lui definisce comunque la sua vita instabile. Ma non per il fatto che non avesse entrate, per il fatto che la sua azienda era instabile perché dipendeva da qualcun altro, cioè in questo caso la Onitsuka che doveva mandargli le scarpe. Però comunque quando ha messo su famiglia sapeva che se l'azienda fosse fallita sarebbero stati cavoli amari per la famiglia. Infatti molte volte si chiede se magari era meglio se fosse tornato a fare il contabile piuttosto che fondare la sua azienda. Però appunto non tutti sono come Phil, secondo me è anche una questione di coraggio e di rischiare.
Ma tu stai parlando di questo, di quello di cui sto parlando della sunk cost fallacy?
Sì, del fatto che dopo tanto tempo ti rendi conto che magari non è esattamente...
Ma questo lo applichiamo alla carriera, può essere applicato a qualsiasi cosa. Può essere applicato anche alla tua relazione personale.
Ah, ok, a caso sì.
Stai per vent'anni con una persona, poi ti rendi conto che non è la persona giusta, ma ci continui a stare perché hai speso degli anni. Il tuo cervello ti sta cercando di proteggere, perché quello è il ruolo del nostro cervello, di proteggerci. E quindi pensi che quegli anni siano qualcosa da proteggere. Però secondo me ci sono esempi di persone che hanno scoperto quello che vogliono fare dopo nell'età, che siano i 40, che siano comunque i 50 anni. Anche perché secondo me è molto più facile cambiare dopo. Se mai dipende. Beh, se hai già una posizione, una posizione, se hai già, se parliamo, perché stiamo parlando di soldi.
Esatto, se stai bene lo puoi fare.
Quindi se stai bene.
Se non stai bene no.
No, se non stai bene no.
14 Perché Un Grande Lavoro Richiede Meno Disciplina Di Quanto Pensi
Quindi tu prima parlavi anche della disciplina. Quindi sì, è vero, fare un gran bel lavoro richiede disciplina, perché comunque il dolore c'è. Però Paul scrive: "In realtà fare un grande lavoro richiede meno disciplina di quanto la gente pensi." Perché? "Perché il modo per fare un grande lavoro è trovare qualcosa che ti piace così tanto che non devi costringerti o autoconvincerti di farlo."
"Alcune persone hanno la fortuna di sapere cosa vogliono fare quando hanno 12 anni." Bene, in quel caso è vero, semplicemente si siedono sul treno e seguono i binari, perché hanno la fortuna. Paul lo scrive, è una fortuna, sei fortunato, perché sei già fin da piccolino quello che vuoi fare, quindi segui i binari, hai il percorso, fin quando non arrivi lì.
"Perché molto spesso le persone fanno grandi cose durante la loro carriera come una pallina da ping pong." Quindi rimbalzano, rimbalzano, rimbalzano, vanno a scuola per studiare A, abbandonano e trovano un lavoro facendo B e poi diventano famose per C. "Ovviamente, come spesso accade, dopo averlo intrapreso come hobby."
Infatti, qua c'è una frase che rispecchia molto Paul, cioè: "Molte persone che fanno grandi cose iniziano con delusioni, mentre cercano la loro nicchia."
15 La Traiettoria A Ping-Pong: Cercare La Tua Strada O Essere Pigro?
Perché qua sta facendo riferimento. Va bene che molte persone hanno questa traiettoria da ping pong, quindi provano tante cose, ma come fai a distinguere se stai cercando di trovare la tua strada o stai semplicemente cambiando per pigrizia, perché questa cosa è troppo difficile? E questa è la differenza che lui fa.
È bene dire: ok io sto facendo questo, ma è troppo difficile. Però un'altra cosa, in questo caso è pigrizia. Quindi come fai a capire che stai veramente cercando la tua strada, anche se la tua traiettoria è a ping pong? Il primo indizio è che molte persone che fanno grandi cose iniziano con delusioni, mentre cercano la loro nicchia. Quindi, in per sé, se tu stai facendo qualcosa e c'è una delusione, è un segnale che ci stai provando seriamente. Perché in quel caso un'altra persona direbbe: delusione, ciao ciao, provo un'altra cosa. Quindi in questo caso, per pigrizia, per non accettare la delusione, tu provi un'altra cosa.
Bene, e come faccio a capire se sono pigro o no? Poi scrive...
"Un modo è cercare di fare un buon lavoro in qualsiasi cosa tu stia facendo, anche se non ti piace. Allora almeno saprai che non stai usando l'insoddisfazione come scusa per essere pigro. Forse più importante, entrerai nell'abitudine di fare bene le cose." Quindi impegnarsi a fare bene le cose, anche quando stai facendo qualcosa che non ti piace, quando arriverai e troverai la cosa che ti piace fare, sarai già abituato a fare le cose fatte bene.
"Se hai un lavoro diurno che non prendi sul serio perché pianifichi di diventare un romanziere, stai producendo, stai scrivendo pagine di narrativa, anche brutte, finché produci, saprai che non stai semplicemente usando come oppio la visione nebulosa del grande romanzo che pianifichi di scrivere un giorno."
E qua mi viene in mente quello che dicevi prima, che è vero sì che se tu hai una famiglia e quello che fai non è veramente la tua strada nella vita ma lo stai facendo perché devi pagare le bollette, devi sostenere tutto questo ambaradan,
ma allo stesso tempo stai facendo qualcosa.
16 Come Produrre Sempre, Anche Quando Quello Che Esce Fa Schifo
Allo stesso tempo comunque tu puoi sempre far vedere ai tuoi figli che tu stai producendo. Tu vuoi diventare un romanziere? Io sto scrivendo pagine e pagine di romanzi. Cioè questo è possibile, non è che sia impossibile. Ma cosa vuol dire che è impossibile? Non è impossibile. Però questo dà un grande segnale secondo me ai figli che ti vedono lavorare. Voglio fare il falegname, che ne so. Voglio fare il pittore. Guarda quante cose sto producendo.
E qua Paul scrive: "Produrre sempre scoprirà il lavoro della tua vita nel modo in cui l'acqua, con l'aiuto della gravità, trova il buco nel tuo tetto." E produrre sempre vuol dire anche che produci quando qualcosa è brutto. Perché se tu ti imponi, cioè produrre sempre non è che vuol dire che produci qualcosa che è subito bellissimo. Produrre sempre vuol dire che ti imponi che ogni giorno devi produrre qualcosa, anche se brutto. E se ti imponi quella cosa, automaticamente cominci a gravitare verso le cose che ti vengono più naturali.
Un esempio che mi viene in mente è di Phil Knight, non so perché stiamo menzionando Phil Knight in ogni...
Vabbè perché questa è la più bella che abbiamo fatto fino adesso.
Quando sono nel convegno, non nel convegno, nello stand, nella fiera di Chicago, quando gli arrivano le scarpe, le prime Nike, facevano schifo. Però in quel caso lui sta continuando ad andare avanti, sta continuando a produrre. Perché lui dice: beh ci sono due domande che una persona si fa quando guarda il proprio lavoro o quello che vuole fare. Uno è: che cosa voglio fare? E l'altra domanda è: cos'è possibile per me fare? Cos'è realistico?
E in qualche situazione è vero dire: beh io non posso farlo. Non posso farlo perché diciamo che alla domanda "cosa voglio davvero fare?" Voglio diventare un giocatore di basket. Beh, non è realistico che io lo possa fare. Non sono fisicamente strutturato per giocare a basket. Voglio vincere i 100 metri e vincere le Olimpiadi. Non è realistico. Magari è realistico per una persona, ma per me non è realistico. Non sono così veloce e non sono fisicamente strutturato così.
Ma per la maggior parte delle cose che non includono un'abilità fisica, di solito un'abilità mentale, è possibile.
17 Perché L'Abisso Tra "Quel Che Voglio" e "Quel Che Posso" Spegne L'Ambizione
Il problema è che se io dico ad esempio voglio imparare a suonare il piano come Ludovico Einaudi, è possibile che mi posso avvicinare dopo 10-15 anni di pratica a Ludovico Einaudi? Boh, se pratico per 10-15 anni è possibile che mi posso avvicinare alle sue capacità. Magari non diventare come lui, ma diventare simile, oppure un filino più vicino di quanto sono ora.
Il problema è che tu quel giorno dici: è possibile? Sì dai che è possibile, sono seduto sul mio divano, ho appena mangiato, ho preso un caffettino e dici: ah possibile, fantastico. E il giorno dopo comincia a suonare e dici: porca miseria, questo è più difficile, è molto più difficile di quello che pensavo. E quindi guardi ora quel giorno, sto suonando porca miseria, guardi quindici anni per diventare come lui un abisso.
E guardare quell'abisso fa malissimo. Perché chi è che vuole essere un fallimento?
Per quindici anni.
Per quindici anni. E quindi cosa succede? Abbassi, ti autocensuri. Abbassi le aspettative e ti dici... Io fare il pianino, no, non voglio veramente diventare come Ludovico Einaudi. Questo è un esempio, puoi applicarlo a qualsiasi tipo di cosa. Non voglio veramente essere così bravo. Perché guardare quell'abisso ti fa malissimo.
E qua Paul scrive, ad esempio: "Se chiedessi a persone a caso, per strada, se vorrebbero essere in grado di disegnare come Leonardo, scopriresti che la maggior parte direbbe qualcosa di tipo: oh, io non so disegnare. Questa è più una dichiarazione di intenzione che un fatto, significa non proverò. Il fatto è che se prendessi una persona a caso per strada e in qualche modo la facessi lavorare duramente quanto possibile al disegno, per i prossimi 20 anni avrebbe un progresso sorprendentemente lontano, ma richiederebbe un grande sforzo morale. Significherebbe guardare", come hai detto te, "in faccia il fallimento ogni giorno per anni, e così per proteggersi le persone dicono: non posso."2
18 "Qualcuno Deve Fare i Lavori Spiacevoli": La Risposta di Paul Graham
Ora, se tutti provassero ad applicare questi consigli, ok? Magari molte più persone sarebbero in grado di fare quello che amano davvero. E Paul scrive: "Il problema è che una frase che si sente spesso è che non tutti possono fare il lavoro che amano, perché qualcuno deve fare i lavori spiacevoli." E io ho letto questa frase e ho detto: minchia. È verissimo, e perché allora?
E lui scrive: "In realtà, nessuno costringe nessuno", cioè non è che c'è una legge che impedisce a tutte le persone di fare, che ne so, di fare il contadino, un esempio stupido, oppure di fare l'alpinista, oppure di entrare nell'esercito. L'unico motivo per cui le persone fanno qualcosa che non amano è quello che abbiamo parlato fino adesso. Cioè sono il denaro e il prestigio che le guidano, che le incoraggiano a fare quello che non amano.
Però ok, ora prendiamo l'esempio di una persona che raccoglie l'immondizia. Come si può chiamare il lavoro di quella persona lì?
Netturbino.
Netturbino? E come si applica in questo caso?
È che non può fare nessun'altra cosa e lo fa per denaro, per essere pagato, per guadagnarsi da vivere. Non penso che lo farebbe se non venisse pagato.
Però in questo caso lui sta dicendo che non tutte le persone, però ci deve essere comunque qualcuno.
Sì, ma non è che lo fa perché è obbligato dalla società. Cioè, in realtà da un lato sì, perché ha bisogno di vivere, ha bisogno di soldi. Però nel senso, non è che... quello che Paul intende è che non c'è nessun meccanismo che costringe le persone a fare determinati lavori, ok? Non c'è una legge che decreta che 30.000 persone in Italia debbano fare i netturbini. Ma appunto lo fanno perché devono guadagnarsi da vivere. E quindi questo guadagnarsi da vivere viene velato sotto forma di denaro e prestigio. O magari ho solo denaro, solo prestigio, in questo caso solo denaro.
E quindi qual è il punto che lui fa? Cioè qual è l'idea qua?
È che se un lavoro non è necessario e le persone riescono a trovare un modo per non farlo, semplicemente sparisce. Gli esempi che lui fa sono i servitori. Nel 1600, nel 1700 comunque i servitori domestici c'erano, non ce n'era davvero bisogno, però era un modo per guadagnarsi da vivere. Col corso del tempo questa professione è sparita perché non è più necessaria, perché appunto quelle persone hanno trovato qualcos'altro di magari più piacevole per guadagnarsi da vivere. Quindi se quella professione non è essenziale per l'umanità prima o poi sparirà.
Ecco, secondo me il netturbino è essenziale, perché comunque va in giro a estrarre lo sporco. Quindi ricollegandoci a questo fatto del non tutti possono fare il lavoro che amano, quello che Paul scrive è che bisogna comunque guadagnarsi da vivere. Ed è difficile essere pagati per fare un lavoro che si ama. E ci sono due percorsi per riuscire a raggiungere questa destinazione. Questo è davvero bello, non ci avevo mai pensato.
Anche perché, aspetta, un lavoro che è più piacevole viene pagato di meno, un lavoro che è meno, non è proprio così piacevole viene pagato di più. Ad esempio, un investment banker.
È un suicidio farlo, cioè devi dedicare la tua vita.
E viene pagato tantissimo. Un insegnante, che magari è un bel lavoro da fare, viene pagato pochissimo.
19 I Due Percorsi: Organico vs Due Lavori (Come Einstein)
Quindi ci sono due percorsi per raggiungere questa destinazione. Il primo: il percorso organico. "Mentre tu diventi sempre più affermato, gradualmente aumenti le tue parti del lavoro che ti piacciono a scapito di quelle che non ti piacciono." Quindi comunque inizi un determinato tipo di lavoro sapendo quello che ti piace ma all'inizio sei comunque costretto a fare qualcosa che non ti piace. Col tempo, con il progredire della carriera, le tue abilità, le tue conoscenze, sei in grado di eliminare le cose che non ti piacciono e portare con te le cose che ti piacciono.
E poi c'è il percorso dei due lavori. È semplice. Tu lavori, come Einstein, su qualcosa che non ti piace per guadagnare soldi, per fare qualcosa che ti piace. Quindi hai il lavoro che ti permette di non morire di fame, ma in realtà quel lavoro ti dà la possibilità, in realtà solo economica, nel mentre di scoprire altre cose che ti piacciono di più.
Di solito quello organico è il più comune. Perché? Perché è più facile e perché non devi fare due lavori.
Però proprio perché è più facile richiede secondo me meno disciplina, cioè meno sopportazione al fallimento. Lo svantaggio di questo percorso è che è più lento. Se tu ci pensi è vero, perché è un percorso estremamente graduale, mentre se tu hai due lavori completamente distinti, a un certo punto, grazie a uno che non ti piace, riesci a trovare quello che ti piace, boh, basta. Elimini quello che non ti piace e dedichi il tuo tempo a fare quello che ti piace. Mentre invece nel percorso organico, anche perché i percorsi organici di solito sono lavori che ti impiegano
ore al giorno, quindi è molto più difficile provare a fare qualcos'altro. Il percorso organico è anche più difficile se tu sei un architetto, ma vuoi essere un musicista, un romanziere. È più difficile poter diventare un romanziere, perché se tu lavori otto ore al giorno è più difficile che tu passi da architetto, è difficilissimo che tu vai dall'architetto a essere un romanziere. Perché nella linea temporale dell'architetto non c'è un romanziere. Non c'è nella linea diventare un romanziere. Cioè, magari l'architetto è all'limite. Cosa posso fare dopo? Beh, magari posso fare product design, perché è nella stessa linea, nello stesso universo, esatto.
Ma non è che puoi dire: ora faccio il romanziere, ora provo ad essere romanziere. È possibile, è possibile perché Phil l'ha fatto. Prima aveva un lavoro full time come contabile e allo stesso tempo lavorava sulla sua azienda di scarpe. Però è molto più difficile. Il secondo percorso, ha due lavori, è molto più facile lavorare all'ufficio brevetti come Einstein e poi fare qualcosa di molto diverso che è la fisica teorica.3
E quello che Paul sta dicendo anche è che magari tu veramente vuoi fare il romanziere, però perché la vita diventa sempre più costosa è molto più facile restare in quel lavoro che magari provare a fare un'altra cosa, perché la vita diventa sempre più cara e costosa e magari tu hai una famiglia e di conseguenza devi mantenere la tua famiglia, quello che stavamo dicendo prima.
Se tu cominci la tua carriera pensando "voglio scrivere romanzi" e poi sei un trader e lo fai per 15-10 anni, quando poi smetti e poi dici: ok, ora sì che voglio scrivere romanzi, magari poi non sei più la persona che vuole scrivere romanzi, perché il tuo cervello si è letteralmente modellato. Non sei più quella persona che all'inizio diceva: io voglio scrivere romanzi. Dopo dieci anni come trader non sei più magari quella persona che vuole veramente scrivere romanzi.
Un'altra cosa che Paul dice è che sia nel percorso organico, sia al percorso a due lavori, ogni tipo di lavoro ti modella. Un conto uno o due anni, ma prova a farlo per quindici anni. Prova a cominciare la carriera a fare trader di obbligazioni e poi dopo 15 anni vuoi fare qualcos'altro, vuoi fare un... vuoi fare qualcos'altro. Magari non sei più quella persona perché sono passati 15 anni, il tuo cervello è comunque cambiato, si è modellato in base a quello che tu stai facendo ma anche in base alle persone che tu hai incontrato.
20 "Non Decidere Troppo Presto": L'Ultimo Consiglio
Beh, l'ultima riflessione che Paul fa è su quelle persone di cui prima stavamo parlando, cioè i fortunati, cioè quelli che sanno fin da piccolini cosa vogliono fare. E Paul scrive: "Non decidere troppo presto. I ragazzi che sanno presto cosa vogliono fare sembrano impressionanti, come se avessero ottenuto la risposta a una domanda di matematica prima di tutti gli altri ragazzi. Hanno una risposta, certo, ma è molto probabile che sia sbagliata."
"Una mia amica, che è un medico di grande successo, si lamenta costantemente del suo lavoro. Quando le persone che si candidano alla scuola di medicina le chiedono consigli, lei vorrebbe scuoterli e urlare: non farlo. Ma non lo fa mai. Come è finita in questo pasticcio? Al liceo voleva già essere un medico e lei è così ambiziosa e determinata che ha superato ogni ostacolo lungo il cammino, compreso, sfortunatamente, il non gradirlo." Questa è davvero bella.
Ora una vita scelta per lei da una studentessa del liceo.
"Quando sei giovane ti danno l'impressione che otterrai abbastanza informazioni per fare ogni scelta prima che tu debba farla", quindi quello di cui parlavamo prima. "Quando stai decidendo cosa fare, devi operare su informazioni ridicolmente incomplete. Anche all'università hai poca idea di come siano i vari tipi di lavoro."
"Nella progettazione della vita", ecco, io qua ho scritto "che bomba di consiglio", ed è questo: "Nella progettazione della vita, come nella progettazione della maggior parte delle altre cose, si ottengono risultati migliori se si usano mezzi flessibili. Quindi, la tua scommessa migliore potrebbe essere quella di scegliere un tipo di lavoro che potrebbe trasformarsi in una carriera organica o di due lavori." Quindi i due percorsi di cui parlavamo prima.
"Questo è probabilmente parte del motivo per cui ho scelto il computer. Puoi essere un professore, o fare un sacco di soldi, o trasformarlo in qualsiasi numero di altri tipi di lavori. È anche saggio all'inizio cercare lavori che ti permettono di fare molte cose diverse. Così potrai imparare più velocemente come sono i vari tipi di lavoro. Al contrario, la versione estrema del percorso di due lavori è pericolosa perché ti insegna così poco su quello che ti piace. Se lavori duramente per essere un trader di obbligazioni per 10 anni", quindi quello che dicevi tu prima, "pensando che smetterai un giorno per scrivere romanzi, quando avrai abbastanza soldi, succede che quando smetti, scopri che in realtà non ti piace più scrivere romanzi." Perché, come dicevi tu, il tuo cervello è cambiato.
E poi continuo: "Per quanto tutti pensino di volere la sicurezza finanziaria, le persone più felici non sono quelle che ce l'hanno, ma quelle che amano quello che fanno. Qualunque percorso tu scelga, aspettati una lotta. Trovare un lavoro che ami è molto difficile. La maggior parte delle persone fallisce. E anche se riesci, è raro essere liberi di lavorare su quello che vuoi fino ai tuoi 30 o 40 anni. Ma se hai la destinazione in vista, sarai più propenso a raggiungerla. Se sai che puoi amare il tuo lavoro, sei nel tratto finale. E se sai quale lavoro ami, sei praticamente arrivato."