01 Intro
10.000 candidati, 6 posti, un sogno che dura una vita intera. Nel 2008 l'agenzia spaziale europea apre la selezione per un nuovo gruppo di astronauti. L'ultima volta era stata dieci anni prima. Per molti è un'opportunità unica nella vita. Samantha Cristoforetti ha 31 anni, è una giovane pilota militare, non ha abbastanza ore di volo e il primo step è un questionario online. La barriera tra lei e il sogno di tutta una vita è un algoritmo che legge un form. Lo supera, rimangono in mille, e poi test cognitivi, prove di gruppo, visite mediche. A ogni fase cade qualcuno e a un certo punto rimangono in 192.
Li dividono in gruppi. Nessuno prende l'iniziativa. Samantha si alza e guida il gruppo. Ma alla commissione non piace questa attitudine. Esce convinta di aver rovinato tutto. I due mesi successivi li chiama il periodo più brutto e più buio della sua vita. Poi arriva un'e-mail: cara candidata astronauta, ho il piacere di congratularmi con te.
Ma la selezione è solo l'inizio. Ci sono anni di addestramento, mock-up immersi nell'acqua, la centrifuga 8G, simulazioni di emergenza in cui un errore di un grado nell'angolo di rientro significa morire. Un problema medico che a nove mesi dal lancio rischia di compromettere tutto e soprattutto l'attesa. Mesi e mesi senza sapere se e quando sarebbe partita.
A un certo punto Samantha scrive: un astronauta che non ha ancora volato nello spazio desidera una sola cosa, una cosa soltanto, con ogni fibra del suo corpo, l'assegnazione alla sua prima missione spaziale.
Poi arriva la notte del 24 novembre 2014 e c'è un razzo in rampa di lancio. Il conto è alla rovescia. Cherosene e ossigeno liquido iniziano a scorrere nella camera di combustione. Accensione. "Non so più dove mettere la mia felicità. È talmente grande da diventare incongruente. In questa notte perfetta l'equipaggio di Samantha Cristoforetti sta lasciando i pianti a terra."
Sei mesi dopo, al rientro scriverà: "Il peso della materia è opprimente. Le mancava già fluttuare, le mancava già lo spazio." Ma chiude il suo diario guardando la luna e concedendosi di sognare. Perché l'avventura umana è appena cominciata. Signori e signori, questa è l'incredibile e splendida storia di Samantha Cristoforetti, e benvenuti in buona compagnia.
Benvenuti in buona compagnia, siamo Marco e Francesco. Ciao. Ogni mese ci immergiamo nella storia di una persona che ci affascina e ci ispira, e cerchiamo di condividere con te idee e principi che ci possono essere utili nella nostra vita, al nostro lavoro. E in questo mese ci immergiamo nella storia di Samantha Cristoforetti.
02 Lo 0.07% di Probabilità di Diventare Astronauta
Beh, una delle cose già dall'inizio di questa storia, la cosa che mi ha colpito, quanto difficile sia diventare un astronauta. È una cosa che uno non ci pensa ma è una cosa molto molto improbabile, e le probabilità sono intorno allo 0.07 per cento. E qua Samantha scrive: "Un giorno, quando sarò a bordo della stazione spaziale internazionale, sarò anch'io un puntino luminoso lassù. Stento a credere di essere arrivata davvero qui. Con un misto di talento, duro lavoro e tanta, tantissima fortuna, ho potuto realizzare ciò che è quasi impossibile. È infatti un sogno potente, ma molto insidioso, che la vita mi ha regalato."
Perché diventare un'astronauta è una cosa, e scrive queste due parole, "spaventosamente improbabile". E tutto comincia intorno al 1998, lei è all'università di Monaco di Baviera dove faceva ingegneria meccanica. E già da lì si vede quanta fortuna Samantha ha avuto, perché a quell'età pensava che il sogno di andare in accademia aeronautica fosse sfumato. Perché qua scrive: "Un'età tristamente significativa, a 21 anni, perché con essa si chiudeva per me una strada che avevo contemplato di frequente in quegli anni, di lunga attesa dell'apertura delle forze armate alle donne", perché non erano aperte alle donne.
Quindi il limite di età per entrare in accademia era superato e le donne non erano ancora ammesse nella forza armata italiana. Poi fortunatamente l'anno dopo arriva il colpo di scena, e qua scrive: "In un inaspettato e sorprendente colpo di scena la legge istituì servizio militare volontario femminile", e Samantha lo definisce la circostanza più sfacciata e fortunata della sua vita.
03 Diventare Pilota Militare: Il Tassello Fondamentale
Quindi lei entra in Accademia Aeronautica, diventa pilota militare, e lei in questo momento ha già il sogno di diventare astronauta. Diventare pilota militare, oltre alla laurea in ingegneria, è uno dei tasselli fondamentali per poter, in futuro, diventare astronauta.
E quando va in Accademia si sta allenando per pilotare il cacciabombardiere AMX.
04 2008: L'Anno in Cui l'ESA Apre le Selezioni
Sì, perché una delle qualifiche che aiuta tantissimo a diventare astronauta nella selezione è la qualifica di pilota collaudatore. È nel 2008, è l'anno diciamo che cambia tutto, perché è l'anno in cui si aprono le selezioni per l'ESA, però allo stesso tempo è l'anno in cui lei riceve l'assegnazione per il cacciabombardiere AMX. Quindi è il 2008, lei si trova nello spogliatoio della piscina dell'aeroporto di Istrana, quando le arrivano i primi messaggi, le prime mail, i primi sms di una possibile scelta dell'ESA, ancora sicura al 100%, dell'apertura delle candidature.
Anche questo è un colpo di fortuna, perché l'apertura delle candidature dell'ESA l'ultima volta era 10 anni
prima. È stata nel 1998 che dicevi tu che lei era all'università.
Questi dieci anni sono passati, quindi anche lei trovarsi in quel momento nel momento giusto, all'età giusta.
Però allo stesso tempo lei era spaventata perché lei aveva 31 anni, era più giovane della maggior parte degli astronauti europei o americani al momento della nomina di diventare astronauti.
Perché gli astronauti vengono selezionati tra i 35 e i 40 anni di solito.
E allo stesso tempo, come dicevo prima, lei aveva appena avviato la sua carriera da pilota militare e quindi lei era ben lontana dalla qualifica di pilota collaudatore, e quindi lei inizia subito a pensare che forse le serviva qualche anno di più. Quindi nonostante lei riceva una notizia bellissima della possibilità, anche se sia remota comunque, di diventare astronauta, allo stesso tempo si sente in ritardo.
Ciò che è ancora più interessante è che mentre negli Stati Uniti e in Russia le selezioni si susseguono molto più rapidamente, con intervalli di pochi anni tra una selezione e un'altra, in Europa passano decenni, come in questo caso, dal 1998 al 2008. Quindi la possibilità di questa candidatura è una opportunità nella vita. Allo stesso tempo lei ora decide di affrontare la candidatura, ma allo stesso tempo deve mantenere l'impegno del cacciabombardiere AMX, anche se fa ridere dirlo nel senso cacciabombardiere, però è tutto tutto reale, non è un film.
E lei mostra paura perché scrive: "Forse l'ESA avrebbe cestinato fin da subito la mia candidatura perché non avevo abbastanza ore di volo, o forse la forza armata non mi avrebbe permesso di partecipare proprio perché ero all'inizio."
05 Il Primo Step È un Google Form
Quindi il 19 maggio il sito web dell'ESA diventa attivo. Per ricevere una password di accesso era necessario trasmettere un certificato medico di idoneità al volo, un modo molto astuto di evitare candidature palesemente non idonee.
E quindi questo è il primo passo per diventare astronauti, ma qual è il primo passo realmente? È un benedetto Google Form? Un questionario. Un questionario, dove vengono richieste informazioni sulla formazione scolastica, universitaria, percorso professionale, esperienza di volo, ricerca scientifica, conoscenze linguistiche, attività di volontariato, hobby e sport praticati.
E poi scrive: "La sua vita quotidiana era divisa in due. Dal lunedì al venerdì passavo lunghe giornate in aula ad ascoltare lezioni sui sistemi dell'AMX, seguite da altrettanto lunghe serate trascorse a studiare il manuale dell'aeroplano. Mentre il fine settimana mi immergevo nel questionario dell'ESA, con attenzione maniacale ai dettagli."
E qua tu hai scritto, come dicevi tu, lei pensa ai dettagli, ma soprattutto pensa a rispondere alle domande del form con parole chiave, proprio perché sa che la prima fase non è la più oggettiva, ma è semplicemente un algoritmo che prende le tue risposte in base alle parole chiave la maggior parte delle volte. Scarta altre persone, anche perché sono in 10.000, quindi vuol dire che ci sono persone che leggono 10.000 risposte al form. E quindi lei scrive, questa forse è la parte dell'addestramento un po' più infame, come lei scrive: "Passai ore a compilare il questionario, leggere, rileggere, correggere, precisare, aggiungere, togliere, immaginando punteggi associati a ogni campo, ipotizzando l'esistenza di parole chiave nelle risposte aperte."
E poi arriva l'email che sperava, con l'oggetto "Congratulations", firmata da Michel Tognini, che era il capo del Centro Europeo degli Astronauti, e Samantha aveva superato il primo passo. Da 8500 candidati iniziali ne restavano circa 1000.
06 "Non Eccellere in Nulla, Cavarsela Bene in Tutto"
Dopo aver passato questa prima parte super imprevedibile, che si basa principalmente su fattori casuali, ci sono questi test attitudinali in cui lei scrive, io non lo sapevo interessante: "Per gli astronauti l'importante non era dimostrare picchi di prestazione in tutti gli esami. L'importante era non scendere sotto una certa soglia in nessuna prova." Difatti, questo è super interessante secondo me, agli astronauti non è richiesto di eccellere in nulla di preciso, ma piuttosto di cavarsela bene in tutto.
La cosa interessante che scrive dopo, e ne abbiamo parlato io e te, che qua scrive: "Intendiamoci, non avevo mai avuto un rapporto ossessivo col mio sogno di diventare un'astronauta, non collezionavo autografi e memorabilia, non seguivo ogni piccola notizia della stazione spaziale, ma per me era sempre stato importante", questo è bello, "era sempre stato importante concentrarmi sull'impegno quotidiano e negli ultimi anni il mio quotidiano era stato l'addestramento in aeronautica militare."
Sì, infatti ho scritto, magari non ci immaginiamo, Samantha, prima italiana nello spazio, prima donna italiana nello spazio, prima donna europea nello spazio, magari fin da piccolina, non so, collezionava modellini del Saturn V, dell'Apollo o seguiva con ossessione le notizie, in realtà no, aveva questo sogno.
Magari aveva questo sogno ma non era così travolgente, non era così ossessionata.
Al tempo era il 2008, quindi non tutti avevano accesso all'internet, e quindi lei va in questo piccolo bar di Foggia, con una connessione all'internet lentissima, dove inizia pian piano ad aggiornarsi sulle notizie, su cosa succedeva nel mondo spaziale. E poi qua scrive: "Ogni fine settimana mi mettevo lì a divorare tutte le notizie sull'attività spaziale degli ultimi sette anni." E, qua è bello, "se andavo in spiaggia mi portavo con me il libro di propulsione spaziale o meccanica orbitale." Quindi immaginati lei in spiaggia, tu passeggi e leggi sul libro meccanica orbitale o propulsione spaziale.
07 La Selezione di Gruppo a Colonia (192 Candidati)
Bene, poi arriva l'email dell'ESA con la buona notizia. Era ammessa alla fase successiva. Rimanevano 192 candidati.
Ecco, e qua io ho scritto, secondo me questa è una delle parti più importanti, perché a questo punto quei 192 vengono divisi in gruppi da 6 e vengono mandati al Centro Europeo degli Astronauti dell'ESA a Colonia in Germania.
A questo punto la selezione non si concentrava più sulle capacità individuali, ma sulle capacità relazionali, di comunicazione e risoluzione di problemi di gruppo. Quindi sull'ISS magari sono tra le 6 e le 12 persone e se c'è un problema devono collaborare tutti insieme. Non è importante che uno prevalga sugli altri e sia più forte degli altri, è importante il lavoro di gruppo.
Vengono divisi in gruppo, devono risolvere un problema davanti a una commissione e devono presentare la loro soluzione a questo problema. Nel suo gruppo, però, nessuno prende iniziativa per risolvere il problema in gruppo, e sa che se il suo gruppo non avesse proposto una soluzione, probabilmente quel gruppo sarebbe stato scartato e di conseguenza lei sarebbe stata scartata. Quindi si alza, prende iniziativa ed è lei, Samantha Cristoforetti, a guidare il gruppo e presentare la soluzione al problema.
Dopo aver fatto ciò, ogni aspirante astronauta esegue il colloquio con la commissione. E ad alcuni membri della commissione lei non è piaciuta perché le dicono che secondo loro lei aveva esagerato, aveva prevalso sugli altri, non aveva lasciato spazio agli altri di agire. E quindi lei esce da quel colloquio distrutta perché ha paura che quell'azione di pochi minuti avesse buttato via l'intero sogno di una vita.
08 I Due Mesi Più Bui: Quando Quasi Sbagliò un Volo Militare
E qua scrive: "Avrei vissuto nella mente quel colloquio centinaia di volte nelle settimane successive, puntualmente odiandomi per non essere capace di non pensarci."
Io adesso qua mi immagino che comunque da 10.000 a 192 sei molto vicino. Sì. È una decisione che secondo te all'inizio sembra giusta, perfetta, poi ti distrugge l'anima e senti questo senso di ansia, di paura, solo perché hai deciso di fare qualcosa che secondo te era giusto.
E qua scrive: "I due mesi seguenti passati in logorante attesa furono probabilmente il periodo più buio della mia vita. Per settimane dovetti convivere con episodi frequenti di mal di testa che spesso passavano soltanto in aeroplano. In più una domenica sera qua mi giunse la notizia di un imminente lutto in famiglia che mi fece piombare in un profondo sconforto. Piansi a lungo e non toccai nemmeno il materiale per preparare la sortita del giorno dopo."
E qua succedono due cose importanti. Arriva poi qua una frase che mi è piaciuta molto. La prima è che in questo momento la cosa giusta da fare sarebbe stata rinunciare al volo, non lo fa e commette degli errori molto importanti. E qua scrive: "La cosa giusta da fare la mattina dopo sarebbe stata rinunciare al volo. Al volo non lo feci. Eravamo già molto in ritardo a causa di un prolungato maltempo e avevo perso ulteriori giorni per un brutto strappo muscolare, e quindi andai in volo come numero quattro della formazione e nel circuito del poligono in condizioni di visibilità limitata causai una situazione potenzialmente pericolosa che comportò la valutazione negativa della missione. Con l'obiettivo poi di recuperare questo sbaglio mi inserirono in un'altra formazione che si sarebbe alzata in volo a breve, però di nuovo non rinunciai alla sortita prendendo un'altra decisione irresponsabile e di nuovo feci un brutto errore. Di nuovo ebbi una valutazione negativa: due missioni negative in un solo giorno. Una situazione peggiore era difficile da immaginare."
E qua continua a scrivere: "Ad anni di distanza posso dire che quella giornata, nera, fu provvidenziale. Un messaggio di avvertimento brutalmente chiaro di cui evidentemente avevo bisogno." E qua scrive: "Non potevo permettermi distrazioni e decisioni prese alla leggera." E qua scrive ancora questo, l'ho sottolineato, molto importante: "Nulla è più efficace di un pericolo immediato per imporre una nuova messa a fuoco e per mobilitare tutto il potere della concentrazione." Cioè in questo caso gli servono due errori molto importanti per dire ok un attimino fammi pensare e fammi concentrare, veramente.
09 "Sembri Essere Nata per Fare Quello Che Fai"
Però dopo quei mesi di attesa, di ansia, le arrivano altre mail. "Cara candidata astronauta, ho il piacere di congratularmi con te, puntini, puntini, puntini." E lei scrive: "Uscita dalla stanza esultai verso il cielo, incapace di contenere una gioia che rompeva gli argini dell'autocontrollo. Troppo a lungo era stata l'attesa e troppe volte mi ero immaginato un esito ben diverso." Io mi immagino la liberazione, riuscire a urlare al cielo che aveva passato anche questo processo di selezione.
E poi qua decide di prendersi, perché il prossimo step sarebbe stato un incontro finale con la commissione di alti dirigenti dell'ESA. Qua va dal suo comandante, l'ufficiale responsabile dell'addestramento del cacciabombardiere, e gli chiese una settimana di pausa. La cosa bella è che poi questa stessa persona, che era diventato poi un amico di Samantha, va a Baikonur per assistere al lancio di Samantha nello spazio nel 2014, e qualche settimana dopo le scrive, scrive a Samantha questo: "Sembri essere nata per fare quello che fai." E qua Samantha scrive: "Chissà, forse lo stava già pensando quel giorno nel suo ufficio quando gli chiesi una settimana di pausa." E qua ho scritto, cavolo è bello, magari tutti hanno in sé questa frase. Nel senso, una persona che ti guarda dal fuori e ti dice: wow, sei proprio nato per fare questa cosa qua. E magari tutti dentro di sé hanno quella frase. Quindi andiamo avanti, partecipa all'incontro.
Lei esce da un colloquio fiduciosa, però è interessante perché scrive: "Il coinvolgimento emotivo era ormai tale che un esito negativo mi avrebbe lasciata stordita."
10 Come Funziona la Gravità sulla ISS: 28.000 km/h
Anche perché c'era un passo, un passo, immaginati tu magari altre persone che sono state scartate alla fine, quale delusione, perché sei tanto tanto tanto vicino. E ora qua comincia l'addestramento. Qua scrive: "Il primo settembre si presentano tutti e cinque aspiranti astronauti al Centro Europeo degli Astronauti per il loro primo giorno di scuola."
E qua è interessante perché la ISS è un traguardo ancora lontanissimo. Ora tecnicamente loro sono astronauti, sono stati selezionati, ma lei scrive che nella migliore delle ipotesi il primo di loro sarebbe andato nello spazio dopo quattro anni. Nella peggiore l'ultimo ne avrebbe attesi anche dieci.
I primi mesi del suo addestramento, Samantha li passa in aula, che era una stanza sopraelevata con vista sull'ampia sala di addestramento dominata dal mock-up del Columbus, che era il laboratorio europeo dell'International Space Station. E qua scrive: "Noi apprendisti astronauti attendevamo con una certa trepidazione di poter cominciare le lezioni sul Columbus." Quindi la prima parte sono le fondamenta, lei già non vede l'ora di poter andare sul Columbus per fare delle cose più pratiche.
La seconda parte è l'addestramento all'assenza di peso. Però prima di assenza di peso, io la cosa che non sapevo è che la stazione spaziale in per sé non è che è lì, ma è un oggetto che sta cadendo contro la Terra. E qui è importante, prima di passare al suo addestramento all'assenza di peso, secondo me è importante capire in questo caso come la gravità funzioni.
Ora, se tu ci pensi, prendi la stazione spaziale, ok? Tu ti pensi, guardi, è lì, sta lì. Ma non sta lì, in questo caso è un oggetto che sta cadendo super velocemente sulla Terra. E la domanda è: ma se sta cadendo così velocemente sulla Terra perché non si schianta contro la Terra? E la cosa che tutti pensano è che nello spazio, comunque sulla stazione spaziale, non ci sia gravità.
Ma in realtà c'è.
Invece c'è la gravità e la stazione spaziale si trova a 400 km di distanza dalla Terra. La gravità lì c'è e solamente il 10% in meno rispetto alla Terra. Quindi la domanda è: ma se la stazione spaziale sta cadendo, prima di tutto cosa vuol dire che sta cadendo? Perché non si schianta sulla Terra? E la ragione è perché, proviamo a immaginare, se tu hai una pallina, tu la lasci cadere, ok? La lasci cadere. Le leggi della fisica dicono che in un secondo quella pallina fa 5 metri, ok? In un secondo fa 5 metri. Qualsiasi cosa che tu lanci, può essere una piuma, può essere un cuscino, qualsiasi cosa.
Una cosa da aggiungere è che qui stiamo parlando di assenza di aria, quindi non c'è nessun attrito che l'oggetto ha con l'aria.
Bene, quindi tenete a mente questo numero: un secondo, 5 metri. Ora, noi sappiamo che la Terra non è piatta, è curva. La domanda è: quanto curva la Terra rispetto al suolo? Se tu fai un chilometro quanto curva la Terra? Se ne fai 10 quanto curva la Terra? Beh, se tu fai 8 chilometri, ok, la curvatura della Terra si curva di 5 metri rispetto al suolo. Quindi facciamo un'ipotesi: se tu lanci una pallina, ok, e questa pallina fa otto chilometri in un secondo. Mi ci sei capito? Ok. Se tu lanci una pallina e fai otto chilometri in un secondo, cosa succede alla pallina per la gravità?
Cade di cinque metri.
Cade di cinque metri. Cade di cinque metri ma non si schianta sul suolo perché in quegli otto chilometri la curva della Terra si è spostata di cinque metri. Quindi la pallina segue la traiettoria della Terra. Stessa cosa fa la stazione spaziale e gli astronauti. Ora, a quanta velocità, cioè per fare 8 chilometri in un secondo, a quanta velocità devi lanciare una pallina per fare 8 chilometri in un secondo? La risposta è 28.000 chilometri all'ora. Quindi la stazione spaziale, come la pallina, gira alla velocità di 28.000 chilometri all'ora e segue la curvatura della Terra, come gli astronauti, e per sempre non si schianterà.
11 Come È Stata Assemblata la ISS (E Perché Verrà Dismessa nel 2030)
La domanda è: la stazione è enorme, è gigante, come hanno fatto ad assemblare un pezzo di ferraglia di oltre 400 tonnellate nello spazio? In parole semplici hanno mandato in orbita i vari moduli, uno alla volta. E in particolare uno ha questo braccio robotico che con l'arrivo di un nuovo modulo lo prende letteralmente, lo porta verso di sé al punto di attracco.
Immaginiamo un braccio umano, braccio umano, ma gigantesco. Ha due assi, cilindri lunghi circa 8 metri, e tre articolazioni: la spalla, il gomito e il polso. Non ha una mano, alle due estremità ha due cilindri tozzi che possono agganciarsi a qualsiasi oggetto dotato di un punto di presa.
Ma a cosa serve questo braccio? Track and capture, quindi cattura dei veicoli cargo, supporto robotico per le passeggiate spaziali, e manutenzione e riposizionamento. Quindi può riposizionare i componenti e supportare qualsiasi lavoro esterno alla stazione. E non sapevo, cioè non sapevo, è pazzesco che non lo sapevo, questi moduli sono stati costruiti da diversi paesi.
Sì.
Esatto, non lo sapevo. Non sapevo che ogni modulo è stato costruito in diversi paesi. Abbiamo il segmento russo, naturalmente costruito dalla Russia, poi abbiamo il segmento americano internazionale costruito da USA, Europa, Giappone e Canada. Include il laboratorio americano Destiny, il laboratorio europeo Columbus, quello che stavamo spiegando prima, e il laboratorio giapponese.
Ed è bello perché, diciamo, la componente italiana è tanta sull'ISS, cioè molti moduli anche commissionati dalla NASA sono stati costruiti qua a Torino, è tanta roba. Ed è anche interessante proprio perché, come dicevi tu, è stata assemblata da diversi paesi membri, è davvero il simbolo di cosa davvero può fare la cooperazione internazionale. Cioè immagini tutti questi paesi lì insieme per costruire un avamposto umano lassù a 400 chilometri che gira, che orbita intorno alla Terra. Cioè è bello se ci pensi, tutti i paesi messi insieme per costruire un avamposto umano nello spazio. La cosa triste è che presto quel posto scomparirà.
Come scomparirà?
Perché non ci sarà più? No. A quanto ho capito è entro il 2030.
E cosa succederà?
Niente. Perché? È perché ormai è vecchia, è scoccato [?] che è molto triste, che verrà rimpiazzato da altre stazioni, ma da stazioni private.
Come può essere SpaceX?
Sì, o Blue Origin di Jeff Bezos.
Ma ce ne sarà un'altra, un'altra stazione spaziale?
Sì, ma stavolta sarà intorno alla luna, con il progetto Artemis, che si chiama Gateway. Ok.
Ma è sicuro?
Sì, sì, che la faranno, la faranno. Quando ci sono tantissimi militari che ora stanno per lanciare Artemis 2.
Ma che non ci sarà più quella stazione spaziale?
Sì, sì, la fanno schiantare contro la Terra.
La fanno schiantare?
Sì, si distruggerà al rientro col contatto con l'atmosfera. Ora schiantare contro la Terra è un termine abbastanza brusco, però...
Oh wow, non lo sapevo! E quindi la stazione spaziale orbiterà intorno alla luna?
Quella nuova sì, il Gateway. Ed è interessante, cioè, se la ISS orbita intorno alla Terra, no? Cade ma non cade mai. Sì. Come fa a schiantarsi quando sarà dismessa?
Va più veloce di 28.000 km l'ora. La porta a una velocità maggiore?
O più lenta, sì. Però come fanno? Sembra sempre fantascienza, ma in tutta realtà anche l'ISS ha dei propri motori. In un episodio di Samantha scrive che in realtà la rotta, l'orbita e la velocità dell'ISS devono sempre essere corrette. Ed è interessante perché magari mentre l'ISS orbita potrebbe andare incontro a altri detriti spaziali, magari di altri satelliti dismessi che sono lì in orbita e quindi si deve spostare per evitare collisioni. Quindi ha dei propri motori per spostarsi e alcune volte ha bisogno di un boost o un de-boost, quindi andare più veloce o andare più lenta, per correggere l'orbita.
C'è un episodio dove lei è ormai sulla ISS, la sua prima missione, dove scrive che in quel caso devono fare un de-boost, quindi sono troppo veloci, solo che i propulsori sono solo da una parte dell'ISS. Quindi prima di fare il de-boost l'ISS si deve girare, attivare i motori, rallentare e poi rigirarsi. Cioè, è fantascienza questa roba qua, però succede davvero. Quindi con i motori si gira, gli ha accesi, ha decelerato, poi si è rigirata e ha continuato a orbitare. Però è fuori di testa questa roba, cioè che l'ISS... Ti ricordi il film Passenger? Sì, che c'è la nave con lo scudo enorme davanti per proteggere dall'asteroide, sembra sto roba qui, cioè è fantascienza, soprattutto reale.
12 L'Irrequietezza dell'Astronauta Senza Volo
Quando lei conclude l'addestramento di base, quindi solo l'addestramento di base, non è l'addestramento per andare sull'ISS, è l'addestramento di base, ricevono appunto il diploma che certifica il loro essere divenuti ufficialmente astronauti dell'Agenzia Spaziale Europea. Però Samantha qua fa un'analisi importante, che insomma è super interessante.
"Probabilmente non eravamo i migliori perché non è ragionevole pensare che una selezione così lunga e complessa fosse un processo perfetto, ma senza ombra di dubbio a quanto pare eravamo perlomeno adeguati. Molto presto iniziai a sentirmi irrequieta. Un'astronauta che non ha ancora volato nello spazio desidera una cosa soltanto, con ogni fibra del suo corpo, l'assegnazione alla sua prima missione."
Quindi io qua ho scritto, bene, un po' come Marchionne se andiamo a fare i collegamenti, Samantha cerca di alzare sempre più l'asticella. Quindi prima divento pilota militare, che è già complicatissimo, poi passo alle selezioni, che è già complicatissimo, supero l'addestramento di base, e ora qual è il passo più vicino, andare in orbita e diventare un astronauta di riserva.
Però appunto prima di scoprire di poter diventare astronauta di riserva lei continua a scrivere: "Man mano che i mesi passavano sentivo crescere dentro di me l'insofferenza. Vivevo male una situazione in cui mi trovavo a raccontare il mio passato, l'addestramento di base, e il mio futuro, un volo sulla stazione spaziale, senza sapere quando il mio presente sarebbe tornato a riempirsi di attività interessanti e stimolanti." Se tu ci pensi è brutto.
Sì, è come infatti è scritto alla fine di tutto questo che noi vogliamo, un futuro che torna a riempirsi di attività interessanti e stimolanti.
Lei è un'astronauta, ha tecnicamente realizzato il suo sogno. Ma tecnicamente non l'ha neanche realizzato.
Il fatto di diventare astronauta di riserva è che tu esegui l'addestramento come se fossi un astronauta assegnato, ma in realtà non sei un astronauta assegnato.
Comunque lei va appunto nella Città delle Stelle, che è un posto vicino a Mosca, però è incredibile perché è un posto iconico dove il primo uomo dello spazio si è allenato, Yuri Gagarin, durante la corsa allo spazio tra Russia e America, Unione Sovietica. E quindi lei va lì ad allenarsi alla Città delle Stelle.
Sta cominciando il suo addestramento alle simulazioni sulla Soyuz. E spieghiamo cos'è la Soyuz prima di tutto, perché molti magari non lo sanno, non lo sapevo neanch'io. Prima di tutto, con la parola Soyuz, con lo scritto, ci indicano due cose. Il primo è il razzo, quindi il lanciatore enorme che parte dalla rampa, e poi l'astronave, che è la piccola capsula in cima al razzo dove ci sono gli astronauti. Il razzo in per sé ha un solo scopo che è quello di portare l'astronave dalla Terra, come abbiamo detto prima, alla velocità orbitale di 28 mila chilometri all'ora.
Una volta che sei in orbita, il razzo non serve più.
Ora, quello che non sapevo, la sapevi com'è fatta? Cioè, qual è la parte più alta, la parte in mezzo e la parte più bassa? Se ci sono gli stadi... Prima di tutto, in questo abbiamo il modulo orbitale, dove si possono cambiare e andare in bagno. Quando la Soyuz arriva alla stazione spaziale, si attacca con la punta, cioè il modulo orbitale, e così gli astronauti escono direttamente dal modulo orbitale.
Poi, la seconda parte è il modulo di discesa. Questo modulo di discesa è l'unica parte progettata per resistere al rientro nell'atmosfera ed è l'unica parte che torna sulla Terra con l'equipaggio. Qua è interessante anche vederla com'è fatta perché qua Samantha dice che per andare dentro è un esercizio di pazienza e contorsione perché sono tutti seduti in posizione fetale ed è uno spazio veramente piccolissimo. La cosa interessante è che il modulo di discesa ha uno scudo termico sulla base che lo protegge dal calore estremo del rientro.
13 L'Assegnazione alla Missione 42/43
A questo punto a lei arriva un'altra e-mail il cui oggetto dice due lettere dell'ESA riguardanti l'assegnazione di Samantha Cristoforetti alla spedizione 42/43 prevista per il 2014. Quindi in questo momento Samantha diventa un astronauta assegnato. E io qui ho scritto: anche solo leggere spedizione 42/43 sembra qualcosa di incredibile. Una spedizione in un posto remoto, remotissimo, ai confini dell'umanità.
Quindi in questo momento tutto cambia perché inizia un lunghissimo conto alla rovescia di 30 mesi più o meno, dove Samantha finalmente sarebbe partita per lo spazio. Quindi Samantha si addestra sia con la Soyuz, sia con tutti i mock-up dell'addestramento spaziale che sono immersi nell'acqua, con le tute, tutte americane, tutte russe... In questi addestramenti non sta solo nella Città delle Stelle, ma si sposta in giro per il mondo, principalmente tra Houston e la Città delle Stelle.
Perché a Houston si trova il NBL, Neutral Buoyancy Laboratory, che è la struttura dove la NASA addestra gli astronauti per le passeggiate spaziali. Ora, spieghiamo un attimo com'è fatto questo NBL, perché è interessante. In pratica è una piscina gigantesca. Samantha la descrive così: "Abbastanza grande da sommergere un palazzo di quattro piani e contiene l'acqua di dieci piscine."
Ora, cosa c'è dentro la piscina? Sul fondo ci sono le repliche a grandezza naturale dei moduli non russi della stazione spaziale e sono ricostruzioni fedeli dell'esterno della stazione spaziale. Ora sott'acqua, come abbiamo detto, è importante perché l'acqua è il modo migliore sulla Terra per simulare l'assenza di peso. E qua a Houston cominciano le prime immersioni nella tuta con la tuta EMU che è la stessa tuta dove si allenano gli astronauti sulla Terra ma la stessa tuta che utilizzeranno anche nello spazio.
E qua arrivano quindi le sue prime immersioni nella tuta. Qua scrive: "L'esperienza lì fu un'esperienza una delle più entusiasmanti della mia vita, di quelle che si assaporano lentamente, che si nutrono dell'arrivarci piano piano." Questa è bella, quelle esperienze che magari ognuno di noi ha o che magari avrà nel futuro, quelle esperienze che tu assapori perché ci arrivi piano piano tanto che quando succedono ti sembrano inevitabili e solo dopo ti accorgi veramente di quanto siano eccezionali.
Ora andiamo avanti, una cosa importante che Samantha sta cercando, è strano ma sta cercando i guanti, i suoi guanti su misura per le sue. E non sapevo che i guanti vengono fatti esattamente su misura. Per Samantha è molto importante avere questi guanti su misura perché le sue mani sono particolarmente diverse dagli altri.
Sono più piccole.
Sono più piccole, esatto.
Ed è bello perché descrive che ci è voluto un anno per avere solo un primo prototipo e poi dopo che le prendono miliardi di misure altri un paio d'anni per poter avere poi i guanti veri e propri, quindi anni solo per sviluppare dei guanti.
14 La Differenza Tra Lavoro, Carriera e Missione
Ascoltando questa storia fino ad ora mi colpisce la differenza tra lavoro, carriera e missione. Poi ho scritto: quello che lei sta vivendo non dà l'impressione di essere un lavoro, neanche una vera e propria carriera, è una vera e propria missione per lei, un sogno personale che si sta realizzando mattone su mattone.
E qua ho scritto, ho fatto un riferimento a Paul Graham, che faremo anche un episodio su di lui. Comunque c'è un essay, un saggio, che si intitola How to Do What You Love, del 2006, in cui lui scrive: "Fai questo test per capire se ami quello che fai." E qua scrive, il test è: lo faresti anche se non venissi pagato? Lo faresti anche se dovessi mantenerti facendo un altro lavoro o dedicarti a questo nel tempo libero, gratis?
E poi scrive: "Il test per capire se le persone amano quello che fanno è se lo farebbero anche se non venissero pagate, anche se dovessero mantenersi con un altro lavoro? Quanti avvocati d'affari farebbero il loro lavoro attuale, se dovessero farlo gratis, nel tempo libero, mantenendosi facendo i camerieri?"
E questo mi fa pensare fortemente a Samantha. Se leggi come spende le sue giornate, capisci che nessuno potrebbe vivere così solo per uno scambio monetario. Si sveglia alle 6, passa a ritirare 12 caffè per i sub e lo staff prima di andare in acqua. Alle 6 e mezza è già a bordo in piscina, configura gli attrezzi, spostamenti di lavoro. Passa 6 ore sott'acqua in tuta pressurizzata, poi doccia veloce, poi debrief con gli istruttori. Torna a casa esausta, con muscoli doloranti che non sapeva neanche di avere, il mento gonfio dello sfregamento contro l'anello del collo della tuta. E dopo tutto questo cosa scrive? Semplicemente: "Essere qui oggi mi sembra un sogno."
E qua scrivo, questa non è la vita di un cosiddetto lavoratore, una persona che si alza, va a lavorare perché deve, torna a casa e ricomincia il giorno dopo. Questa è un'avventura. Come essere dentro un film di fantascienza. Ogni cosa è stimolante, ogni giorno è diverso e c'è sempre qualcosa di nuovo da imparare. Lo fai perché questo è il sogno più grande della tua vita ed è una missione, la sua missione personale. E questo mi piace tanto, e lei ha trovato esattamente quella cosa che se tu guardi all'esterno dici, lei, questa persona è nata esattamente per fare questo. E niente, mi fanno pensare tutte queste cose perché mi piacerebbe anche trovarlo per me.
15 L'Esame EVA: I 5 Minuti di Ritardo Che Cambiarono Tutto
Quindi ora lei fa l'esame di cui parlavi tu, dell'EVA, il 29 agosto 2012, ancora praticamente due anni prima della partenza, ed è un esame dove praticamente simula di nuovo una situazione di emergenza, dove lei sta facendo un'EVA con un'altra astronauta. Partono dall'airlock, quindi questa parte dell'ISS da dove appunto partono le EVA, ce ne sono svariate sull'ISS.
È questa camera che viene depressurizzata dove si entra nella stazione e poi si esce per andare allo spazio.
Ce n'è una nel modulo americano e una nel modulo russo, non mi ricordo se ce n'è in un'altra o qualche altra parte. E niente, in questa simulazione la sua compagna si sente male e lei in poche parole deve prenderla e riportarla sulla ISS, solo che la riporta indietro con 5 minuti di ritardo. E lei scrive: "Cinque minuti, io non ci posso credere, cinque maledetti minuti, avevo due ore e mezza per completare la missione, sono arrivata all'airlock con due ore e 35 minuti. L'esame di EVA Skills non è passato."
Però ciò su cui io mi ero soffermato è che lei durante l'EVA percepiva che c'era qualcosa che non andava, che stava eseguendo l'esercizio in modo sbagliato. E lei scrive: "Se hai la sensazione che ci sia qualcosa di sbagliato, probabilmente è perché c'è qualcosa di sbagliato."
E continua a scrivere: "È inutile forzare e cercare di andare avanti di pura forza di volontà. È molto più intelligente ed efficace fermarsi, analizzare la situazione, risolvere il problema e poi continuare." In poche parole il cavo che univa le due tute
era aggrovigliato.
Le passò tra le gambe senza che nessuno si accorgesse e da quel momento ogni singolo movimento era un ostacolo, e però per cinque minuti fallisce. "Facevo le cose abbastanza bene in sicurezza ma dovevo diventare molto più veloce."
Continua a scrivere, l'addestramento migliore, questo è molto bello: "L'addestramento migliore è quello in cui si fanno tutti gli errori possibili." Però è anche qua brava ad analizzare e capire gli errori, esattamente quello che ha fatto bene e quello che deve migliorare.
Dopo Samantha ottiene un'opportunità che magari non capita spesso, ovvero provare la tuta Orlan. La tuta Orlan è la tuta spaziale russa usata per le EVA. Prova la tuta Orlan e a un certo punto Samantha si trova in quello che sembra un vicolo cieco, non vede abbastanza appigli che le permettevano di continuare rispettando tutte le regole. E qui Samantha scrive: "Mi prendo una pausa, mi esorto a non lasciarmi prendere dalla frustrazione e mi guardo di nuovo intorno. Se non altro, nella Orlan, guardarsi intorno è un piacere. Il casco è molto spazioso, il campo visivo è ampio. Alla fine, la soluzione, come spesso accade, consiste in un cambio di orientamento per sfruttare al meglio la limitata apertura delle mie braccia. Non so se farò mai un'EVA nello spazio, ma l'addestramento subacqueo mi ha sicuramente insegnato qualcosa. Ovvero, quando ti sembra che non ci sia via di uscita, fermati, respira e cambia prospettiva. Una lezione banale, lo so, ma che sento di aver imparato nelle membra, non nell'intelletto."
16 Perché Luca Parmitano Quasi Annegò Nello Spazio
Quindi la maggior parte degli addestramenti, quindi finora Samantha non è ancora partita per lo spazio, si sta solo allenando, solo. Ed ancora arriviamo al 28 giugno 2013, quasi un anno dalla partenza. E la maggior parte degli addestramenti degli astronauti in realtà sono situazioni d'emergenza.
Che magari non capiteranno mai.
Lei scrive: "È un augurio che io mi faccio, che la maggior parte di questi addestramenti per l'ISS non mi serviranno mai." Perché vuol dire che mi trovo in una situazione d'emergenza e quindi in una situazione di pericolo di morte. Tutto questo tempo passato ad addestrarsi alle situazioni di emergenza, quando poi si verificano le situazioni di emergenza è proprio quell'addestramento che ti salva la vita.
E parla di quella che è successa, di Chris Cassidy.
Non ho quella, io ho l'esempio di Luca Parmitano.
Ok, perché poi ho qualcosa che voglio collegare.
L'esempio di Luca Parmitano è che durante una passeggiata spaziale lui rischia di morire annegato perché il liquido refrigerante della sua tuta va in avaria e inizia a sprizzare acqua nel suo casco, quindi lui è letteralmente immerso nell'acqua, nel casco, non vede più niente. Ma grazie all'addestramento, perché lui sapeva che era in una EVA, era fuori dall'ISS, e lui sapeva esattamente dove mettere le mani, sapeva i passaggi a memoria, sapeva come tornare all'airlock. E l'addestramento per le EVA come dicevi tu prima, memorizzare ogni passaggio, ogni movimento, è essenziale questo, salva la vita Luca Parmitano.
E ciò che è interessante, come nel mondo aerospaziale, come anche nel mondo aeronautico, sono gli incidenti che poi permettono il progresso verso attività più sicure, perché per esempio Samantha scrive che prima dell'incidente di Luca nessuno aveva mai pensato che ci potesse essere un incidente del genere. E quindi dopo l'incidente di Luca, nell'addestramento, implementano una nuova esercitazione appunto in caso di avaria e di acqua nel casco.
17 La Centrifuga 8G e il Rientro Balistico
Sempre nel bel mezzo dell'addestramento, quindi manca ancora più o meno un anno e mezzo, poco meno, alla partenza. Il 24 luglio 2013, sempre nella Città delle Stelle, c'è una parte dell'addestramento che secondo me è super interessante perché è la centrifuga. Noi molte volte vediamo la centrifuga nei film, questa prova di forza incredibile dove solo un extraterrestre può resistere, quindi una vera e propria centrifuga.
Samantha è seduta lì dentro con questo braccio e questa piccola capsula che gira e va a simulare una forza fino a 8G. In realtà in un launch, in un rientro perfetto, che si dice nominale, quindi un rientro perfetto che segue tutte le regole, non ci sono situazioni di emergenza, i picchi arrivano fino a 4G. Quindi quattro volte il peso di un essere umano sulla Terra. Però come abbiamo detto finora gli astronauti si addestrano soprattutto a situazioni di emergenza e in questo caso la centrifuga va fino a 8G proprio perché in caso di rientro di emergenza la forza G arriva a un massimo di 8, che lo chiama rientro balistico.
Si chiama rientro balistico, quindi c'è rientro nominale e rientro balistico. Rientro nominale è il rientro che segue il computer, segue la traiettoria, nel momento perfetto, nel posto perfetto, nel posto preciso in cui la navicella deve atterrare. Quindi appunto simulano l'8G in caso di rientro balistico. Quindi rientro balistico è un rientro non guidato e quindi lei cerca di farcelo capire e la capsula attraversa l'atmosfera come se fosse un sasso lanciato, quindi proprio in maniera brusca. L'unico obiettivo non è quello di fare anche un rientro confortevole per gli astronauti, l'obiettivo è riportarli a casa.
E ciò che è interessante è che se ci fosse una situazione di emergenza sull'ISS, l'unica opzione è quella di rientro balistico. Quindi, che ne so, prende fuoco, esplode qualcosa all'interno dell'ISS e gli astronauti devono abbandonarla immediatamente per salvarsi, l'unica opzione è il rientro balistico. Proprio perché, se tu ci pensi, il computer di bordo della Soyuz non ha le informazioni necessarie per un rientro nominale. Quindi tutte le informazioni, traiettoria, velocità, angolo di incisione con l'atmosfera, e quindi l'unica opzione è un rientro balistico.
E tecnicamente non puoi sapere dove atterrerà la Soyuz e quindi poi sono anche addestrati ad atterrare e a resistere fino all'arrivo dei soccorsi. Anche se quando un astronauta atterra, non so se hai mai visto il video di quando atterrano, non riescono a muoversi. Quindi in caso di emergenza non so quanto... Perché allora comunque si addestrano qua sulla Terra dove il corpo non è ancora abituato all'assenza di peso e poi a rientrare e subire di nuovo tutta la forza di gravità.
E ciò che è interessante è che magari uno pensa che gli astronauti salgono, c'è il razzo, c'è il computer, sarà la traiettoria, sarà il momento preciso quando accendere il motore per acquisire tutta velocità. Però anche in questo caso di rientro balistico, se ci fosse qualsiasi situazione di emergenza, gli astronauti devono fare rientro manuale. Quindi immaginati loro dentro stiracchiati nella Soyuz minuscola a fare rientro… Ma scusa, se rientro balistico…
manuale?
No, però in certi casi di emergenza, appunto un errore del computer o qualsiasi cosa può succedere dove l'angolo diciamo di incidenza non è perfetto, perché se è troppo piccolo...
Cos'è l'angolo di incidenza?
L'angolo con cui... sono proiettati sulla Terra? Esatto, con cui attraversano l'atmosfera, che deve essere, se non mi ricordo male, di 45 gradi. Se è troppo piccolo bruciano. Se è troppo grande rimbalzano. Infatti lei scrive che se è troppo alto la capsula rimbalza nell'atmosfera e vola via. Ciao ciao.
Perché c'è una tabella che si chiama Forma 14 e questa tabella viene inviata ogni mattina dal centro di controllo all'ISS. È una tabella che viene inviata e il comandante ha il compito di prendere questa tabella e inserirla in ogni navicella che è attraccata alla stazione spaziale. Così in caso di rientro balistico gli astronauti hanno la tabella, sanno cosa dirà il computer per il rientro balistico. Quindi qua ho scritto, immaginate la responsabilità del comandante che in caso di emergenza se quella tabella serve ma magari lui si è sbagliato oppure non l'ha scambiata, sicuramente è una situazione che non succederà mai.
E sono morti tutti in quel caso.
Sì, e il comandante in quel caso non sbaglierebbe mai, proprio perché sono addestrati. Però, metti che, quindi, il computer agile... Ogni giorno arriva questa tabella, che si chiama appunto Forma 14, quindi viene inviata ogni giorno dal centro di controllo, viene stampata e riposta nell'airlock.
Il punto interessante è che cosa scandisce giorno e notte sull'ISS, dato che loro parlano di albe e tramonti orbitali, perché l'ISS fa un giro della Terra ogni 40 minuti [?], quindi tecnicamente ci sono molte più albe e molti più tramonti. Quindi non è che un giorno dura 40 minuti, cioè qua c'è un'alba e un tramonto, quello è il giorno. Sostanzialmente il tempo è fissato sul meridiano zero, quello di Greenwich, quindi loro di Londra.
E c'è anche che è interessante, dicevamo prima, che nonostante il volo spaziale sia ormai, come dire, collaudato, non è più nella sua fase pionieristica, come era negli anni 60 quando siamo andati sulla Luna, però comunque è pericoloso. Ti puoi addestrare quanto vuoi, la tecnologia può essere avanti quanto vuoi, ma ci sono comunque delle piccole probabilità che qualcosa vada male.
Per esempio, lei scrive che come spiegavi tu prima c'è il modulo di servizio e il modulo di comando e prima di rientrare si devono separare. E ci sono le cariche pirotecniche, che o esplodono in automatico, se non esplodessero in automatico possono essere innescate manualmente. Se neanche manualmente esplodono, muoiono tutti, perché l'unica parte che ha lo scudo termico che può resistere al calore dell'atmosfera è appunto il modulo di discesa.
Un altro esempio è che, quando rientrano appunto, quindi si staccano dall'ISS, separazione, quindi le cariche pirotecniche sono esplose, tutto bene fin qua, lo scudo termico resiste, si deve aprire il paracadute e si apre a 10 km di altezza, dove praticamente volano gli aerei di linea. Se non si apre c'è il paracadute di emergenza, se non si apre nemmeno il paracadute di emergenza muoiono tutti.
Un altro esempio è che quando si apre il paracadute il modulo di discesa sta scendendo e arrivando sulla Terra. L'ultimo passaggio è l'espulsione dello scudo termico e si accendono i retrorazzi, però si accendono a pochissimi metri dal suolo per dare l'ultima decelerazione finale in modo tale che non si schiantino contro
Il paracadute è ancora attivo o è ancora separativo fino alla fine?
Sì, perché se non si accendessero i retrorazzi l'impatto sarebbe di 30 km orari. 30 km? Su, di ci penso non è tantissimo, però comunque l'impatto di 30 km orari è... E ancora l'ultimo sistema di emergenza che hanno è una molla, un ammortizzatore nel seggiolino che prima che appunto la navicella arrivi al suolo si attiva, prevenendo una futura situazione di emergenza in cui i retrorazzi non funzionassero, quindi quando la navicella arriva a 30 km sul terreno, l'ammortizzatore permette agli astronauti di non farsi male.
18 L'EVA Cancellata: I Guanti Che Non Partirono
Gli ultimi preparativi per la partenza. Succede qualcosa che scombussola un po' Samantha, dove un altro piccolo grande sogno di Samantha svanisce, cioè il sogno di poter fare un'EVA, quindi un'attività extraveicolare.
E questo è interessante perché lei si è allenata per anni per fare un'EVA e poi in questo caso cosa succede? Dall'altra parte del mondo un razzo Antares esplose pochi secondi dopo il lancio, fortunatamente senza fare vittime. A bordo c'era un veicolo cargo Cygnus con altre due tonnellate di rifornimenti per la stazione spaziale, e questo veicolo cargo aveva tutto l'equipaggiamento personale per Samantha per fare un'EVA. Quindi come detto prima i guanti su misura, la tuta, tutto quanto. Però comunque c'era la possibilità che questa attrezzatura sarebbe poi partita con il Dragon, che è un altro veicolo cargo.
E poi cosa succede: Samantha riceve una notizia che la colpisce duramente. I suoi guanti e tutto il suo equipaggiamento personale per l'EVA non partiranno sul Dragon. E qui Samantha scrive: "La notizia mi raggiunse lasciandomi addosso un'amarezza appiccicosa di cui porto ancora i residui sulla pelle. A causa di un malinteso tra continenti, su chi me l'avrebbe comunicato e quando, sono venuta a saperlo in una maniera brutalmente fredda."
Anche questo, prova a pensare. Tutti andai praticamente ore e ore, anni e anni per fare un'EVA, una cosa difficilissima, ore e ore sott'acqua a fare fatica. E poi la notizia ti arriva con un allegato e-mail. Equa scrive: "Evidenziati in rosso con una sintetica nota ai margini che spiegava come per mancanza di spazio il management della stazione spaziale avesse deciso di non lanciarli e accettasse il rischio di avere soltanto due membri dell'equipaggio in grado di effettuare EVA con la tuta EMU."
E poi qua Samantha fa una riflessione che mi è piaciuta molto e scrive: "Ovviamente non ho nulla di cui indignarmi, nessuno mi ha fatto un torto. Nel mondo, nella stazione spaziale, girano intorno alle mie ambizioni personali. La delusione brucia e continuerà a bruciare a lungo. Ma non si può avere fortuna sempre e io ho avuto davvero tanta fortuna nella mia vita."
E qua un passaggio che secondo me è uno dei più belli nel libro, scrive: "Forse ho sbagliato a volere un'EVA così tanto, nonostante in tanti mi avessero messo in guardia dal desiderare troppo qualcosa che anche in circostanze più favorevoli è del tutto incerto. Col senno di poi è facile rimpiangere di non aver mantenuto un atteggiamento più distaccato. La verità è che se le cose fossero andate diversamente mi sarei compiaciuta con me stessa per la mia tenacia, avrei ricevuto lodi per la mia perseveranza."
"Non voglio cadere nella trappola di giudicare la bontà di un impegno in base al suo avere o meno successo. Non voglio accettare che sia il successo a decretare a posteriori se perseguire un traguardo improbabile sia determinazione o ingenuità, tenacia o ossessione."
E poi questa qua, la parte più bella secondo me, qua Samantha ricorda a se stessa le parole che ama ripetere ai ragazzi e alle ragazze che incontra. "Da un obiettivo ambizioso", questo è bellissimo, "da un obiettivo ambizioso si trae la motivazione a impegnarsi a fondo, a scegliere la strada più difficile, quella che permette di crescere. Avere un sogno è importante in virtù del cammino, non del traguardo."
19 La Notte del Lancio: 24 Novembre 2014
Quindi il conto alla rovescia è finalmente finito e lei scrive: "Oggi mi sono svegliata sul pianeta Terra e andrò a dormire nello spazio." E lei scrive: "Indossare la tuta è la prima cosa che faccio questa notte come ingegnera di bordo della Soyuz. Si comincia. Mi sento serena. Per quanto eccezionale sia il viaggio che sto per intraprendere, per quanto sia innegabile che susciti un certo rischio di morte violenta, la verità è che mi sento a casa."
E io qua ho scritto: lei sta partendo per lo spazio dopo anni e anni di sacrifici, di impegno, di esami, di studio, di voglia di partire, in quella notte c'è un razzo che l'aspetta per portarla nello spazio. Che storia.
E mi sono chiesto, leggendo queste ultime parti del libro, se lei avesse paura della morte, facendo comunque una cosa così pericolosa, anche se, con la Soyuz, non è mai successo niente, nessun incidente grave, però comunque una cosa molto pericolosa. Mi piacerebbe chiederlo, però non penso che lei ci pensasse troppo alla morte, anche perché c'è un esempio dove lei scrive che è più preoccupata a non riuscire a fare pipì e a fare una brutta figura, perché per molti fare pipì è una cosa molto difficile quando si è in direzione per la stazione spaziale.
Quindi ora lei è sul razzo, pronta a partire, e lei scrive: "Avverto..." Un lanciatore, un razzo, non si pilota dal punto di vista dell'equipaggio. O funziona o non funziona. Ti porta in orbita oppure cerca di ucciderti. È qua interessante perché io non lo sapevo, di nuovo pensavo che loro salgono, è già tutto programmato, devono solo aspettare, il razzo parte. Ma tutte le manovre, tutte le immissioni di dati che il computer di bordo ha bisogno per poi fare il lancio nominale, le mettono loro, a mano.
E io qua scrivo, se sbagliano, sono fottuti per davvero. Basta un dato sbagliato per cui il razzo segue una traiettoria diversa, oppure lascia il motore acceso più a lungo, quindi consuma più carburante. Cioè i dati li mettono loro.
Qualche secondo prima del lancio si retrae l'ultimo braccio dalla rampa di lancio, l'ultimo cordone ombelicale in un momento deciso. Cherosene e ossigeno liquido cominciano a scorrere verso la camera di combustione. Accensione. I propellenti iniziano a bruciare, da lì è un rapido crescendo di rumori e vibrazioni, mentre i motori vanno a regime. Dalle viscere del razzo arriva un brusco scossone.
A mezzanotte, un minuto e quattordici secondi del 24 novembre 2014, esattamente come previsto, Samantha Cristoforetti parte per lo spazio. "Il razzo ci sottrae dalla Terra con una presa ferma ma gentile. Ogni tanto corregge l'assetto per mantenerci sulla traiettoria prevista e allora ci arriva un colpo sordo accompagnato da qualche oscillazione. Ogni secondo che passa ci alleggeriamo di una tonnellata e mezzo, man mano che i propellenti bruciano e sono espulsi attraverso gli ugelli."
"Sul pannello di controllo non abbiamo alcuna indicazione di velocità, accelerazione, neanche un dato di telemetria sul funzionamento del razzo. Le sensazioni fisiche, il rumore, la forza crescente che ci preme nel seggiolino, tutto questo è rassicurante, ma le uniche informazioni oggettive sulla nostra ascesa giungono via radio."
Quindi anche la descrizione dell'ascesa è molto tecnica, per esempio loro devono guardare fuori dal finestrino e capire se hanno un angolo di incidenza di 45°, perché se decidessero di abortare la missione e ritornassero e l'angolo non fosse perfettamente di 45°, e questa cosa loro la devono capire ad occhio, non so come sia possibile. "Dopo la separazione automatica del razzo avremo 3 minuti per decidere, 3 minuti in cui guardare fuori dalla finestra e verificare di avere un angolo di rollio inferiore a 45°. Senza questa condizione, se tentassimo un rientro controllato, ci uccideremo."
Quando parte il terzo stadio sono circa a 160 km di quota e lei scrive: "Comunque vada d'ora in avanti sono un'astronauta." Ecco questo è un altro passaggio interessante perché nella prima fase dell'ascesa sono saliti in direzione verticale quindi tutta la forza che il razzo aveva era per sottrarli alla forza di gravità. Ora gli ultimi quattro minuti, quindi una spinta totale di nove minuti, gli ultimi quattro la spinta del terzo stadio serve a fargli acquisire velocità tale come dicevamo prima per farli mantenere in orbita.
Infatti lei scrive: "Raggiungere lo spazio è facile, ciò che è difficile è acquisire abbastanza velocità per restarci." Quindi poi tutto sto bordello un razzo che sta letteralmente esplodendo, tutto ad un tratto il terzo stadio si spegne. Boom. "Quiete totale, silenzio assoluto. Le mie mani, avvolte negli spessi guanti, ciondolano quasi all'altezza degli occhi, come se non mi appartenessero, in un ribaltamento immenso che nega milioni di anni di memoria corporea, e per tenere adagiato il mio corpo che devo fare uno sforzo." Quindi lei sta per la prima volta sperimentando l'assenza di peso.
20 La Prima Alba Nello Spazio e L'Attracco con la ISS
Guarda fuori ora e vede la prima alba nello spazio.
E lei scrive che guarda fuori e vede anche la Via Lattea.
Cioè dai ragazzi, di Cassiopeia.
E lei scrive: "Da questa scatola di metallo, questo groviglio di tecnologia neanche troppo all'avanguardia, che ci permette di essere qui dove no, proprio no, non ci dovrebbe essere nessun essere umano, nessuno."
Ora l'ISS si trova a 200 km di distanza, all'attracco manca un'ora e mezza. E con le ultime accensioni del motore si avvicineranno, diminuendo progressivamente la velocità di avvicinamento. Pian piano, appunto col scorrere di quest'ora e mezza, si avvicinano all'ISS, e durante l'attracco lei si gira verso l'oblò. E lei scrive: "Forse la stanchezza sta finalmente avendola meglio sul mio autocontrollo, forse semplicemente non ero preparata a tale improvvisa bellezza. Oh mio dio. La stazione spaziale è lì fuori, imponente e splendente, avvolta da una luce arancione calda e viva, in cui grandi pannelli solari sembrano bruciare incandescenti. Ho l'assurda percezione che l'universo, quell'universo indifferente alle vicende di tutta l'umanità, figuriamoci di una singola persona, questa notte mi abbia voluto fare un grandissimo regalo."
Quindi la Soyuz arriva ad attracco, e pian piano viene retratta per diventare un tutt'uno con l'ISS. E io pensavo che, boh, arriva l'attracco, pian piano si avvicinano, aprono il portellone e basta. Quando arrivano all'attracco devono aspettare altre due ore per tutta una serie di controlli per vedere se l'attracco è avvenuto davvero con successo e per verificare la tenuta dei, diciamo, dei portelloni, per vedere che non ci siano delle fughe d'aria, specialmente di ossigeno.
E quando, dopo aver verificato una serie di controlli, dopo aver equiparato la pressione della Soyuz alla pressione interna dell'ISS, possono aprire il portellone. Nel punto in cui loro sono attraccati, in cui usciranno, c'è una telecamera che sta riprendendo, solo che ha la possibilità di riprendere il video in un tempo limitato, cioè nel tempo in cui la copertura radio è fornita dal centro di controllo. Quando l'ISS non è più sul centro di controllo e si sposta su un altro paese, un altro continente, questa copertura non c'è più. E quindi lei scrive: "Non esiste che noi usciamo senza il video in diretta da cui familiari, parenti, amici ci stanno guardando."
E il problema è che loro dovevano equiparare la pressione e il tempo stava finendo. E quindi pian piano pian piano riescono ad equiparare la pressione e con una valvola lei scrive che devono aprire una valvola che fa fuoriuscire l'aria. E alla fine appunto aprono il portellone, lei entra per prima e ora lei è finalmente sulla stazione spaziale.
21 L'Italia Vista dalla Cupola
E ricordiamo che in quel momento Samantha è la duecentosedicesima persona a mettere piede sulla stazione spaziale.
Quindi dopo una velocissima chiamata con le famiglie, un veloce debriefing, e lei scrive: "Vado finalmente a dormire lasciando andare con un po' di rammarico questa lunga notte perfetta."
Lei si sveglia e qua inizia forse una delle parti più buffe, diciamo, perché ovviamente in assenza di peso nessuno è abituato, quindi all'inizio tutti sono goffi, vanno a sbattere, si lanciano. Ho guardato un'intervista dove lei diceva che magari i nuovi novellini vanno in cucina, aprono, lasciano tutto aperto, ci sono migliaia di bustine che viaggiano, quindi tutti corrono a recuperarle.
E lei scrive: "Cerco di accendere la luce ma non riesco a trovare alcun riferimento per guidare la mia mano al buio. Eppure la mia cuccetta ha le dimensioni di una cabina telefonica, quanto può essere difficile trovare l'interruttore?" Sapendo benissimo dove trovarlo, perché lei ovviamente sa tutto a memoria, dove passa ogni condotto di reazione, ogni tubo, la conosce perfettamente l'ISS. "Tastando alla cieca finisco per dare involontariamente una spallata alla porta, che si sblocca e si schiude. Mi sembra incredibile, visto lo spazio angusto, ma in qualche modo, mentre dormivo, sono riuscita a finire sottosopra."
Quindi lei si sveglia, è ancora un po' impacciata, ma tutti quanti la rassicurano che in un paio di settimane imparerà a muoversi e a darsi le giuste spinte per fluttuare. Fortunatamente non ha nausea, ma ha un po' di mal di testa che è provocato dal rimescolamento dei fluidi, proprio perché in assenza di peso. E la giornata inizia ogni mattina con un'attività di pianificazione con tutti i centri di controllo, quindi quello europeo, quello americano, quello russo, quello giapponese.
"Continuo a muovermi in maniera goffa, mettendomi spesso su rotte di collisione, che fluttuando a mezz'aria è impossibile correggere, finendo per sbattere." E io qua ho scritto: nonostante lei abbia studiato una vita intera, ancora una volta si trova davanti a qualcosa che non sa ancora fare. Ancora, per ora, vuoi?
Il 27 novembre scrive che il sistema vestibolare, quindi quello che regola l'equilibrio all'interno del nostro corpo, gli dà ancora qualche scherzo. Qui è interessante perché tecnicamente destra e sinistra, sopra e sotto, nell'ISS non esistono. Quindi lei mentre fluttua nel suo cervello involontariamente c'è sopra, sotto, destra e sinistra, e molte volte lei deve andare in un nuovo modulo e dato che non c'è sopra e sotto lei gira, ma gira dalla parte sbagliata e magari va nel posto sbagliato, va in un vicolo cieco e deve ancora imparare ad orientarsi. Oppure lei scrive che molto spesso mangia testa in giù come un pipistrello, ma è difficile da concepire che in realtà non c'è sopra e sotto.
Pian piano lei impara a gestire la geometria, le spinte da darsi, come muoversi, anche semplicemente come andare in bagno, a mangiare. "E milioni di anni di evoluzione e 37 anni di vita non mi hanno preparata all'assenza di peso. Tuttavia, mezzo secolo di voli spaziali ci ha insegnato che l'essere umano si adatta, deve essere solo paziente."
Ed è proprio vero, si adatta a qualsiasi cosa, persino alla cosa più difficile che puoi fare che è essere nello spazio.
E pian piano appunto lei si abitua, fa i suoi esperimenti, passa molto tempo nella cupola. E c'è un momento preciso che io ho salvato nella mia memoria, è quando lei passa sull'Italia. Perché lei scrive, quando lei passa, quando la ISS passa sopra l'Italia e lei in quel momento è nella cupola: "Lo stivale è disegnato nitidamente da un fitto intreccio di fili di luce." E questo è bellissimo. "Se la Terra fosse un'elegante signora in abito da sera, l'Italia sarebbe il suo gioiello più sgargiante."
Quindi le attività si susseguono in fretta, come lei diceva c'è un calendario che le guarda ogni giorno dove le dice le cose da fare. Io avevo guardato un'intervista di Parmitano dove lui diceva che ci sono così tante cose da fare che il tempo scorre velocissimo e non hai neanche tempo di goderti davvero il momento. Infatti Parmitano aveva detto che anche lui ha fatto due missioni e nella prima lui diceva che non se l'era goduta per niente, e quindi quando torna sulla Terra aveva la sensazione che in realtà non c'era mai stato nello spazio. E quando lui si riprende e fa tutte le sue attività per riacquisire equilibrio e tornare alla vita terrestre, inizialmente non riusciva neanche a guardare il cielo di sera perché sentiva di non essersi goduto al 100% quell'esperienza che forse sarebbe stata l'unica esperienza goduta nella sua vita.
Il 17 aprile 2015 arriva un altro momento importante che è il giorno in cui arriva la navicella Dragon e Samantha è al braccio robotico. E ciò che è interessante, come dicevamo prima, che lei ora pilota il braccio. Però come stavi dicendo tu, molti preferiscono fare un'EVA che pilotare il braccio, perché un'EVA sì, se tu fuori è pericoloso, ma hai una relativa responsabilità sulla ISS, mentre invece quando comandi il braccio, se sbagli qualcosa e magari porti il braccio verso la stazione, rotte di collisione con la stazione, puoi uccidere tutti.
Quindi arriva questo, ed ancora a me sembra comunque fantascienza, molte volte non ci credo, mi sembra di leggere un film. Arriva la navicella, lei la prende col braccio per poi portarla verso l'ISS e farla attraccare. "Basta un secondo e tutta la missione con le sue due tonnellate di carico sarebbe persa. Oggi, in quel secondo, potrei diventare famosa. Bene, oggi non voglio proprio diventare famosa."
22 Star Trek, Talento e Fortuna
Famosa nel senso per aver sbagliato.
Sì sì sì sì. E poi c'è un momento bello in cui lei sta catturando la Dragon con il braccio e nel frattempo arriva la notte orbitale e lei scrive, quindi è ancora più difficile, deve operare al buio. Lei scrive: "Ora Dragon si staglia contro l'oscurità illuminata dai fari della Stazione Spaziale Internazionale ma anche dalle proprie luci di indicazione, una rossa e una verde, che si riflettono sulla superficie." E io qua di nuovo ho scritto, cioè io mi immagino lei col joystick a guidare il braccio con i fari della ISS che illuminano la Dragon, con in sottofondo la Terra oscura.
Però lì lo trova molto più facile che quando si allenava a terra. Perché era molto più fluido il movimento del braccio.
E alla fine lei scrive: "Per oggi non sono diventata famosa." Allora qua c'è una parte molto bella e lunga, dove io ho analizzato tre parti: Star Trek, talento e fortuna.
Quindi Samantha lei cresce in un piccolo paesino di montagna e ha sempre avuto il sogno di andare negli Stati Uniti in quarta a fare appunto l'anno all'estero, che al tempo era il paese dello Space Shuttle e di Star Trek. E lei era tanto appassionata a Star Trek, e qua scrive: "Non saprei dire quanto la mia passione per Star Trek abbia contribuito a orientare le mie scelte. Può sembrare davvero eccessivo e quasi infantile attribuire a una serie televisiva un'influenza significativa sulla propria vita. Ma a volte una reazione ha bisogno di un catalizzatore. E non posso escludere che nel caso del mio sogno di entrare nello spazio, a fare da catalizzatore siano state proprio le avventure del capitano Kirk e del signor Spock."
E poi qua arriva una splendida e straordinaria riflessione sul talento, la fortuna e i propri sogni: "Un sogno è un concentrato di immaginazione, con la forza di alimentare la motivazione quotidiana, ma anche la determinazione caparbia di perseguire un obiettivo lontano e improbabile. Come ogni cosa umana ha anche i suoi rischi. Chi realizza il sogno può illudersi con superbia che il successo sia soltanto il risultato del proprio agire, dimenticando le circostanze favorevoli. Chi osserva dall'esterno può convincersi a sua volta che quella persona abbia un talento speciale e un metodo infallibile per riuscire. Si sprecano libri, interviste in cui persone considerate di successo elargiscono consigli, ma rimane nascosta la folta schiera di coloro che hanno altrettanto talento e hanno agito non molto diversamente, senza ricevere alcuna analoga ricompensa."
"Non devo guardare lontano", e qua appunto si riferisce al fattore fortuna, alla sorte. "Non devo guardare tanto lontano per vedere in faccia la sorte. La selezione per astronauti ESA del 2008, a cui io ho partecipato, sarebbe stata aperta quasi certamente tre anni prima se non fosse stato per l'incidente fatale dello Space Shuttle Columbia, che ritardò il lancio del modulo europeo Columbus sulla ISS. Tre anni prima non avrei nemmeno potuto partecipare alla selezione."
"Penso che sarebbe un bene importantissimo se tutti tornassimo a riconoscere alla fortuna il ruolo che inevitabilmente gioca nelle vicende umane, che guardassimo con ammirazione misurata chi realizza i propri sogni e con altrettanta misurata ammirazione chi li persegue con impegno dignitoso anche se le circostanze non sono favorevoli. L'impegno rimane e con esso i suoi frutti. Chi è motivato ogni giorno a dare il meglio di sé, a scegliere le strade più impegnative sapendo che sono occasioni di crescita, ha certo maggiori possibilità di condurre una vita appagante, anche se il sogno che ha dato impulso all'impegno non si è realizzato."
"Vorrei che tutti i bambini e le bambine del mondo crescessero senza conoscere il pericolo, la violenza, il trauma o la povertà. E poi vorrei che avessero un grande sogno."
Quindi in tutto questo bellissimo momento di filosofia e poesia che Samantha scrive, c'è un momento di emergenza sull'ISS ed è un momento di fuga di ammoniaca, dove lei legge casualmente un valore strano sul centro di controllo dell'ISS e a un certo punto urla "maschere", proprio perché l'ammoniaca è tossica, si mettono le maschere e vanno nel segmento russo. È molto tecnico come passaggio, ho cercato di capirlo, ma chissà se un giorno Samantha ce lo potrà spiegare con le sue splendide parole.
23 Il Rientro Sulla Terra: Quando l'Aria Pesa
Da quello che ho capito, che ho scritto qua... il sistema di raffreddamento della stazione spaziale può smaltire fino a 70.000 watt di calore. Immagina avere 70 stufe elettriche accese allo stesso tempo. Ora smaltire questo calore sulla Terra è facile, apri la porta ed esce il calore, sullo spazio non c'è l'aria e non puoi aprire una finestra e quindi richiede un liquido che assorbe tantissimo calore, ma più importante rimanga liquido a temperature glaciali, sia leggero da trasportare e non corroda le strutture. L'ammoniaca è l'unica sostanza che soddisfa tutti questi requisiti allo stesso tempo. Il prezzo da pagare è che è estremamente tossica per l'uomo, quindi se entra dentro è un problema molto grave perché può uccidere tutto l'equipaggio. Fortunatamente per loro questa perdita di ammoniaca era solamente un falso allarme e un computer di basso livello si era guastato.
E l'11 giugno 2015 la missione diciamo è conclusa. Quindi prima di partire si gode l'ultimo momento nella cupola, fa l'ultimo giro di tutta l'ISS e scrive: "Quando arrivo alla fine del giro faccio una ruota in aria lentamente così perché posso e presto non potrò più. È questo che voglio, più di tutto, imprimere nella mia mente, nelle fibre del mio corpo, quello che non può essere registrato da una telecamera. La sensazione di fluttuare, il piacere di muoversi senza alcuno sforzo ed abitare lo spazio nelle tre dimensioni. La libertà di mangiare a testa in giù sul soffitto senza alcuna ragione, semplicemente perché posso."
Quindi la chiusura dei portelli è prevista per le 7 dell'11 giugno 2015. Ed è bello perché, come dicevo prima, l'ISS si trova per convenzione nel fuso orario di Londra, di Greenwich, Meridiano Zero, e quando lei è nella Soyuz, alla partenza, mancano 20 minuti e lei scrive: "Non sono ancora partita dall'ISS ma mi trovo già in un fuso orario diverso." Questo è bellissimo la parte finale.
"Presto cadrò dentro i confini di un paese. Qualcuno mi porterà il mio passaporto. In un aeroporto ci metteranno un visto di uscita e in un altro un visto di ingresso. Su tutta la Terra sarò una straniera, ovunque tranne che in un piccolo continente che lassù si sorvola in dieci minuti. Che cosa bizzarra, pensarci bene, dovrò rifarci l'abitudine."
E alle 13:18:30 del 7 giugno 2015 [?], lei manualmente invia il comando dell'apertura dei ganci, la separazione della navicella dall'ISS. "Quando arriva il momento faccio un breve conto alla rovescia ad alta voce: 3, 2, 1. Comando inviato. Con un tocco di bacchetta ho posto fine alla nostra missione sulla Stazione Spaziale Internazionale." La navicella si allontana di pochissimo, incredibile, di 12 centimetri al secondo. 12 centimetri al secondo.
E pian piano, appunto, la navicella rientra in orbita, e pian piano, con appunto il rientro nominale, programmato, eseguito dal computer di bordo, la navicella si avvia verso il rientro sulla Terra. Quindi susseguono diverse accensioni del motore, per appunto riportarli in orbita, e l'ultima accensione è quella per rallentare. Poi c'è l'esplosione delle cariche pirotecniche, la separazione del modulo di discesa, quindi l'unica parte con lo scudo termico, e il rientro.
Però ciò che è interessante, perché quando la navicella attraversa l'atmosfera, che è semplificato potrebbe essere semplicemente aria, perché quando un pezzo di metallo attraversa l'aria c'è tutto questo fuoco incandescente e bisogno dello scudo termico. Questo è perché, mentre loro rientrano, trasferiscono all'aria circostante, quindi all'atmosfera, tutta l'energia che quella navicella ha immagazzinato sei mesi prima, quando il razzo li ha portati in orbita. Quindi tutta l'energia che la navicella ha immagazzinato in quei 9 minuti di, che lei descrive, "propulsione poderosa".
Quindi accumula tutta questa energia che ha accumulato durante il lancio con il razzo.
E quando ritorna lo trasferisce all'aria. Infatti lei scrive: "L'aria resiste alla nostra intrusione e rallenta la nostra corsa con la violenza di 100 mani che premono sul mio petto. Poi si riscalda al punto da produrre luci sfavillanti. Fiamme di giallo, arancio e vermiglio si sprigionano attorno allo scudo termico."
Quindi dopo circa sei minuti, hanno perso gran parte della velocità proprio per l'attrito e la forza che l'aria preme per rallentare appunto la navicella, avviene il penultimo evento critico, quindi come dicevo prima l'apertura del paracadute, che avviene a dieci chilometri di altezza dove volano i normali aerei di linea. Infatti lei scrive: "Siamo a meno di dieci chilometri di quota, qui volano gli aerei di linea, ormai siamo tornati a essere terrestri."
Quindi prima dell'impatto si accendono i retrorazzi e lei scrive: "Brusco ma non brutale. La capsula oscilla come per cadere su un fianco poi ritrova il suo equilibrio. Faccio un rapido inventario delle mie sensazioni fisiche e trovo che l'unica parte dolorante è il naso, nulla di grave, sono certa che non sta sanguinando, tutto sommato mi aspettavo molto di peggio."
Quindi c'è il video in cui lei rientra. Come dicevo prima il corpo ormai è abituato all'assenza di peso, quindi anche quando lei rientra e inizia a sentire anche solo 0,8 g, sente una pressione enorme sul suo corpo, quindi quando arriva sulla Terra… Chissà che sensazione devi provare. Poi secondo me quando sei sulle giostre, quelle che girano, e fai una fatica a respirare anche solo ad alzare il braccio, non ce la fai, in quel caso perché c'è più forza G che si imprime sul tuo corpo, in questo caso perché lei non è più abituata.
Io mi immagino magari un peso così grande sul tuo corpo che fai fatica a sollevare anche un dito.
Infatti quando li prendono in braccio, li trasportano sulla barella e poi su un elicottero. E quando la prendono in braccio, lei scrive: "In quel momento c'ero e non c'ero. Parte di me chiacchierava con chi mi rivolgeva la parola, un'altra parte si immaginava ancora sulla ISS. Attaccata ai ricordi delle sensazioni, dei dettagli, dei movimenti leggeri e misurati, mi sembrava già di non saperli rievocare con precisione. Il peso della materia era opprimente."
Quindi ora da un elicottero la prendono, la portano al primo aeroporto e questo aereo la destinazione di questo aereo era Houston e i primi passi che fa, in realtà è relativamente presto perché fa uno scalo in Scozia e lei inizia a camminare appunto in Scozia sulla via di rientro verso Houston. Infatti lei scrive: "È incredibile come il semplice esistere costasse fatica, mi facevano male le natiche stando seduta, mi facevano male le piante dei piedi e sulla pelle si formavano dolorose vesciche."
Però appunto pian piano, come lei scrive prima, il corpo si abitua e pian piano nel giro di una o due settimane riesce ad acquisire tutte le funzioni, diciamo, elementari, essenziali.
24 "L'Avventura Umana È Appena Cominciata": I Pensieri Finali
Bene, siamo praticamente arrivati alla fine di questo episodio e vogliamo concludere con questi pensieri finali di Samantha, che sono esattamente le ultime due pagine del libro, che secondo me sono molto molto belle.
"Sono incerta su come questa esperienza extraterrestre abbia cambiato il mio modo di pensare o di sentire. Di sicuro sono più serena, ma forse è semplicemente la tranquillità appagata che rimane quando recede l'irrequietezza indotta da un sogno irrealizzato. Certamente mi sento più profondamente convinta della necessità di vivere, tutti su questo pianeta, non come passeggeri litigiosi e pieni di pretese, ma come membri dell'equipaggio di un'unica astronave, pronti a rimboccarsi le maniche con lealtà."
"Ma forse anche questo è solo una conseguenza del vivere nel mio tempo, un tempo in cui non serve certo andare nello spazio per comprendere come le vite e i destini di sette miliardi di umani e presto molti di più siano dipendenti gli uni dagli altri."
"Non mi aspettavo intuizioni folgoranti dalla mia missione nello spazio, né ne ho avute. Non so nulla di più di prima sul senso dell'esistenza umana o sulla presenza di vita fuori dalla Terra. Tuttavia non posso fare a meno di pensare o almeno sospettare che questa esperienza mi abbia procurato una certa sensibilità, che abbia preparato il mio spirito a comprendere ciò che altri forse metteranno in parole."
"Nel frattempo, senza l'inquietudine dell'attesa della prima missione, aspetterò la prossima. E rimane per me un privilegio contribuire all'esplorazione spaziale. Quando ci sarà l'opportunità di ripartire, sarò pronta. Con nuovi colleghi, forse con una nuova astronave. E chissà, magari un giorno anche una nuova destinazione. Il mio sguardo si posa sulla Luna e mi concedo di sognare. L'avventura umana è appena cominciata."
Bene, così è come vogliamo concludere questo episodio. Spero che vi sia piaciuto e se vi è piaciuto magari condividetelo con qualcuno a cui può essere d'aiuto, e iscrivetevi alla nostra newsletter dove ogni mese mandiamo le dieci riflessioni più importanti che noi abbiamo imparato da ogni episodio. Potete andare su inbuonacompagnia.com e guardare tutte le cose che abbiamo preparato lì per voi. Grazie mille e ci vediamo nel prossimo episodio. Ciao ciao!