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Copertina di Sergio Marchionne — 50 lezioni

Sergio Marchionne: 50 lezioni per non accettare mai la mediocrità

di Sergio Marchionne

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01 Intro

Marco

Benvenuti in Buona Compagnia, siamo Marco e Francesco e ogni mese ci immergiamo in una storia di una persona che ci ispira e che raccontiamo idee e principi che secondo noi possono essere d'aiuto alla nostra vita e al nostro lavoro.

Ora nell'episodio precedente abbiamo raccontato la storia di Sergio Marchionne che ci ispirava tantissimo, e ci sono tantissime idee e principi che Marchionne ha usato per ridare vita a Fiat, Chrysler e fare tantissime altre cose molto importanti. Però era un episodio molto denso perché c'erano tantissime cose che noi non sapevamo, e quindi abbiamo tralasciato tante cose, tante idee, tanti principi che secondo me sono molto importanti. E quindi vogliamo fare un secondo episodio dove vogliamo solamente elencare, raccontarti, solamente principi e idee, e basta.

Se vuoi invece ascoltare la storia intera, puoi andare indietro e cercare l'episodio precedente. E questo è un po' un episodio un po' selfish, un po' egoista, perché poi mi piacerebbe a me riascoltarlo solamente con le idee e principi più importanti. Bene, cominciamo. Allora, Fra, vuoi cominciare con uno te?

02 La lettera di Trento e l'asticella sempre più alta

Francesco

Inizierei sempre con la lettera che lui scrive all'Università di Trento, con la frase finale: "rassegnarti a una vita mediocre non ne vale mai la pena". "Il viaggio e la scoperta di sé può essere pieno di mille insidie, ma dovrete compierlo in autonomia, senza evitare gli ostacoli. Cercate da soli la vostra strada, cambiatela tutte le volte che volete e seguite i vostri sogni. Non lasciate che l'educazione, le abitudini e i vostri stessi preconcetti diventino una prigione. Abbiate sempre il coraggio di cambiare voi stessi, le vostre idee, il vostro approccio e il vostro punto di vista, perché l'unico modo per cambiare le cose che non vanno è per migliorare la vostra vita e quella degli altri. Mentre cercate la vostra strada, tenete a mente chi volete diventare. Pensate a quale impronta volete lasciare e a quale differenza volete fare. Rimanete ambiziosi nei vostri obiettivi, perché rassegnarsi a una vita mediocre non ne vale mai la pena".

Il fatto di non accontentarsi, di lasciarsi semplicemente trasportare. Su me è una bella metafora il fatto di galleggiare. Semplicemente essere lì, galleggiare, fare quello che devo fare e basta, nulla di più. E secondo me è questo, si collega ad un altro principio che a me ha molto colpito, è uno dei miei preferiti: il fatto che leggendo la storia si nota sempre che Marchionne alza sempre di più l'asticella, proprio perché non si vuole accontentare, proprio perché non vuole vivere una vita mediocre. Dai piani industriali agli obiettivi, alla quotazione di Ferrari, alla quotazione di Fiat, tutti i piani e previsioni che da tutti vengono considerati stupidaggini, che vengono chiamate "marchionnate". Però poi alla fine, proprio perché lui vuole sempre di più, vuole osare sempre di più, molte volte magari non ci riesce nei suoi obiettivi, però è quel passo in più, è quella voglia di fare che lo distingue.

03 Perché il cambiamento è l'unica certezza (Fiat, GM)

Marco

Poi ho qua: il cambiamento stesso è l'unica grande certezza. Nessuno è troppo grande per fallire. L'unica protezione è la capacità di accettare il cambiamento. Ad esempio Fiat dominava negli anni 50, quando competeva con Volkswagen per il primato europeo. Nel 2004 è praticamente fallita e perdeva 5 milioni di euro al giorno.

GM, che era un colosso industriale, per decenni è stata la casa automobilistica numero uno al mondo. Però tra il 2004 e il 2008, quando c'è stata la crisi, perdeva oltre 70 miliardi di dollari.

04 La cultura umanistica come arma per aprire la mente

Marco

Non avere paura di aprirti al nuovo e al diverso. La cosa che rende Marchionne unico è la sua cultura umanistica, molto simile a Cucinelli, molto simile ad Armani. Studia filosofia, che sono materie umanistiche, e lui scrive che ti aiutano ad aprire gli occhi e aprire la mente ad altro. Cerca di guardare le cose in modo diverso, cerca punti d'osservazione non convenzionali.

05 Come le piccole scelte costruiscono i sogni grandi

Francesco

Inoltre anche partire dalle piccole cose, migliorare un poco alla volta, uno sviluppo graduale. Per arrivare ad un obiettivo più grande partire sempre dalle piccole scelte che ognuno deve fare ogni giorno nel suo piccolo, che però possono fare la differenza.

Marco

E qua scritto: entri in ogni stanza con l'obiettivo di realizzare i sogni più grandi, però sempre partendo dalle piccole scelte che ti trovi a fare ogni giorno.

06 "Gioca rispettando le regole, poi liberatene"

Francesco

Questa è bella che hai messo tu che non mi ricordavo: gioca rispettando le regole, e una volta che te ne sei liberato allora puoi cercare di cambiarle. Proprio perché Marchionne non voleva essere troppo piccolo per subire le rivoluzioni, ma voleva essere abbastanza grande da imporre le rivoluzioni, le innovazioni, e quindi guidare il cambiamento, non esserne succube.

07 Il senso del dovere del padre Carabiniere e il rifiuto della mediocrità

Marco

Questa è una delle mie preferite: "finché non ci sono riuscito, finché non ho finito, non mi posso fermare". Tieni a mente i seguenti valori: la serietà, l'onestà, il senso del dovere, la disciplina e lo spirito di servizio.

Mediocrità: torniamo alla mediocrità. E qua c'è il discorso che ha fatto a Alusuisse nel 1999, dove qua scrive, dice: "l'intera forza lavoro deve accettare che d'ora in poi appartenga a un gruppo che non tollera la mediocrità come stile di vita. Vogliamo diventare il miglior gruppo industriale diversificato del mondo. Arrivare secondi non è abbastanza per noi, vogliamo essere i migliori sempre". Collegandoci anche al fatto delle discipline umanistiche, filosofia.

08 Cosa rende unico Marchionne: cultura multidisciplinare e responsabilità

Francesco

Però in realtà Marchionne inizialmente studia filosofia. Qua scrive: "quello che ti può rendere unico è la tua capacità di sviluppare una vasta conoscenza di capacità multidisciplinaria". Marchionne conosceva la filosofia, conosceva legge, era un avvocato, conosceva i numeri. E come hai detto tu nell'altro episodio, era una combinazione letale per chiunque.

Un'altra bellissima è il fatto che Marchionne si sentiva responsabile, un po' come Cucinelli che si sentiva responsabile della bellezza del mondo e custode del creato. Marchionne, anche se secondo molti non è così, si sentiva responsabile non solo di se stesso, ma di tutta la sua industria, di tutti i suoi dipendenti e di tutto l'indotto. Infatti scrive: "prendi le tue giuste responsabilità", quindi devi essere consapevole che le tue azioni hanno un certo peso, un certo valore, e hanno delle ripercussioni, sugli altri soprattutto.

09 I dettagli contano: dal dito polveroso a "sì tu ce l'hai la stoffa"

Marco

Questa ho scritto, secondo me molto bella: i dettagli contano, e certe volte non perché è migliore per il cliente ma perché per te è importante. Solamente perché per te è importante.

Nel suo primo incontro è importante l'apparizione di Mirafiori, scende nell'ingresso dove c'è un'auto esposta, tocca la carrozzeria con la mano e il dito si sporca di polvere. E si vede già lì il Marchionne, si infuria e non può accettare che all'ingresso della sua azienda ci possa essere tanta trascuratezza, e pretende subito che quella macchina torni subito a brillare. Si fa passare uno straccio e la pulisce lui stesso.

Ok poi qua ho scritto un'affermazione: "sì tu, sì tu, ce l'hai la stoffa". È qua perché Marchionne spiega: "all'inizio della mia carriera gli amministratori delegati rappresentavano per me qualcosa di mistico e credevo che ci fosse qualcosa in queste persone che le rendeva speciali. Ero convinto di non avere quella qualità in me, quella qualità di un leader". Invece sì, sì tu ce l'hai la stoffa.

Francesco

E magari uno si sottovaluta e non riesce a capire magari davvero il suo valore. Poi vedi una persona come Marchionne che anche lui pensava di non avere la stoffa per fare l'amministratore delegato, e poi è diventato l'amministratore delegato.

10 "La libertà è scegliere le giuste responsabilità"

Marco

Questa è bella, e questa qua mi sembra che è una quote, una frase che ho letto in un libro che si intitola The Impossible Takes Longer, che è praticamente una collezione di tutte frasi, quotes di tutti le persone che hanno vinto il Nobel: fisica, matematica, letteratura. E la frase? La libertà.

Cioè, puoi pensare, cos'è la libertà? Non so, la libertà magari è fare quello che uno vuole. Non so, cosa ti viene in mente quando libertà? Libertà finanziaria, riuscire a essere... Ok, a parte la libertà finanziaria, libertà della vita, che ne so, fare qualsiasi cosa che una persona vuole.

In questa frase bellissima, secondo me, dà una possibile definizione alla libertà, dove la libertà è scegliere le giuste responsabilità. La libertà è scegliere le giuste responsabilità. Quando sei libero puoi fare qualsiasi cosa e scegliere quali sono le responsabilità giuste per te.

E secondo me si applica un po' a Marchionne perché Marchionne poteva fare qualsiasi cosa. Quando lavorava per SGS, che ha fatto lì anche un turnaround, cioè poteva rimanere lì e fare benissimo e continuare.

Francesco

Invece gli propongono Fiat. Esatto. E anche in quel caso, come abbiamo detto, è super interessante. Cioè tutti quanti gli hanno sconsigliato di andare in Fiat. Tutti quanti. E lui ha detto: ragazzi io ci vado, e alla fine la salva.

Marco

Quindi non so se si sentiva libero, però per me, cioè, poteva tornare a studiare a Toronto, poteva fare qualsiasi cosa.

Francesco

In quel momento voleva di nuovo alzare l'asticella e mettersi alla prova e dire: vabbè ho salvato SGS che è un'azienda molto più piccola rispetto a Fiat, e ora vado in Fiat.

Marco

Quindi non so se si applica direttamente a Marchionne, però la libertà di scegliere le giuste responsabilità mi fa pensare un po' a quando Marchionne ha deciso di lasciare SGS per prendersi cura di un'azienda che era al collasso. Ci ha messo la faccia e ci ha messo a rischio la sua stessa reputazione, che non è una cosa facile da fare.

11 Perché il leader deve scendere dal piedistallo (umiltà, rispetto, gerarchia ridotta)

Marco

Ok questa è bella: come leader della tua compagnia, o qualsiasi cosa che noi facciamo, dimenticati di essere superiore a quelli che lavorano per te. Senza di loro tu non sei niente. Un leader che risiede all'ultimo piano e guarda tutti dal basso è uno sfigato. Questo l'ho scritto io. Il tuo compito è scendere e vivere nell'arena dove il vero lavoro viene fatto.

Francesco

Che è quello che fa Marchionne di tutti i fatti. Esatto.

Marco

Perché a differenza di Morchio, che era l'amministratore delegato precedente, dove prima di entrare in un incontro si faceva precedere dalla sua segretaria Manuela per annunciare il suo arrivo un po' come fosse un king, un re. Marchionne è completamente diverso, è molto più umile, molto alla mano, è per nulla altezzoso. Arriva da solo, senza annunci, e si siede con gli operai. Parla con loro come se fossero uguali, ed è uno shock culturale per tutti.

Francesco

Un po' come anche che va a visitare i bagni degli stabilimenti. Oppure scrive, adesso questa non ce l'ho segnata però me la ricordo: "ricordati del rispetto e sarai un posto davanti a tutti". Ricordati del rispetto e sarai un posto davanti a tutti. Questa è bella, l'avevo scritta neanche io, era nel libro. Ricordati del rispetto e sarai davanti a tutti.

E anche collegandomi a quello che hai detto ora del rispetto, di non essere altezzoso, lui scrive: se il ruolo che hai è la linfa vitale dell'azienda, quindi essere il CEO, il ruolo che ricopriva Marchionne, crea un contatto diretto tra te, che sei il CEO, e loro, cioè i dipendenti, gli operai, ed evita che ci sia un intermediario fra di voi. Che è quello che fa Marchionne, perché riduce la catena gerarchica e in passi molto più veloci si può arrivare a Marchionne.

12 Come il marketing crea orgoglio: la 500 e "Imported from Detroit"

Francesco

Un'altra che io ho è l'importanza del marketing e della promotion. Cioè, magari uno non ci pensa, ma soprattutto il successo di Fiat, partendo dal successo di Fiat, che tu mi hai fatto vedere la pubblicità che io non avevo visto, la pubblicità della 500, quando loro lanciano la 500. Io avevo visto l'inaugurazione sul Po, se tu guardi i video è una festa enorme, con le piattaforme sul Po dove passano le macchine. Però se poi tu guardi la pubblicità della 500, quella è una pubblicità, quella è marketing.

Marco

È figo. Anche quella di Chrysler. E poi fa le stesse cose in Chrysler. Born to Die, no, Born of Fire.

Francesco

Quindi sono proprio quelle pubblicità, quelle promotion, che non sono mirate solo a pubblicizzare il prodotto, ma a creare un senso di orgoglio, di appartenenza, di voglia di comprare il prodotto.

C'è questa pubblicità del Cinquecento che abbiamo visto. Ci sono tutte le immagini di momenti brutti della storia d'Italia: terrorismo, Brigate Rosse, strage di Bologna, fascismo. E poi grandi successi, quindi non so, l'82 ai mondiali, e quando la guardi dici: minchia, sono italiano. Esatto, sono italiano, fammi comprare una 500.

Stessa cosa con Chrysler, solo che la fai in America: Imported from Detroit. Quindi non Imported from Germany, from China, from Japan. E quindi ogni campagna pubblicitaria non è solo un racconto di un prodotto ma è un racconto di valori che contano veramente. Ok, questa qua secondo me è la più importante di tutte

13 "L'impossibile è solo ciò che non è stato ancora fatto"

Marco

perché racchiude veramente la figura di Marchionne, cioè che l'impossibile è solo ciò che non è stato ancora fatto. È molto semplice, molto idealistic, molto fluffy, però lui alla fine ha fatto esattamente questo. Qualcosa che era impossibile, lui l'ha reso possibile.

14 L'utopia secondo Olivetti, le sfide secondo Cucinelli

Francesco

È un po' come la definizione che abbiamo letto nel libro di Cucinelli, che però è di Olivetti, di utopia. Che Olivetti scrive: "il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità o coraggio di fare". Bellissimo. "Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte. Solo allora diventa un proposito, c'è qualcosa di infinitamente più grande".

E anche il fatto appunto di utopia, di sogno, di tentare l'impossibile, che poi è impossibile fino a quando qualcuno non ci prova. Cucinelli scrive riguardo all'impossibile, quindi riguardo alle sfide: "le sfide che aspettano i volenterosi non sono né semplici né poche, e richiedono tempo e impegno, però saranno vinte da tutti quelli che preferiscono la vita, e che quindi preferiscono agire".

Poi un'altra sempre riguardo al sogno, sempre di Cucinelli, molto bello, si collega: "se vi diranno che il vostro piano è troppo grandioso, che magari lo si può suddividere in tante piccole parti, o che non è il momento giusto per metterlo in pratica, non date retta a queste persone. Stanno solo cercando di impedire il vostro volo".

Marco

E magari anche uno si può chiedere: perché Marchionne fa tutto quello che ha fatto?

15 "Il motore non è l'interesse, è il piacere dell'agire"

Francesco

Come abbiamo detto nell'altro episodio: I am a fixer, aggiusto le cose. Però c'è, leggendo ora gli appunti di Cucinelli, c'è anche questa frase che si collega: "il motore primo della nostra voglia di fare non deve essere l'interesse, quindi come dice Marchionne, fare le cose non perché bisogna farle ma perché è giusto farle, ma il motore primo della nostra voglia di fare e di agire deve essere il piacere stesso dell'agire".

16 La voglia di fare la differenza (Ron Bloom)

Marco

A parte l'agire, quello che spinge sicuramente anche Cucinelli, tantissimi imprenditori, tantissime persone, non imprenditori ma persone come Samantha Cristoforetti, come tutte queste persone, è la voglia di fare la differenza.

Nel libro qua, Tommaso che è il biografo della biografia scrive: "mi ritorna in mente quando mi ha raccontato", si riferisce a Marchionne, "di un incontro con Ron Bloom sulle scale del dipartimento del tesoro americano, mentre stavano trattando l'accessione di Chrysler a Fiat. Bloom era un ex banchiere d'affari, convertito al ruolo di public servant da Barack Obama. E si è fermato in quell'istante a fumare una sigaretta con Marchionne. E Marchionne chiese a Bloom: perché lo stai facendo? Cioè, perché ritornare nell'arena? Perché ritornare nel gioco?". E Bloom, in quel momento aveva deciso di rimettersi in gioco in quel tentativo di salvataggio che sembrava impossibile, e Bloom rispose: "quando morirò voglio che sulla mia tomba ci sia solo una scritta: quest'uomo ha fatto la differenza".

17 "In ogni vittoria c'è la fragilità nascosta nel successo"

Marco

Quindi torniamo indietro. Qua ho scritto: in ogni vittoria c'è sempre la fragilità. Dov'è la debolezza? Che è nascosta nel successo. In ogni vittoria c'è la fragilità. Dov'è la fragilità? Perché Fiat dopo che la 500 è stata lanciata aveva un successo fantastico, e quindi uno può pensare beh la Fiat sta avendo successo, siamo tutti ok. Però nessuno poteva aspettarsi che il 2008 arriva alla crisi.

Quindi Marchionne invece conscio di tutto questo, non della crisi, ma è conscio della sua industria. Cioè invece di pensare solamente al successo e che tutto andrà bene, lui è conscio di dove la Fiat si trovi. Ovvero, "eravamo consci", qua scrive, "che il nostro business dell'auto era molto fragile, eravamo troppo piccoli e regionali, eravamo ancora un player marginale".

Questa capacità di vedere oltre l'apparenza immediata, quindi l'apparenza immediata ho scritto era in quel caso il successo di Fiat con la 500, quindi quella capacità di vedere oltre l'apparenza immediata di riconoscere la debolezza nascosta dentro il successo, è uno dei tratti più distintivi secondo me di Marchionne. E qua si lega a, ho scritto, "stai sviluppando la visione più chiara della tua industria, perché se non sei interessato a quello che fai, questa visione, la più chiara che puoi creare, non viene creata".

18 Quando separare un brand crea valore: Ferrari e De Meo

Francesco

Collegandomi alle visioni, quindi a una visione a lungo termine, alla lungimiranza che Marchionne ha, un principio che lui non applica solo in Fiat ma applica anche in SGS e alla Swiss: separare per valorizzare.

Quindi quello che fa con Ferrari, che adesso non sto a raccontarlo perché è lunghissimo, che abbiamo spiegato nell'altro episodio. Il fatto che lui, vedendo qualcosa, capisce che quel qualcosa ha una potenzialità enorme e che in quel momento non sta esprimendo la sua potenzialità al massimo, e quindi è in grado di capire, di prenderlo, di separarlo e di valorizzarlo.

Un po' come fa anche con De Meo, un altro amministratore delegato che lo incontra in Fiat, che in realtà quando lo incontra era un giovane perso dalle periferie della dirigenza Fiat. Che poi lo vede, capisce il suo potenziale, capisce che non lo sta esprimendo al massimo, e lo crede ed è oggi il manager che è oggi.

19 Quando consolidare e vedere opportunità dove tutti vedono macerie

Marco

Qua, il momento migliore per consolidare è quando sei forte, non quando sei disperato. Questa convinzione che lui aveva nasceva perché Marchionne aveva già vissuto e guidato un processo di consolidamento industriale durante la sua carriera nell'industria dell'alluminio.

Come CEO di Alusuisse, tra il 1997 e il 2000 aveva orchestrato la fusione con la canadese Alcan e successivamente con Péchiney, creando un colosso capace di competere con il leader mondiale Alcoa.

Ora, la lezione più importante di quell'esperienza era molto controintuitiva. Ovvero lui scrive: "ero il player più profittevole dell'industria dell'alluminio quando ho fatto la fusione. Sono entrato in questo sapendo che se fossi rimasto solo avrei pagato il prezzo di essere un player marginale, anche se in quel momento era la compagnia più profittevole. Fiat sta guardando a questo nuovo mondo e sta dicendo che diventerà anche lei un player marginale se non agisce".

Il messaggio era molto chiaro: il momento migliore per consolidare è quando sei forte, non quando sei disperato. Beh, questo l'abbiamo detto 300.000 volte, però la possiamo ripetere, perché la voglio qua, ovvero: vedere opportunità dove tutti gli altri vedono macerie. E questo accade quando Marchionne compra Chrysler, perché tutti vedono in Chrysler una cosa da evitare, invece lui ci vede opportunità per espandere Fiat, e naturalmente poi aveva ragione.

E ritornando alla Chrysler, qua ho scritto: se vedi la morte in lontananza, l'unica alternativa è fare un salto nel buio per salvarti e ritrovare la vita, anche se non garantisce la vita stessa.

Marchionne qua scrive: "sapevamo che Chrysler avrebbe completamente cambiato la prospettiva di Fiat, ma è stato come giocare alla lotteria, prendendo un biglietto che ti dava solo due possibilità: avere successo o perdere anche il culo. Era una scommessa totale". Ma per Marchionne l'alternativa era rimanere piccoli, e rimanere piccoli voleva dire morire. Come è successo a brevi termini, come è successo a Fiat, la 500 può mascherare vulnerabilità strutturali. Bisogna sempre guardare oltre i numeri del trimestre.

Tornando a Chrysler: la crisi crea opportunità che non esistono in tempi normali, ma bisogna avere la lucidità per vedere e il coraggio di agire.

Francesco

Infatti lui compra Chrysler diciamo a un prezzo scontato grazie alla crisi, che prima della crisi non avrebbe mai potuto comprare Chrysler a quel prezzo.

20 Walter Chrysler e l'opportunità che bussa: "non cercare quadrifogli"

Marco

Poi qua ho scritto: scendi dal piedistallo amico mio, non sei in cima alla catena. Comunque questo però si lega a Marchionne perché lui dice che nell'industria dell'auto si è sempre pensato di essere in cima alla catena alimentare. Purtroppo però nel 2008 prima si pensava: beh siamo in cima a tutti, siamo superiori. Però arriva poi il 2008 e tutti sono seduti nel fondo, e ora il mondo ce l'ha detto che non siete, non siamo in cima alla catena. E qua scrive: "riconoscere questa realtà, accettare la propria posizione vera invece di quella immaginaria, era il primo passo verso la trasformazione".

Ok qua un po' di appunti su Walter Chrysler. Non so se è scritto qualche appunto su Chrysler. Beh c'è una frase che secondo me è molto bella.

Facciamo una parentesi e voglio solamente dire alcune cose su Walter perché è interessante. È scritto un libro che secondo me dovremmo leggere che si chiama Life of an American Workman.

Comunque Chrysler era arrivato nel settore d'auto dopo una brillante carriera come tecnico specializzato nel campo delle ferrovie, perché in quel tempo le ferrovie erano il business principale. Nel 1911, quando Chrysler aveva 36 anni, viene assunto da General Motors, e la decisione che lui prese in quel momento rivela qualcosa di molto importante che poi ritroveremo per decenni dopo in Marchionne, ovvero la capacità di riconoscere il futuro e di scommettere su se stesso, anche al costo di sacrifici immediati.

Walter accettò uno stipendio iniziale di 6.000 dollari, la metà di quanto guadagnava nell'industria ferroviaria, per dedicarsi al mezzo di trasporto del futuro, anche se nessuno sapeva che quello era il futuro, però lui lo sentiva, che in quel momento voleva essere lì. E nel 1911 le automobili erano ancora nuove, rischiose e incerte. Le ferrovie erano il business sicuro e consolidato. Sicuro e consolidato? Interessante. Il settore dove si faceva carriera e fortuna. Eppure Walter capì che il futuro apparteneva alle quattro ruote, non alle rotaie. Era disposto a guadagnare la metà pur di essere nel posto giusto al momento giusto.

In pochi anni poi rivoluzionò la produzione di GM, e poi, andiamo avanti, il 6 giugno 1925 fondò la casa automobilistica che portò il suo nome. Nella sua biografia, Life of an American Workman, Chrysler scrisse una frase che Marchionne citerà spesso. Che era questa. Molto bella.

"Il motivo per cui così tante persone non vanno mai da nessuna parte nella vita è perché quando l'opportunità bussa sono fuori nel cortile alla ricerca di quadrifogli". Questa hai ricordi? No. Allora, ripeto: "il motivo per cui così tante persone non vanno mai da nessuna parte nella vita è perché quando l'opportunità bussa sono fuori nel cortile alla ricerca di quadrifogli".

Ovvero, quando arriva un'opportunità devi essere pronto, devi coglierla subito. La maggior parte delle persone è distratta da cose inutili, cercare quadrifogli, inseguire la fortuna in modi sbagliati. E quando arriva la vera opportunità, la perde.

Nel caso di Marchionne, quando nel 2008 l'opportunità di Chrysler si presentò, mentre tutti gli altri vedevano solo macerie e rischi, Marchionne era pronto. Non era fuori nel cortile a cercare i quadrifogli, era al posto giusto, nel momento giusto, con gli occhi aperti, pronto a bussare alla porta nel momento in cui si apriva.

21 Perché la qualità non è negoziabile in un mondo piatto

Marco

Qui ho scritto: la qualità non è negoziabile, la qualità non è negoziabile. Poi venne la regola che terrorizzò i supervisori: se un operaio veniva zittito per aver segnalato un difetto, il suo capo sarebbe stato licenziato in tronco. "Non ci possiamo permettere che neanche una piccola cosa vada storta con questa macchina", spiegò Marchionne. La qualità non era negoziabile.

Chi non si adatta è destinato a morire. In una delle sue ultime interviste, che rilascia intorno al 2018, lascia un po' ai posteri la propria visione sul futuro del mondo dell'auto, e disse: "la rivoluzione tecnologica cambierà il settore dalle fondamenta. Chi non si adatta è destinato a morire insieme al motore a scoppio".

Questa molto bella, sempre ricollegandoci alla mediocrità: la qualità non può essere negoziabile, ovvero o decidi di essere competitivo oppure non farlo.

E lui spiega: "viviamo in un mondo piatto. Se non sono in grado in Italia di produrre autovetture con gli stessi livelli di qualità e produttività che applico negli Stati Uniti, allora non ho diritto a restare sul mercato e ne verremmo eventualmente espulsi. Non sarò io a fare la scelta finale di lasciare il paese, saranno i consumatori a deciderlo, mettendo i miei prodotti fuori mercato. I consumatori hanno possibilità infinite, per questo un mondo piatto, su quali modelli scegliere. La qualità non è un bene negoziabile, il resto è spazzatura. Viviamo in un mondo piatto".

Mondo piatto, ovvero nel mercato globale tutti competono con tutti.

22 Come andare controcorrente: valuta come bene di lusso, premium vs commodity

Francesco

Un'altra che io ho, che abbiamo già detto, però insomma è super importante, è una delle mie preferite, è il fatto di andare controcorrente, che si collega anche con Armani e Cucinelli. Un po' Armani quando con la giacca, tutti quanti al tempo usavano colori sfarzosi, lui invece voleva qualcosa di semplice e funziona. Cucinelli quando tutti vanno dalla campagna alla città, lui va dalla città alla campagna. E Marchionne, guarda, non ascolta nessuno, sia con Fiat che con Chrysler, quindi tutti quanti le consideravano morte e lui invece ci investe e le salva. E come dicevo prima anche con Ferrari.

Marco

Legandomi a Ferrari qui ho scritto: valuta il tuo prodotto come un bene di lusso. "Ferrari non doveva essere valutata come una casa automobilistica", spiegò durante una presentazione agli investitori, "deve essere valutata come un prodotto di beni di lusso. Guardate Hermès, Gucci, Louis Vuitton, queste aziende valgono dalle 9 alle 12 volte i loro profitti operativi".

Collegandomi a Ferrari, qui ho scritto: c'è in quello che fai un potenziale che non sta ancora venendo sfruttato al massimo? Punto interrogativo.

Poi qua: se quello che fai è un prodotto di base allora sei fottuto. Simile a Cucinelli. Cucinelli non è un prodotto di base ma è un prodotto artigianale fatto in Italia di nicchia.

Marchionne aveva capito che il futuro dell'industria dell'auto sarebbe stato diviso in due. Da un lato i marchi premium capaci di giustificare prezzi elevati grazie al loro valore emotivo, dall'altro una commodity indifferenziata dove un produttore vale l'altro e i margini sono impossibili, tendono a zero. Quindi se quello che offri è un prodotto di base allora sei fottuto. Disse senza mezzi termini. "È come comprare un cellulare generico. Non esistono margini possibili".

Puoi passare per pazzo quando si ha ragione, non è un problema. Bisogna però avere ragione. Legandomi di nuovo a quello che ho detto prima: se il tuo marchio non ha un'identità distintiva, morirà.

Marchionne divenne quasi ossessionato da una domanda: come sopravviveranno i prodotti di massa quando arriverà la vera rivoluzione tecnologica? Una parte del settore auto sarebbe diventata una commodity, come ho detto, prodotti indifferenziati dove una marca vale l'altro. Esattamente come prendere un aereo di linea. Quando prendi un aereo, tu prendi Ryanair, Easyjet, British, ma ti importa che marca è l'aereo, se è un Boeing oppure un Airbus? Non te ne frega niente, la stessa cosa succederà all'industria dell'auto.

E in questo scenario i marchi senza un'identità distintiva sarebbero tutti morti. L'unica salvezza era nei marchi premium: Jeep, Maserati e Ferrari.

23 "Gli uomini seguono il coraggio" (Hemingway, Mel Gibson, Steve Jobs)

Marco

Questi sono due quote, non di Marchionne, ma sono belle. La prima è di Hemingway, dove scrive: "non c'è nulla di nobile nell'essere superiore ai vostri simili. La vera nobiltà è essere superiore a quello che eravate". E poi questa di Mel Gibson, del film Braveheart, e scrive, questa è verissima: "gli uomini non seguono gli uomini, gli uomini seguono il coraggio". E secondo me molte persone seguivano Marchionne perché lui aveva il coraggio di un vero leone.

Francesco

E quello che scrive è che sono un segnato, che è un po' come Steve Jobs, che non è tanto il fatto, come dici tu, che seguono perché una persona, ma lo seguono perché riesce a creare un'atmosfera, un ambiente di tentare l'impossibile.

Marco

L'impossibile è ciò che non è stato ancora fatto.

24 "Il conto arriva sempre": ogni scelta ha un prezzo

Marco

Questa qua è una delle mie preferite. Ho scritto: il conto arriva sempre. Quello di Marchionne racconta di come si possono spostare in avanti le proprie ambizioni per arrivare a traguardi quasi inimmaginabili, ma mostra anche come ogni scelta abbia un prezzo e alla fine il conto arriva sempre.

Qua poi ho: la cosa più importante è la sostanza stessa, tutto il resto è inutile. E lui era famoso per dire che non aveva tempo per le cazzate. "I don't have time for bullshit".

Poi qua ho scritto: nei nostri sogni diamo vita a nuove realtà dove le possibilità sono infinite. Se abbiamo l'immaginazione, il potere di sognare un futuro come lo vogliamo noi, allora abbiamo anche la responsabilità di realizzare quel sogno.

25 "In battaglia si vede la vera natura dell'uomo"

Marco

Questo qua è bella. Ho scritto: tutti possono parlare bene o essere dei campioni, però solo quando si entra veramente in battaglia si vede la vera natura dell'uomo.

E qua Marchionne scrive: "mi dicono che stiamo facendo la cosa giusta per il bene del paese. Certo, sanno che anche le loro imprese beneficeranno degli sforzi che stiamo facendo per cambiare relazioni e processi industriali. Siccome credo fortemente avremo successo. Ma la verità è che in questo periodo difficile non ho visto uno degli altri leader industriali del paese che mi sia stato vicino e che mi abbia dato un vero supporto. Quando qualcuno di loro mi fa tutti questi complimenti sul coraggio che abbiamo di rompere col passato, mi viene da rispondergli: ma dove siete tutti voi quando inizia la vera battaglia? Si nascondono, si nascondono tutti quanti, mi lasciano andare avanti da solo, nessuno mi vuole stare vicino. Questa è la realtà, è la verità, perché hanno paura di trovarsi nella linea di tiro, se parte una pallottola diretta a me. Adesso che abbiamo portato a casa qualche risultato si permettono di dichiarare nelle interviste ai grandi giornali italiani che sono sempre stati dalla mia parte. Strano, io non ho visto mai nessuno. Mi hanno sostenuto in silenzio?". Punto interrogativo. Balle.

Francesco

Nessuno, non c'era nessuno qui vicino a me.

26 Cosa significa la cultura aziendale: meritocrazia, integrità, no compromessi

Marco

Ok andiamo avanti, e ci sono magari ancora 5 o 6.

Allora, qua scritto: "abbiamo introdotto una nuova cultura fatta di meritocrazia e responsabilità, che diventa una parte centrale della nostra filosofia aziendale. Una filosofia in cui il merito prevale sulle conoscenze, in cui la leadership ha la meglio sull'autorità fine a se stessa, la ricerca dell'eccellenza sulla mediocrità, lo spirito di competitività sull'egocentrismo. La serietà nel portare a termine gli impegni prevale sulle promesse funamboliche. Questi valori fanno parte di quello che siamo noi oggi e vanno protetti, vanno preservati nel futuro. In un mondo in continuo mutamento questi valori ci permettono di essere resilienti. Dobbiamo rimanere fedeli a questi valori, ovvero integrità, onestà e rispetto degli altri, e seguirli in ogni scelta della nostra vita".

Poi, qua ho una frase sui compromessi: "i compromessi che Fiat ha fatto nel passato hanno avuto solo l'effetto di evitare di affrontare i problemi da risolvere". Il compromesso, questo è molto bello, il compromesso non porta mai alla risoluzione dei problemi. Il compromesso è solo una soluzione di comodo. I compromessi in questo paese non hanno mai portato a una soluzione ottimale, definitiva.

Poi qua, come dicevamo prima: "non tollero le stronzate che vengono raccontate. Credo sia molto più semplice essere onesti. Io non racconto balle ai miei, non gli dico stronzate, non le dico ai leader, ai colletti bianchi, e non le dico alle persone che stanno alla linea di montaggio. Mi prendo cura di loro, non posso mentirgli".

27 Le due domande di Marchionne nei colloqui: successo e fallimento

Marco

Ok, poi qua ho scritto. Cosa cercava Marchionne nei manager che valutava per il suo team? "Ci sono due domande che faccio per capire se la persona che ho di fronte ha le caratteristiche adeguate per far parte di questo gruppo. Ai candidati che arrivano a fare un colloquio con me rivolgo sempre due domande. La prima è: qual è stato il tuo più grande successo. E poi: in cosa fai veramente schifo. Con la risposta alla prima domanda, ovvero qual è stato il tuo più grande successo, riesci a farti una buona idea di come la persona definisca il concetto di successo nella vita, e nella stragrande maggioranza dei casi senti delle cose veramente senza alcun senso. Con la seconda risposta ti rendi conto del livello di onestà di chi hai davanti".

28 L'eredità di Sergio: "devi fare una dannata differenza"

Marco

Questa è bella: devi fare una dannata differenza. "Se hai questo obiettivo in mente, qualsiasi sia il tuo lavoro, le soddisfazioni anche economiche arriveranno nel corso della tua carriera".

"Sergio ci ha insegnato a pensare diversamente e ad avere il coraggio di cambiare spesso anche in modo non convenzionale, agendo sempre con senso di responsabilità per le aziende e per le persone che ci lavorano. Ci ha insegnato che l'unica domanda che vale davvero la pena farsi alla fine di ogni giorno è se siamo stati in grado di cambiare qualcosa in meglio, se siamo stati capaci di fare una differenza. Sergio ci ha insegnato ad avere coraggio, a sfidare lo status quo, a rompere gli schemi ed andare oltre a quello che già conosciamo. Ci ha sempre spinto a imparare, a crescere, a puntare in alto, spesso andando oltre i nostri stessi limiti. Ed è sempre stato il primo a mettersi in gioco. L'eredità che ci lascia parla di ciò che è stato davvero importante per lui, ovvero la ricerca dell'eccellenza, l'idea che esiste sempre la possibilità di migliorare. Il suo insegnamento importante è l'esortazione a non accettare mai nulla passivamente, a non essere soddisfatto della mera sufficienza, se ormai parte integrante della nostra cultura, una cultura che spinge ad alzare sempre l'asticella".

29 Steve Jobs Stanford: il memento mori

Marco

Come sappiamo Marchionne sapeva di essere malato, e scoprire di essere malato ti fa guardare le cose, le scelte che tu hai negli ultimi giorni della tua vita in modo molto diverso. Per questo lui aveva l'ossessione per arrivare il prima possibile al debito zero, e voleva lasciare tutto per dedicarsi ad altro.

E qua Tommaso scrive: "vengono in aiuto ancora una volta le parole di Steve Jobs, quel famoso discorso pronunciato nel giugno 2005 alla cerimonia di laurea dell'Università di Stanford, quando era tornato al lavoro dopo la prima operazione con cui sapeva di aver sconfitto il tumore". E qua Steve dice: "ricordarmi che morirò presto è il più importante strumento che abbia mai trovato per fare le grandi scelte della mia vita, perché quasi tutte le cose, tutte le aspettative di eternità, tutto l'orgoglio, tutte le paure di imbarazzi e fallimenti semplicemente svaniscono di fronte all'idea della morte, lasciando solo quello che è realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore per non cadere nella trappola di pensare che abbiamo qualcosa da perdere. Siamo già nudi, non c'è ragione per non seguire il vostro cuore".

30 "Lo faccio fino in fondo": l'ultima lezione

Marco

Alla fine, come Tommaso ripete tantissime volte nella biografia, Marchionne è morto sul lavoro, sacrificando tantissime cose importanti. E Tommaso poi chiede a Marchionne: cosa la spinge ancora a lavorare così tanto, in maniera così totalizzante: soldi, potere, gusto della vittoria? E Marchionne rispose: "semplicemente perché è giusto farlo. Io sono di natura uno che mette a posto le cose, è più forte di me, devo sistemare le cose che non funzionano, devo farcela. Fino a chi non ho sistemato tutto devo andare avanti, lo faccio". Questo ha detto lui, pazzesco: "lo faccio fino in fondo senza minimamente pensare a quello che potrebbero essere le conseguenze sulla mia persona, senza pensare alle conseguenze sul mio fisico".

Bene, con questo vogliamo concludere questo episodio, è solamente una collezione di principi, idee che a noi piacciono tanto. Spero che vi sia piaciuto, e se vi è piaciuto condividetelo con una persona a cui può piacere ed essere d'aiuto. E vi ricordo ancora che noi abbiamo una newsletter dove ogni mese mandiamo le dieci riflessioni più importanti da ogni episodio. Lasciamo anche questo documento che potete scaricare, che è molto lungo, ci sono tantissime cose ancora che non abbiamo detto, ma sennò sarebbe un episodio di 12 ore. Però potete andare sul nostro sito inbuonacompagnia.com e iscrivervi alla newsletter e scaricare questo documento se vi fa piacere. Grazie mille e ci vediamo al prossimo episodio. Ciao ciao!